2226 a Listenau di Be Baumschlager Eberle

Lo spessore della cortina muraria e le ante cieche in legno donano profondità all'immagine delle facciate (foto di Eduard Hueber)
Lo spessore della cortina muraria e le ante cieche in legno donano profondità all’immagine delle facciate (foto di Eduard Hueber)

Racchiusa fra le sponde del Lago di Costanza e le vette innevate delle Alpi, la piccola regione austriaca del Voralberg è uno dei più interessanti laboratori dell’architettura contemporanea – forse l’unico territorio europeo che, negli ultimi cinquant’anni, ha sviluppato una propria poetica autoctona in piena autonomia rispetto alle tendenze internazionali.

La convessità delle facciate e la lieve rotazione dei volumi ottimizzano l'irraggiamento solare ai vari piani (foto di Eduard Hueber)
La convessità delle facciate e la lieve rotazione dei volumi ottimizzano l’irraggiamento solare ai vari piani (foto di Eduard Hueber)

Funzionalità, sostenibilità e rigore formale caratterizzano centinaia di edifici pubblici e privati, accuratamente inseriti nel paesaggio e costruiti con sistemi mutuati dalla tradizione edilizia locale. Carlo Baumschlager e Dietmar Eberle sono fra i più insigni esponenti di questo movimento – poco appariscente ma non per questo meno radicale.

La sala del ristorante: l'altezza degli ambienti al piano terreno (4,21 metri) favorisce l'illuminazione naturale (foto di Eduard Hueber)
La sala del ristorante: l’altezza degli ambienti al piano terreno (4,21 metri) favorisce l’illuminazione naturale (foto di Eduard Hueber)

2226 è una delle loro ultime opere, frutto di un programma progettuale ambizioso che ha preso spunto da una semplice constatazione: gli edifici a basso consumo energetico hanno sempre meno bisogno di energia, ma sostenere la loro efficienza richiede un notevole impegno tecnico e manutentivo.

La scelta dei corpi illuminanti assicura un campo luminoso diffuso della galleria d'arte al piano terreno. Le partizioni interne (a destra) sono realizzate con porte ad anta singola in vetro satinato, a tutta altezza (foto di Eduard Hueber)
La scelta dei corpi illuminanti assicura un campo luminoso diffuso della galleria d’arte al piano terreno. Le partizioni interne (a destra) sono realizzate con porte ad anta singola in vetro satinato, a tutta altezza (foto di Eduard Hueber)

In questo caso, il progetto scardina il paradosso insito nell’esasperata ricerca delle migliori prestazioni energetiche, che trasforma le architetture “verdi” in vere e proprie centrali impiantistiche. Bando alla tecnologia o, meglio, all’hardware: i fenomeni naturali, l’architettura e l’uomo sono più che sufficienti a garantire la sostenibilità.

Semplici, ampi e luminosi, gli ambienti sono caratterizzati da un costante rapporto visivo con l'esterno (foto di Eduard Hueber)
Semplici, ampi e luminosi, gli ambienti sono caratterizzati da un costante rapporto visivo con l’esterno (foto di Eduard Hueber)

L’irraggiamento solare, i carichi interni (calore corporeo dissipato dagli utenti e dispersioni termiche da corpi illuminanti, computer ed elettrodomestici) e la ventilazione naturale forniscono all’edificio quanto serve a mantenere al proprio interno le corrette condizioni di comfort termico (da 22 a 26 gradi centigradi).

Le apparecchiature elettriche sono fra le fonti endogene di calore considerate nel bilancio energetico (foto di Eduard Hueber)
Le apparecchiature elettriche sono fra le fonti endogene di calore considerate nel bilancio energetico (foto di Eduard Hueber)

Il compatto volume – praticamente un cubo di 24 metri di lato – è formato da spesse murature portanti realizzate con un doppio strato di blocchi di laterizio, praticamente senza materiali coibenti, che isolano gli ambienti dalle fluttuazioni della temperatura esterna e, al contempo, forniscono la massa idonea ad smorzare i picchi della domanda termica.

La sede di Lustenau dello studio BE Baumschlager Eberle occupa parte degli uffici dell'edificio 2226. I serramenti sono composti da un telaio fisso con vetrocamera e anta cieca laterale ad apertura automatica (foto di Eduard Hueber)
I serramenti sono composti da un telaio fisso con vetrocamea e anta cieca laterale ad apertura automatica. La sede di Lustenau dello studio BE Baumschlager Eberle occupa parte degli uffici dell’edificio 2226. (foto di Eduard Hueber)

 

Il guadagno solare è affidato alla regolare scansione delle ampie aperture presenti su tutte le facciate. Disegnati per l’occasione, i serramenti con vetrata fissa sono equipaggiati da un’anta verticale cieca e mobile, azionata dal sistema elettronico di gestione, che provvede a mantenere stabile la temperatura e al ricambio igienico dell’aria.

Le murature sono realizzate con un doppio strato di blocchi di laterizio alveolare, semplicemente intonacato (foto di BE Baumschlager Eberle – Zumtobel)
Le murature sono realizzate con un doppio strato di blocchi di laterizio alveolare, semplicemente intonacato (foto di BE Baumschlager Eberle – Zumtobel)

Gli spazi interni sono caratterizzati da una fluida continuità. Pochi setti portanti scandiscono gli ambienti, quasi tutti comunicanti fra loro e sviluppati in altezza, favorendo il rimescolamento dei flussi d’aria che, per convezione naturale, si generano sui fronti costruiti durante la giornata.

Inserimento urbanistico: 2226 occupa un lotto rettangolare alla periferia della cittadina austriaca di Lustenau (foto di BE Baumschlager Eberle)
Inserimento urbanistico: 2226 occupa un lotto rettangolare alla periferia della cittadina austriaca di Lustenau (foto di BE Baumschlager Eberle)

Semplici i materiali a vista (cemento, intonaco, legno), minime e raffinate le finiture, all’interno come all’esterno. Non c’è nulla di più rispetto al necessario, compresa una controllata torsione dei volumi che marca i prospetti con sporti e aggetti, incrinando la simmetria quasi metafisica dell’algida architettura.

Dettaglio costruttivo: lo strato termoisolante è utilizzato solo per evitare il ponte termico del solaio aggettante (foto di BE Baumschlager Eberle)
Dettaglio costruttivo: lo strato termoisolante è utilizzato solo per evitare il ponte termico del solaio aggettante (foto di BE Baumschlager Eberle)

Come per i singoli piani di facciata, tutti leggermente concavi e differenti gli uni dagli altri, anche in questo caso l’approccio olistico ha indotto a modellare la materia costruita in base alle risorse disponibili, adeguandone la forma ai flussi energetici per regolare la quantità di luce in ingresso nelle diverse stagioni. Piuttosto che dimostrare l’efficacia di un modello autoreferenziale, 2226 esplicita uno dei possibili esiti della coerente applicazione di un metodo che, mettendo al centro il fattore umano e rispettando le dinamiche naturali, riconsegna l’architettura alla sua vocazione più ancestrale.

 

I muri in sezione
I paramenti murari (spessore 79,5 cm) sono composti da due strati di blocchi alveolari (profondità 38 cm) caratterizzati da differenti prestazioni. Lo strato esterno svolge una funzione eminentemente termoisolante (U = 0,24 W/m2K) ed è riportato a rivestimento delle superfici degli imbotti, per proteggere lo strato interno. Assieme ai setti e ai solai in calcestruzzo armato, quest’ultimo fornisce la massa termica (U = 0,34 W/m2K) indispensabile a stabilizzare la temperatura degli ambienti al variare della condizioni climatiche esterne come del carico termico interno, e in occasione dell’apertura delle ante mobili dei serramenti per il ricambio igienico dell’aria. I blocchi dei due strati sono disposti con corsi alternati non solo in verticale, ma anche in orizzontale, in modo da evitare la continuità del ponte termico creato dal materiale di allettamento. L’intradosso e la testata dei solai sono rivestiti con termoisolante (6 cm), che separa dalle strutture anche i laterizi armati delle architravi. Impostati al filo interno delle murature dentro appositi scassi, i telai e le ante mobili dei serramenti sono in legno massiccio, mentre la specchiatura trasparente è una doppia vetrocamera. I davanzali sono prodotti in cemento, mediante stampaggio. Tutte le superfici a vista sono rivestite con intonaco di calce.

BE Baumschlager Eberle

Dietmar Erbele
Dietmar Erbele

Il successo di BE Baumschlager Eberle – oltre quattrocento realizzazioni dall’apertura dello studio, nel 1985, e numerosi riconoscimenti e premi internazionali – è frutto della combinazione fra le esigenze del singolo edificio, i desideri dell’utente e la “sostenibilità culturale” del progetto, intesa come fusione fra istanze estetiche, rispetto del contesto regionale e sociale e attenzione per gli aspetti dell’efficienza energetica ed economica. Oggi lo studio è distribuito in dieci sedi in Europa, Cina e Vietnam. Fra i recenti progetti più significativi si segnalano l’estensione dell’Aeroporto Internazionale di Vienna, la sede Oms/Unaids di Ginevra, le Torri residenziali a Pechino, l’ospedale di Kortrijk (Belgio) e l’edificio Munich
Re-Insurance Company. Nel 2010, Carlo Baumschlager ha lasciato lo studio, condotto tutt’ora da Dietmar Eberle con il nome originale.

SCHEDA
2226 a Lustenau
Committente
AD Vermietung
Progetto architettonico, coordinamento
BE Baumschlager Eberle
Strutture
Mader & Flatz Ziviltechniker
Fisica edile
Ingenieurbüro Kurzemann
Ottimizzazione energetica
Lars Junghans
Illuminotecnica
Ingo Maurer
Impianti elettrici
Elmar Graf
Bus control
Peter Stefan Widerin

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