Abitare la periferia nel quartiere Le Albere di Rpbw

Il quartiere Le Albere insiste sulla più grande ex area industriale dismessa di Trento, compresa fra la linea ferroviaria diretta al Brennero e il fiume Adige. Situata nei pressi dello storico, omonimo palazzo e del nuovo Museo delle Scienze, che delimitano l’intervento a nord, l’intervento sarà concluso a sud dal centro congressi, al servizio dell’intera città.

Il quartiere residenziale durante la fase conclusiva dei lavori; a sinistra il Muse e Palazzo delle Albere (foto di Enrico Cano)

La saldatura fra il vecchio e il nuovo contesto edificato e il recupero del rapporto fra la città e l’ambiente fluviale hanno costituito i principali obiettivi del progetto, curato da Renzo Piano Building Workshop e concepito per consentire a questa vera e propria addizione urbana di risultare, da subito, un luogo ricco di funzioni differenti capaci di promuovere la socialità e la qualità della vita.

Il tessuto costruito, composto da residenze, uffici e negozi, edifici e spazi collettivi, è prevalentemente concentrato nella fascia orientale del sito, verso il centro cittadino, e digrada progressivamente verso l’alveo fluviale, aprendosi in un ampio parco scandito dal regolare tracciato dei percorsi pedonali.

Materiali e colori delle facciate degli edifici si inseriscono con naturalezza nel contesto paesaggistico (foto di RPBW, ph Enrico Cano)

La maglia viaria, polarizzata sugli edifici pubblici emergenti, è caratterizzata da una precisa gerarchia dimensionale di strade e piazze, alimentate dal leggero traffico locale e dei mezzi pubblici e caratterizzate da filari alberati, corti interne agli isolati residenziali e spazi verdi a disposizione per attività collettive, ricreative e culturali.

Il nuovo quartiere dispone di luoghi di incontro e di punti di aggregazione all’aperto, affiancati da attività commerciali (foto di RPBW, ph Enrico Cano)

Gli edifici per funzioni non residenziali sono allineati lungo l’asse ferroviario, opportunamente protetti dal punto di vista acustico; il resto del quartiere è prevalentemente composto da costruzioni raccolte attorno a corti a giardino. Gli spazi abitati sono protetti da una versatile seconda pelle, realizzata con strutture portanti in legno.

Il grande parco attrezzato e il sistema del verde creano continuità fra le funzioni urbane e le attività all’aria aperta (foto di RPBW, ph Enrico Cano)

I volumi costruiti presentano una scala dimensionale a prevalente sviluppo orizzontale. Sono alti quattro, massimo cinque piani per privilegiare un rapporto bilanciato fra pieni e vuoti, scanditi da ritmi paragonabili a quelli della città storica e delle attività industriali precedentemente insediate nell’area.

Il verde è l’elemento che unifica trasversalmente la città esistente al nuovo quartiere al parco sul fiume (foto di RPBW, ph Enrico Cano)
Renzo Piano (foto di Alessandro Gadotti)

«Il grande tema della progettazione urbana dei nostri tempi – spiega Renzo Piano – consiste nella trasformazione delle periferie e delle ex aree industriali in nuove parti della città. È un compito complesso: bisogna creare in questi luoghi quella miscela di funzioni che rendono abitati e vissuti questi nuovi quartieri».

La struttura verticale è composta da montanti affiancati fra loro e travetti, in lamellare, che sostengono le logge (foto di RPBW, ph di Enrico Cano)

Il sistema delle acque è un altro dei temi chiave del progetto, mirato a riavvicinare la città al suo fiume, deviato nell’Ottocento. La rete dei canali attraversa l’area da nord a sud, marcando i principali percorsi pubblici, e alimenta due specchi d’acqua nei quali si riflettono gli edifici a fruizione pubblica.

Il sistema delle acque è una delle chiavi del progetto, concepito per riavvicinare la città al proprio fiume (foto di Enrico Cano)

Questi bacini, che costituiscono la riserva idrica per usi irrigui e antincendio e per il raffreddamento della centrale termica, insistono sull’ampio prato attrezzato prospiciente l’Adige dove trovano dimora filari e gruppi di essenze di media altezza ed esemplari di alberi monumentali, alcuni dei quali preesistenti all’intervento.

