Il Casinò Resort sospeso sulla diga

Una struttura polivalente sospesa sopra uno dei paesaggi più antichi ed estremi, che indaga le potenzialità inesplorate di un nuovo rapporto, più sfumato e leggero, fra una natura ancestrale e la tecnologia del XXI secolo.

Route 93 è un monotono nastro d’asfalto che collega Kingman, Arizona, a Las Vegas, Nevada, attraversando la zona più occidentale dell’arido Mojave. Al confine fra i due stati, nei pressi di Boulder City, la freeway scavalca il Black Canyon a breve distanza dalla Hoover Dam.

Una deviazione lungo il vecchio tracciato stradale porta direttamente in cima alla diga, realizzata durante la Grande Depressione e, ai tempi, la più grande mai costruita negli Stati Uniti. A est, oltre le torri di presa, si estende lo spettacolare bacino idrico formato dallo sbarramento artificale, mentre guardando verso ovest i 221 metri di altezza del colosso di calcestruzzo e acciaio provocano più di una vertigine.

Questo magnifico sito è stato scelto da Stephan Sobl per sviluppare il suo progetto per un albergo-casinò sospeso sopra la gola formata dalle acque del Colorado. L’edificio è in realtà un composito contenitore destinato ad concentrare le diverse forme di intrattenimento proposte dalla vicina «Sin City»: dalle vacanze nel lusso ai combattimenti sportivi, dagli spettacoli dal vivo allo shopping fino, ovviamente, al gioco d’azzardo.

L’edificio è una vera e propria scommessa architettonica, un complesso gioco di opache superfici massive che si curvano liberamente nello spazio, dando origine a un’enorme mensola aggrappata alla scarpata della profonda forra. Dal vertice estremo una più leggera struttura fusiforme, completamente trasparente, si dispiega nel vuoto: è la torre rovescia dell’albergo-casinò, sorta di panopticon appeso dal quale contemplare l’opera della natura e quella dell’uomo.

Il contributo di questo giovane progettista alle possibili visioni del futuro prossimo è racchiuso nella glaciale antitesi fra il lento, incessante lavoro che il tempo ha operato sulla superficie rocciosa del deserto e l’assoluta indipendenza formale del casinò-resort dal proprio contesto – sfida autoreferenziale alla forza di gravità fondata sull’aleatoria tettonica di un topos in costante mutamento.

La struttura aggettante consente l’accesso alle aree per gli spettacoli e al volume sospeso. Il traffico veicolare segue un percorso a senso unico che, dalla freeway, conduce al piazzale antistante lo spazio per eventi e spettacoli, all’osservatorio, dal quale i turisti che non utilizzano l’hotel possono osservare il paesaggio circostante, e all’ingresso al casinò-resort, ritornando poi verso la Route 93.

I principali casinò statunitensi dispongono di un’arena coperta per spettacoli ed eventi sportivi che, in questo caso, è posta sulla verticale del casinò. Il catino, concepito per accogliere centinaia di persone, è il fulcro terminale della struttura a sbalzo, le cui forme affusolate simulano l’erosione da parte degli elementi naturali e hanno lo scopo di offrire la minore resistenza possibile al vento.

Viste dalla gola, le complesse geometrie del casinò-resort rendono il volume sospeso un efficace punto d’osservazione dello spettacolare paesaggio offerto dal fiume e dalla diga. Dalla lobby alle camere, dagli spazi collettivi alle suites, l’intero corpo verticale è completamente trasparente, avvolto solo da una sottile striscia elicoidale di pannelli metallici oscillanti il cui movimento smorza l’effetto delle correnti d’aria.

Il plastico permette di identificare con chiarezza il ruolo dell’enorme mensola in calcestruzzo armato, che sostiene la torre appesa, e il ruolo dei tiranti elicoidali, previsti in fibra composita di carbonio per minimizzare le sezioni reagenti, orientati in verso orario e antiorario, per compensare le oscillazioni. (foto: Reiner Zettl).

Il progetto mantiene inalterato lo schema funzionale tradizionalmente impiegato per distribuire le attività nei casinò, operando però una completa inversione della normale concezione statica di una torre. Dall’alto in basso si trovano: parcheggi e ingresso, gli spazi per gli spettacoli e per il gioco d’azzardo, poi le camere d’albergo e la zona per eventi privati che, in questo caso, è rivolta verso il fondo del canyon.

La Higa Hoover sbarra il corso del Colorado creando un ampio bacino per usi idroelettrico e d’irrigazione. Il nuovo ponte sulla Route 93 è un by-pass che evita il transito del traffico sopra la diga. Il Black Canyon, alto oltre 200 metri, è frutto dell’erosione dell’altopiano roccioso da parte del fiume. La torre appesa è al contempo un casinò-resort e un punto d’osservazione del paesaggio fluviale. Le massicce strutture in calcestruzzo riprendono la forma parabolica dell’arco del ponte. Una striscia di pannelli metallici avvolge il volume sospeso, proteggendolo dai raggi del sole. Il livello inferiore dell’albergo, riservato a cerimonie e feste private, dispone di un pavimento trasparente.

I diagrammi della morfogenesi strutturale sono stati oggetto di simulazione al computer per valutarne l’efficienza rispetto alla forza di gravità. Lo scheletro portante è formato da una vera e propria spina dorsale interna, che accoglie i percorsi verticali, e da una serie di tiranti che vincolano le solette lungo i bordi esterni.

di Fabrizio Corbe

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