Architetti. Il Manifesto per la rigenerazione sostenibile

(foto di Laura Fiorini)
(foto di Laura Fiorini)

«Avviare una politica integrata per la rigenerazione delle città europee, piccole e grandi, con particolare attenzione alle comunità escluse, come le città lontane dai corridoi infrastrutturali e i quartieri periferici o degradati delle grandi città e promuovere questa stessa politica presso i Governi nazionali, allentando il patto di stabilità laddove impedisca investimenti pubblici che garantiscano standard minimi di sicurezza e salute dei cittadini e rispetto dell’ambiente».

logo Eucities reloadingQueste le due principali richieste rivolte al Parlamento Europeo, alla nuova Commissione e alla Presidenza Italiana dell’Unione, contenute nel “Manifesto per la rigenerazione delle città europee” lanciato nel corso del Forum EU Cities Reloading, articolatosi a Milano il 7 e l’8 Novembre e organizzato dal Consiglio Nazionale degli Architetti in collaborazione con il Forum Europeo per le Politiche Architettoniche, il Consiglio Europeo degli Architetti e l’Ance, Associazione nazionale dei costruttori edili.

Il “Manifesto” raccoglie anche altre esigenze, come «riequilibrare il rapporto tra gli investimenti comunitari e nazionali tra grandi infrastrutture e città, a favore di queste ultime, dove vivono i cittadini europei, si mitigano i disagi sociali, si promuove innovazione e sviluppo; di promuovere la qualità dell’architettura pubblica e privata nelle città, abbattendo il consumo del suolo, promuovendo il riuso delle aree urbanizzate e valorizzando i beni culturali e gli spazi pubblici. Ed ancora, di finanziare nei fondi strutturali non solo le opere ma anche i progetti, altrimenti il fallimento della “economia della conoscenza” sarà totale. Senza avviare politiche di promozione dell’innovazione e dei talenti i Paesi dell’Unione, bloccati dal Patto di Stabilità, non avranno progetti da proporre per accedere ai fondi medesimi».

Leopoldo Freyrie, presidente Cnappc
Leopoldo Freyrie, presidente Cnappc

«Serve questa svolta – sottolinea Leopoldo Freyrie, presidente degli architetti italiani – poiché le città d’Europa sono costituite, in grande maggioranza, da un patrimonio edilizio in decadimento che riguarda proprio quelle case e quei luoghi di lavoro a cui è affidata la sicurezza e la salute dei cittadini, il loro ambiente quotidiano e le possibilità di riduzione drastica dei consumi energetici. Basta allora privilegiare gli investimenti comunitari e nazionali nelle infrastrutture di trasporto rispetto alla rigenerazione urbana sostenibile che invece è in grado di rispondere ai problemi dell’ambiente, dello spazio pubblico, dell’abitare sociale, della valorizzazione dei centri storici, dei problemi di mobilità e del ciclo dei rifiuti, dei risparmi energetici, della difesa dai rischi naturali come sismi e inondazioni».

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