A Walking City for the 21st Century

La “Very Large Structure” progetto di tesi di Manuel Dominguez (foto di Manuel Dominguez / Zuloark, render Poliedro)

La “Very Large Structure” è il risultato presentato da Manuel Dominguez in occasione della tesi di Laurea Specialistica, presso l’università Etsa di Madrid: una città nomade in grado di muoversi su cingoli, verso i luoghi in cui sono più abbondanti le possibilità di lavoro e risorse.

La città si sviluppa e sposta su cingoli (foto di Manuel Dominguez / Zuloark, render Poliedro)

La portata del progetto è utopica, lo stesso Manuel Dominguez spiega che l’impulso per progettare la “Very Large Structure” è scaturito dalla consapevolezza del carattere ideale ed astratto sostanzialmente presente in ogni lavoro di tesi e la successiva volontà di proporre, quindi, un progetto che fosse «realmente un’utopia» ovvero dichiaratamente utopico.

Vista dell’imponente struttura (foto di Manuel Dominguez / Zuloark, render Poliedro)

L’idea di una città nomade, come nuovo luogo dell’abitare, naturalmente è stata già proposta nel passato: paradigmatica fu la Walking City di Ron Herron del 1960, ancora oggi uno dei disegni visionari più conosciuti del gruppo Archigram.

La visione che si avrebbe da terra della nuova imponente città (foto di Manuel Dominguez / Zuloark, render Poliedro)

Tuttavia la “Very Large Structure” è proposta a partire dalla considerazione, attualissima, di fattori che stanno fortemente influenzando gli assetti urbani: dallo stile di vita sempre più mobile, alla crisi economica, fino allo spopolamento, non più solo di numerosi centri urbani, ma pure delle periferie soprattutto in città di stampo americano dove l’espansione urbana di sobborghi ha assunto proporzioni talmente sviluppate da rimanere, in questo momento di crisi, abbandonati.

Schema funzionale degli elementi della struttura (foto di Manuel Dominguez / Zuloark, render Poliedro)

Se pensiamo, poi, alle numerose teorie di decrescita sostenute in opposizione alla, fin ora prevalente, ideologia di crescita economica, diviene conseguente la necessità di decostruzione urbana nel cui contesto potrebbe facilmente collocarsi la proposta progettuale di una città nomade.

Sezione della “Very Large Structure” (foto di Manuel Dominguez / Zuloark, render Poliedro)

La “Very Large Structure” suggerisce proprio l’idea di sostituirsi alla città stabile che conosciamo, determinando nuove possibilità di riforestazione, gestione ambientale e recupero delle strutture, anche industriali, di cui essa si potrebbe comporre.

Vista della città presentata come fosse parte di una visione fumettistica (foto di Manuel Dominguez / Zuloark, render Poliedro)

Da ciò deriva l’importanza del progetto, che rimane comunque teoricamente attuabile, e per la cui costruzione progettuale Dominguez si è documentato attingendo dal mondo della meccanica pesante: la “Very Large Structure” è definita infatti attraverso l’uso di un colossale telaio in acciaio della struttura, sollevata su cingoli.

Tavola progettuale di analisi (foto di Manuel Dominguez / Zuloark)

A distanza di circa cinquant’anni dalla prima ideazione di una Walking City, questa proposta affascinante, della costruzione di un mondo in movimento, appare ora molto meno assurda di quanto si potrebbe pensare ad un primo colpo d’occhio.

 

 

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