Arte come tempo

Nella conformazione di un nuovo edificio universitario per l’arte contemporanea Steven Holl mette in scena il suo consolidato repertorio di accentuazione percettiva dell’architettura, disegnando un impeccabile progetto di temporalizzazione dello spazio.

Vista del fronte d’ingresso dell’Istituto d’Arte contemporanea

Per illustrare il principio compositivo del progetto per l’Istituto d’Arte contemporanea della Virginia Commonwealth University di Richmond, Steven Holl utilizza, fin dagli acquerelli preparatori, una metafora temporale: un piano verticale “Z” rappresenta il tempo presente lungo il quale è strutturato il movimento d’accesso agli spazi; esso risponde alla torsione degli “atria” anteposti e intersecati fra loro (sala performance e forum) e genera il movimento orizzontale “XY” delle ulteriori gallerie espositive, secondo un’idea di “biforcazione temporale” che suggerisce come nel mondo dell’arte contemporanea esistano più tempi paralleli. La nozione di tempo corrente con la sua “grande narrazione” ritorna post-modernamente in discussione, mentre, lungo una ritrovata nozione di “passeggiata architettonica”, l’integrazione di tutti gli elementi dell’edificio può essere vissuta secondo diversi punti di vista, sviluppando l’ulteriore concetto, caro a Holl, di una mutevole visione in parallasse.

Pianta del piano terreno

 

 

Pianta del primo piano

 

 

Il nuovo Istituto collegherà il campus universitario con la comunità circostante, aprendosi in corrispondenza di un trafficato raccordo stradale; l’entrata principale è formata, come detto, dalla connessione tra l’auditorio e l’ambiente aperto del “forum”: lo sbalzo della gradinata protegge l’ingresso girevole, mentre lo spazio sghembo della hall appare solcato dalla plastica rampa di scale che conduce ai livelli superiori. In realtà, l’edificio di circa 3500 metri quadrati è concepito secondo una doppia frontalità: mentre un lato si apre al nucleo urbano, l’altro si protende verso un giardino al quale si affacciano la caffetteria e la prima delle quattro gallerie, posta al livello del suolo.  Pavimentato in ghiaia blu, il giardino è piantumato con alberi di ginkgo e custodisce la pozza riflettente di uno stagno, destinato al riciclo delle acque, che intende modellarne il senso in quanto “luogo del pensiero”. L’organizzazione funzionale in quattro gallerie, ognuna caratterizzabile e isolabile, permette una flessibilità d’allestimento secondo mostre distinte, un’esposizione continua oppure combinazioni diversificate. Si può iniziare la sequenza di visita salendo verso l’alto con il mega-ascensore incuneato verso la porta dell’auditorium e ritornando poi verso il basso lungo la scalinata, oppure cominciando con la galleria inferiore e il forum e quindi salendo lungo il piano di sezione temporale; la struttura in cemento a vista si raccorda in ogni ambito con le pavimentazioni in calcestruzzo resinato.

Vista della scalinata che sale lungo il “piano del presente”. Lo spazio libero all’ingresso permette la percezione simultanea di tutti gli ambieti del nuovo edificio

 

 

 

Gli ambienti divaricati delle gallerie superiori. La flessibilità d’uso è massimizata dalla libera articolazione dei volumi

 

La costruzione ha quindi un eminente valore esperienziale di movimento nel tempo, tanto attorno alla distorta e frastagliata volumetria esterna, quanto nella percorrenza verticale-orizzontale delle cavità interne; l’avvicinamento a piedi da ovest genera la già citata percezione dello spostamento dei piani visivi in parallasse, fino a completare il percorso che schiude la visione della vetrata della “lobby”. Se si arriva invece in auto da nord, est o sud, la doppia geometria verticale in torsione delinea un passaggio che cambia forma mentre il mezzo vi passa accanto.

Vista notturna dal giardino

 

Di notte i piani vitrei di testata, normalmente scuri, si attivano come schermi luminosi sui quali possono essere visualizzate proiezioni video, animando il giardino destinato alle sculture. Lo spazio performance flessibile dispone di 247 posti a sedere e di un pavimento elastico per spettacoli di danza; il muro di scena si apre per permettere al “backstage” la sua seconda funzione di sviluppo in profondità del palco.

 

 

Scheda
Istituto per l’Arte contemporanea, Virginia Commonwealth University, Richmond, VA, Stati Uniti d’America
Progetto
Steven Holl Architects: Steven Holl, Chris McVoy, Dimitra Tsachrelia con Garrick Ambrose, Rychiee Espinosa, Scott Fredricks, Gary He, Christina Yessios
Architetti associati
BCWH Architects
Ingegneria
Robert Silman Associates, Arup
Paesaggio
Michael Boucher Landscape Architecture
Luci suoni video
L’Observatoire International, Convergent Technologies Design Group

 

Tino Grisi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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