A Milano, fare e sperimentare con Pallasmaa

Un momento dell’incontro di inaugurazione di “Studies in Silence”, mostra fruibile fino al 22 marzo presso Valcucine Milano Brera (foto di Claudia Castaldi)

Juhani Pallasmaa torna a Milano per parlarci di creatività, italiana e finlandese naturalmente. Il noto architetto e teorico finnico è stato il protagonista di un incontro pubblico durante il quale è stato presentata in anteprima la versione italiana del libro “The Thinking Hand” e per inaugurare “Studies in Silence”. Una mostra dedicata al tema del “fare e sperimentare” che, aperta al pubblico fino al 22 marzo, illustra alcuni lavori più significativi di Pallasmaa dai progetti di grafica, design, arredo urbano fino all’architettura.

Juhani Pallasmaa, tra Antonello Alici e Stefano Tessadori (foto di Claudia Castaldi)

L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Milano, Consiglio di Zona1, Ambasciata di Finlandia, Adi – Associazione per il Disegno Industriale e l’Ordine degli Architetti, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Milano, si è svolta in presenza dell’architetto Pallasmaa, di Fulvio Irace, professore Ordinario al Politecnico di Milano e di Antonello Alici, architetto e storico dell’architettura all’Università Politecnica delle Marche.

Una vista della mostra nell’inconsueta sede (foto di Arianna Callocchia)

La location scelta per ospitare l’incontro e la mostra, non è stata una sede istituzionale o museale ma Valcucine Milano Brera. Un design store conosciuto non solo per la sua ricca programmazione di eventi ma anche per l’Eco Bookshop Valcucine aperto nel 2010 per diffondere la cultura della sostenibilità.

Alcune tavole in mostra (foto di Arianna Callocchia)

Proprio l’attenzione all’ambiente e ai bisogni umani sono stati gli elementi chiave che hanno fatto da trad d’union in questa iniziativa italo-finlandese per coniugare architettura, design e filosofia.

Stefano Tessadori (foto di Claudia Castaldi)

«The Thinking Hand è una potente e profonda riflessione sul creare, sulla progettazione e sul costruire – non solo in architettura. Per i suoi riferimenti alle più attuali ricerche nel campo delle neuro-scienze e al lavoro artigiano può essere di grande interesse in questo momento storico, come contribuito alla necessaria ridefinizione della nostra identità di creativi italiani, da parte di Juhani Pallasmaa un uomo di cultura nordica, cosmopolita e profondamente innamorato dell’Italia». Stefano Tessadori, curatore della mostra

Juhani Pallasmaa (foto di Claudia Castaldi)

«Gli architetti finlandesi hanno sempre preso ispirazione dall’Italia. Sono sempre molto contento di visitare l’Italia e di vedere come convivono armoniosamente monumenti storici insieme a progetti moderni e contemporanei». Juhani Pallasmaa

Ma chi è Pallasmaa?

«Juhani Pallasmaa – racconta Stefano Tessadori è un uomo curioso, appassionato di conoscenza, quasi sempre in viaggio, che per la sua grande esperienza umana, è un autentico testimone dell’architettura. Per questa sua natura è una persona amichevole e disponibile allo scambio di idee e alla condivisione. Non è dogmatico e non indica soluzioni, piuttosto apre delle vie e mostra delle possibilità a chi è più sensibile e non si accontenta di percorrere i sentieri consueti e rassicuranti».

Quale può essere l’insegnamento di Juhani Pallasmaa per gli architetti italiani oggi?

Antonello Alici ((foto di Claudia Castaldi)

«L’opera e il pensiero di Juhani Pallasmaa – sostiene Antonello Alici, architetto e storico dell’architettura all’Università Politecnica delle Marche – perseguono con rara coerenza la denuncia della deriva consumistica della nostra società, che ci allontana sempre più dalla nostra natura e dai nostri sensi. A questa società della globalizzazione, di internet, della velocità e del consumo che ci rendono incapaci di comunicare, Pallasmaa oppone i valori della lentezza e del silenzio, inteso come ascolto paziente di ciò che ci circonda. Il libro si conclude efficacemente sottolineando che tra i compiti dell’arte c’è la salvaguardia dell’autenticità dell’esperienza umana, mentre all’architettura viene affidata la difesa dall’eccessiva esposizione, l’eccessivo rumore e l’eccessiva comunicazione. Mi pare una lezione preziosa che tutti dobbiamo ascoltare e cercare di mettere in pratica».

Quali aspettative, dunque, da questo libro?

La copertina del libro (foto di Claudia Castaldi)

«La Mano che pensa – spiega Stefano Tessadori – sarà adottato come libro di testo in molte facoltà di architettura italiane e distribuito in diverse librerie visto che la sua lettura è adatta ad un pubblico ampio, non solo di specialisti. Il libro dà anche il titolo alla collana che vorremmo protagonista e punto di riferimento, non solo per architetti e studenti di architettura ma per chiunque si occupi dell’ambiente dell’uomo dei suoi spazi. Il testo “La mano che pensa” regala al lettore una nuova consapevolezza dello spazio nel quale già si vive e si abita. Esorta a sperimentare la percezione e l’esplorazione sensoriale completa dei luoghi, e non solo quella visiva, oggi nettamente dominante. Pallasmaa, accompagnando il lettore in un viaggio attraverso i sensi e l’importanza della materia, alimenta e risveglia la spiritualità, verso una progettazione di ambienti che sia anche creazione di atmosfere ed emozioni. La sua filosofia, attenta al rapporto ambiente-uomo-edificio, potrebbe suggerire un’estetica alla nuova architettura ecosostenibile ed ecocompatibile».

L’ingresso di Valcucine Milano Brera (foto di Valcucine Milano Brera)

La promozione di “The Thinking Hand” e dell’omonima collana edita da Safarà Editore, continuerà, dopo la prima tappa milanese, nelle città italiane di Pordenone, Udine e Trieste con l’intento di far nascere nuove riflessioni sulla creatività e coniugare architettura, design e filosofia.

di Arianna Callocchia

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