Agorà contemporanea

Restauro scientifico e integrazione con lingiaggio attuale. Frutto di questo approccio progettuale, la biblioteca, quasi ipogea, e il nuovo municipio della cittadina della valle dell’Olona, mostrano, attraverso pareti e coperture vetrate, i reperti archeologici medievali del cortile di San Pancrazio

di Paolo Favole

Il municipio e la biblioteca si affacciano sul cortile di San Pancrazio dell’ex monastero di S. Maria Assunta

Cairate è un centro abitato sulla sponda ovest della media valle dell’Olona. Le valli dei fiumi, infossate, umide, esposte a inondazioni sono state storicamente disabitate.

Grazie alla scelta dei progettisti di usare il vetro, la facciata della biblioteca lascia a vista il muro preesistente

Gli insediamenti si localizzavano sul bordo del terrazzo delle due sponde collegati da strade di ciglio. Nella media valle dell’Olona, che è molto profonda, dal medioevo stavano solo dei mulini, fino all’insediamento massiccio di tessiture e cartiere a cominciare dall’ottocento.

Il passo della struttura di sostegno in ferro segue il ritmo delle colonne degli archi del porticato preesistente

Sulla sponda ovest sono stati costruiti l’oratorio di Castelseprio (sec.VII-IX), il monastero di Cairate (dall’IX in poi), il castellazzo (Visconti) a Fagnano (del XIII sec.). Il monastero di Cairate, benedettino, come tutti quelli extraurbani, composto da un chiostro rinascimentale con portico e loggia ad archi, e da un cortile a U aperto verso la valle, è stato oggetto di un intervento di restauro e di rifunzionalizzazione durato dieci anni, ora inaugurato.

Il nuovo volume vetrato accoglie la biblioteca e valorizza i reperti murari rinvenuti durante gli scavi archeologici

La scelta dei progettisti è stata rigorosa nelle due direzioni: un restauro scientifico con recupero di muri, solai, dipinti e decorazioni, e integrazioni delle parti mancanti assolutamente moderne per tecnica e linguaggio. In questo edificio, del XV-XVII sec., le parti rimaste, ma su fondazioni altomedievali, le integrazioni edilizie sono un ottimo esempio di aggiunte di architettura contemporanea, non mimetiche e di adeguamento delle parti nuove alla morfologia del luogo e alla sua panoramicità.

Per la realizzazione dei nuovi uffici Comunali a nord del quadrilatero, nel quartiere detto di S. Pancrazio, non è stata effettuata  una “ricostruzione”, bensì un’interpretazione mediante l’utilizzo di materiali e tecnologie del nostro tempo. La facciata verso la corte è, infatti, completamente vetrata. In tal modo il volume aggiunto è immediatamente percepibile, e lascerà vedere in trasparenza le antiche strutture murarie del chiostro. 

Francesco Albini, Studio Albini Associati

L’edificio storico, che il restauro fissa al livello della  sua conservazione, diviene atemporale, astorico come un “object trouvé”. Perché il restauro è di per sé lavoro tecnico scientifico presoggettivo. Il nuovo è invece, fortemente contemporaneo e temporale e si connette tramite il minimalismo e la trasparenza del linguaggio.

Il pubblico della biblioteca il giorno dell’apertura

Il completamento dell’ala nord della corte è un corpo che ne segue la sagoma, completamente vuoto, quindi a tutt’altezza: due pareti e un tetto a doppia falda, vetrato, con griglie esterne in legno, a nord (un po’ come l’auditorium di Piano a Parma) perfettamente inserito nelle murature rimaste e aperto in testa da una parete totalmente a vetro con vista sulla boscosa valle dell’Olona.

Un’altra immagine della giornata inaugurale

Sarà la sala consiliare, quindi uno spazio pubblico coperto, nel quale si affaccia con una balconata il primo piano del corpo restaurato: la galleria per il pubblico.Una simile minore integrazione è sul lato sud, che copre la scala che porta alla biblioteca. Questo è il quarto lato, nuovo, del cortile, ma a un piano più basso, seguendo la morfologia del terreno, con rispetto della posizione del convento sul ciglio, con il terreno che declina, e non interrompe le visuali dal piano terra verso la valle.

Particolare dell’attacco della copertura, composta da travi in vetro stratificato e ragni in inox con supporti solo all’intradosso

La biblioteca ingloba i resti ruderizzati di un muro di fondazione in ciotoli – quelli che si ricavavano nel fiume sottostante– tenuto a separare, così come era, quindi non a tutt’altezza e questo  è un suo pregio, la sala di lettura, verso il cortile, e il deposito, verso la valle.

Particolare della facciata, dall’interno della biblioteca

La sala di lettura è tutta a vetri, aperta verso il corpo restaurato del municipio, cui sale un prato di raccordo. Una scelta che mi sembra abbia anche un valore simbolico: si fa cultura in un luogo trasparente, scelta di non fisicità contrapposta alla massività dell’edificio storico. Struttura in vetro raffinata,  sofisticata da rari pilastrini doppi, dai raccordi in metallo, dalla copertura satinata, con le tende antisole all’interno.

Committente
Provincia di Varese
Progettazione e direzione lavori
Studio Albini Associati (Capogruppo) e Archiloco
Progetto impianti
Intertecnica
Progetto strutture
Simete
La copertura della biblioteca è in tratificato triplo, con la superficie superiore serigrafata come brise-solaire
Il nuovo corpo della biblioteca visto dall’esterno del municipio
Il cortile a nord visto in una fase del cantiere
La nuova sala che ospiterà la Giunta municipale

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