I volumi del museo, che richiamano il profilo dei monti circostanti, delimitano il quartiere verso nord (foto di Enrico Cano)

«Il progetto restituisce alla città anche il suo fiume: l’acqua è una presenza poetica molto importante in quanto trasmette vibrazioni, porta la vita… Il parco, molto grande per la realtà di Trento, è un elemento fondamentale poiché permette subito al quartiere di essere fruito da tutti gli abitanti».

Prospetto ovest degli edifici residenziali: il sistema delle coperture identifica l’intero intervento (foto di Enrico Cano)

L’insieme si distingue il disegno delle coperture, composte da ampie superfici inclinate rivestite da lastre in lega metallica, che si protendono verso il cielo come a voler riproporre, alla scala degli edifici, il profilo inclinato dei monti circostanti, celando prese d’aria e camini per massimizzare le superfici di captazione solare.

Il verde è l’elemento che unifica trasversalmente la città esistente al nuovo quartiere al parco sul fiume (foto di RPBW, ph Enrico Cano)

Il progetto esalta le peculiarità del luogo, naturali e paesaggistiche, secondo un approccio armonico con l’ambiente circostante, traendo vantaggio sia da un’accurata strategia di contenimento dei consumi, sia da un duplice sistema di generazione energetica – centralizzata, per ottimizzare le risorse e ridurre i costi, e distribuita.

Il disegno del suolo favorisce la fruizione da parte dei pedoni, limitando al minimo lo spazio per le auto (foto di Enrico Cano)

«L’uso di materiali naturali come la pietra e il legno – che, fra l’altro, invecchiano “bene” – trasforma subito in realtà concreta quella che era l’idea originale. La sostenibilità degli edifici è una qualità etica per il progetto contemporaneo ed è alla base dell’architettura del nuovo secolo».

Il nuovo tessuto urbanizzato è attraversato da numerosi percorsi pedonali che si snodano dentro alle corti (foto di Enrico Cano)

Il linguaggio dei materiali

Il progetto rispetta regole precise ma al tempo stesso flessibili nell’uso dei materiali costruttivi, declinate in rapporto alle diverse funzioni, creando quella diversità di linguaggio tipica di un quartiere senza rinunciare a una forte unitarietà e riconoscibilità dell’immagine.

Le facciate vere e proprie, rivestite in pietra proprio come negli edifici storici del centro cittadino, sono protette da una struttura esterna in legno lamellare ritmata secondo moduli ampi 3,75 m. Nella griglia dei prospetti si inseriscono il sistema di logge e finestre che si adattano alle varie funzioni.

Questa seconda pelle, concepita per evitare qualsiasi ponte termico, è rinforzata con elementi in acciaio: sorregge parapetti e divisori trasparenti oltre ai dispositivi di ombreggiamento dai raggi solari e schermatura anti-introspezione, formato da tende avvolgibili automatizzate in tessuto di colore verde.

Le superfici calpestabili esterne appoggiano su travetti in lamellare e assito in legno, ricoperto da un sottile massetto in cemento in leggera pendenza protetto da guaina impermeabile, che sorregge la pavimentazione in doghe di legno, fornite di piedini regolabile in altezza.

 

Esploso assonometrico della seconda pelle dell’involucro (Renzo Piano Building Workshop)

 

Scheda
Le Albere
Committente
Castello Sgr
Architettura
Renzo Piano Building Workshop
Strutture
Favero & Milan
Impianti
Tifs Ingegneria
Energia
Associazione Paea
Acustica
Müller Bbm
Contabilità
Dia Servizi
Infrastrutture e mobilità
Aia Engineering
Idraulica
Ingegneri Consulenti Associati
Idrogeotecnica
M. Vuillermin
Prevenzione incendi
Gae Engineering
Paesaggio
Atelier Corajoud-Salliot-Taborda, Erika Skabar
Opere civili, direzione lavori
Tekne
Coordinamento progettazione
Twice/Iure
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