Anagenesis: l’energia di fenomeni naturali per un involucro post-industriale

[metaslider id=34754]

Il progetto intitolato “Anagenesis” comprende una ricerca rispetto alla nozione d’involucro edilizio, concepito in senso post-industriale in modo tale da coinvolgere, nella sua composizione e funzionamento, la forza produttiva dei fenomeni naturali.
Questa tematica è stata affrontata da Hseng Tai Lintner presso la Chalmers University of Technology di Göteborg, Svezia, proponendo l’interrelazione tra naturale e costruito, in un progetto incentrato sulla proposta d’uso della bioluminescenza, forma naturale di chemiluminescenza (radiazione elettromagnetica che può accompagnare una reazione chimica) e fenomeno per il quale gli organismi di lucciole o meduse divengono luminosi, inteso come “motore” di produzione per l’illuminazione di uno spazio costruito.
Sono, quindi, stati condotti, in collaborazione con il Dipartimento di Batteriologia Clinica dell’Università di Göteborg, una serie di esperimenti di laboratorio, che hanno comportato la raccolta di vari ceppi di batteri bioluminescenti e la progettazione di sistemi per facciate che integrano la distribuzione del nutrimento necessario al sostentamento ed alla crescita delle colonie batteriche.

Sezioni (foto di Hseng Tai Lintner)
Sezioni (foto di Hseng Tai Lintner)

Le specie che più si addice al sito ed alla natura del progetto è risultato essere il ceppo endemico, nella regione, di Aliivibrio fischeri: facile da coltivare, necessita di condizioni di buio per la crescita che avviene in un ampio raggio di temperature ottimali, dai 4 ai 25 gradi Celsius, ed è sostenibile facilmente su un supporto basilare costituito da acqua di mare, peptone, estratto di lievito e glicerolo.
Il design di questo supporto e delle facciate è stato progettato basandosi sull’integrazione di modelli realizzati con mezzi digitali ed analogici, i quali hanno informato tutto il processo di configurazione delle relazioni spaziali e dei sistemi performativi.
La ricerca ha previsto l’emulazione delle formazioni geologiche con un linguaggio architettonico e con geometrie razionalizzate. Tale obbiettivo è stato ottenuto tramite la realizzazione di una serie di modelli fisici di studio, e con la simulazione computazionale relativa, sia, a fenomeni di fluidodinamica, che a quelli di conformazione delle mesh, superfici definite da reti multiassiali. La caratteristica formale della struttura risultante, che appare simile al fumo, è una scelta architettonica che rimanda all’uso precedente dell’edificio – un gasometro – oggetto dell’intervento progettuale.
Per completare il progetto, infatti, si è voluto determinare un contrasto narrativo tra il programma funzionale e l’involucro edilizio: la proposta prevede la realizzazione di un nuovo museo della storia industriale realizzato nell’impianto post-industriale del ex-gasometro di Gullbergsvass.
Il gasometro è un potente simbolo del passato industriale di Göteborg ed è stato un importante punto di riferimento per ottant’anni, la proposta diviene, perciò, contemporaneamente un omaggio al patrimonio industriale della città ed un’esplorazione di come la sua architettura potrà trasformarsi.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO