Architettura digitale sostenibile

Un edificio-scultura altamente tecnologico e innovativo, progettato a partire da fermi postulati di minimizzazione del consumo energetico, che riesce nell’intento e si converte in Un riferimento per l’architettura sostenibile a costi relativamente contenuti

di Francesca Comotti

L’edificio, progettato da Cloud 9, dedicato alle nuove tecnologie dell’informazione della comunicazione, sorge in una zona della città ancora in evoluzione (foto Iwan Baan)

Non è un’utopia, l’architettura digitale a emissione zero è una realtà. Quello che al momento è il maggior progetto realizzato dall’architetto catalano Enric Ruiz Geli, è l’emblema oltre che il punto d’incontro delle aziende e delle istituzioni del mondo della tecnologia, innovazione e comunicazione (Tic) del quartiere sperimentale 22@ di Barcellona, ex zona a vocazione industriale del Poble Nou oggi sede di imprese dedicate alle nuove tecnologie. Un edificio che non ambisce a trasformarsi in icona, ma che vuole essere un esempio replicato e moltiplicato per tutta la città, un incentivo all’efficienza energetica dell’architettura.

Il progetto di Enric Ruiz-Geli e Cloud 9 per l’edificio Media-Tic ha vinto il concorso indetto nel 2005 dal Comune di Barcellona insieme al Consorzio della Zona Franca (foto Luis Ros)

Insignito di vari premi, tra cui il World Architecture Building 2011 e l’European Award for Steelstructures, quello che il progettista ha definito “la Pedrera digitale” è un cubo di 16mila metri quadrati suddivisi in nove livelli, un “byte di informazioni” che lo rende un edificio non solo intelligente, ma soprattutto autonomo energeticamente. Sostenitore dell’architettura organica, dell’importanza dell’osservazione della natura e dei postulati di Paul Virilio e dell’economista Jeremy Rifkin, Ruiz Geli ha perseguito l’obiettivo di un’architettura verde e sostenibile nella progettazione del Media Tic, che è in grado di evitare che ogni anno 114 tonnellate di Co2 finiscano nell’atmosfera. E senza dubbio è riuscito nel suo intento. Struttura, luce, spazio, tecnologia, energia, intelligenza applicata, materiali e gestione, sono questi i punti saldi su cui il fondatore di Cloud 9 si è basato per la progettazione del Media-Tic.

Dettaglio della facciata esposta a sud-ovest (foto di Mireia Luztrraga)

Promosso dal Consorzio della Zona Franca insieme al Comune di Barcellona, il Media-Tic è un edificio che utilizza una serie di sistemi di produzione di energia pulita ed efficienza energetica, di cui salta alla vista soprattutto il trattamento di facciata grazie all’uso della membrana in Etfe (Ethilene Tetrafluor Ethilene) riempita con nitrogeno, che consente un risparmio energetico annuo del 20 per cento. Il fronte principale esposto a sud-est, con la sua composizione di “cuscini” triangolari, esibisce una calcolata imperfezione, una totale assenza di simmetria o regola che risulta particolarmente attraente. Insieme al fronte esposto a sud-ovest, più uniforme, è caratterizzato da un “vestito di nitrogeno”, composto da una doppia o tripla pelle in Etfe, dove “una nube verticale filtra la radiazione solare”. Tale rivestimento agisce, infatti, come schermo solare mobile, con l’obiettivo di contribuire al risparmio energetico. In questo modo, si produce una variazione della trasparenza del rivestimento, percepita sia dall’esterno sia dall’interno. I quattro fronti dell’edificio sono diversi tra loro, con soluzioni energetiche differenti in funzione dei livelli di radiazione solare ricevuti.

La facciata esposta a sud-ovest, prima e dopo l’iniezione di gas di nitrogeno (foto Luis Ros)

L’uso dell’Etfe non è l’unica misura efficiente applicata al Media-Tic: sulla copertura 60 metri quadri di verde riducono l’impatto diretto del sole, mentre altri 140 metri quadri ospitano placche fotovoltaiche; l’acqua pluviale viene immagazzinata in un deposito nel sotterraneo e riutilizzata nel circuito dell’acqua non potabile. Una sorta di patio a forma di L penetra all’interno del cubo, in modo da consentire alla luce naturale di illuminare anche gli spazi più interni.

I quattro prospetti del Media-Tic

La struttura metallica in acciaio è formata da quattro grandi portali dell’altezza dell’edificio, da cui sono appesi i solai dei diversi piani tramite tiranti in acciaio. Un sistema strutturale che funziona per trazione e non per compressione, che traspare attraverso il rivestimento esterno, la cui conformazione consente la creazione di spazi interni diafani, dunque flessibili; come al piano terra, adibito a spazio pubblico, dove sono totalmente assenti i pilastri.

Vista interna di uno dei piani dell’edificio. La struttura e parte della pavimentazione sono tinteggiate con pittura fluorescente (foto Luis Ros)

Altra caratteristica peculiare dell’edificio è la pittura verde mela fluorescente della struttura, esente da sostanze chimiche, che si ricarica con la luce, in modo da brillare anche di notte “come una medusa bioluminescente” secondo le parole dell’architetto.

La pelle che riveste le figure geometriche del fronte principale è composta da una tripla membrana in Efte, che filtra la radiazione solare e controlla la quantità di luce e calore che penetra all’interno dell’edificio (foto Iwan Baan)

L’investimento per un edificio con tali caratteristiche è stato più contenuto di quel che si potrebbe pensare: 24milioni di euro totali, che significa un costo al metro quadrato di 1200 euro.

La lobby del Media-Tic (foto Iwan Baan)

 Etfe e nitrogeno in facciata

Già impiegato nello stadio di Monaco di Baviera, nell’Eden di Londra e nelle piscine olimpioniche di Pechino, l’Etfe è un materiale plastico sostenibile che potrebbe convertirsi nel materiale costruttivo del secolo XXI. La facciata del Media-Tic esposta a sud-est è composta da una serie di lamine (0,2 millimetri di spessore) “intelligenti” di forma triangolare di questo materiale ibrido elastico, leggero e di facile mantenimento, che si gonfiano e si sgonfiano in funzione della radiazione solare, per formare camere d’aria che regolano automaticamente luce e temperatura: quanto più forte è la radiazione, più opache diventano le lamine e dunque meno trasparenti alla luce. Il fronte esposto a sud-ovest, invece, è avvolto interamente da un unico “cuscino” in Etfe alto quanto l’edificio, una camera d’aria alla cui sommità è disposto un sistema a iniezione di nitrogeno, che come una sorta di nebbia verticale protegge l’edificio dalla radiazione solare quando questa si fa intensa.

Vista dall’ottavo livello (foto di Luis Ros)
Scheda
Media-Tic, Barcellona, Spagna
Committente: Consorzio della Zona Franca, Comune di Barcelona e 22@
Architettura:Cloud 9 – Enric Ruiz-Geli
Architetti progettisti: Javier Pérez Contonente, Francesco Ducato, Felix Fassbinder, Victor Llanos, Max Zinnecker
Collaboratori: Veronica Mansilla, Patricio Levy, Daniel Corsi, Rubén Alonso, Beatriz Mínguez, Cristina Guadalupe, André Macedo, Hale YoungBlood, Edouard Cabay, Mireia Pallarès, Marta Arranz, Marisol Verges, Federico Ortiz, Luis Borunda, Albert Lopez
Plastico: Guillermo Beluzzo, Ledsgo editions
Strutture: Boma (Direttore: Agustí Obiol), Santos Valladolid
Ingegneria: Pgi Grup engineering, David Tusset, Daniel Orduña
Direzione tecnica: Tècnics G3
Misure e preventivi: Pilar Estrada y Felipe Rojas, Josep María Forteza e Victor Forteza, Manoli Vila, Martí Santana, Aleix Samperiz
Project Manager: Pamias, Angel Rotea, Hector Yuste, Juan Carlos Caballero
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