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Aldo Rossi: ricostruzione del teatro La Fenice   < Sommario

Nicola Berlucchi

Prefettura di Venezia
lavori di ricostruzione del Teatro la Fenice

raggruppamento di Imprese
PH. Holzmann Bau Ag Süd, Romagnoli S.p.A.,
Al Europe S.p.A., Eleca S.p.A.

progetto: Aldo Rossi
progetto architettonico esecutivo:
Studio di Architettura Aldo Rossi Associati
M. Brandolisio, G. da Pozzo, M. Scheurer, M. Tadini
studio di ingegneria: Edoardo Guenzani
restauro e apparato decorativo: Nicola Berlucchi
consulente: Francesco da Mosto
progetto delle Strutture:
Roberto Di Marco - Strutture in c.a. e Acciaio
Franco Laner - Strutture in legno
Achille Balossi Restelli - Fondazioni Speciali
progetto degli Impianti Meccanici: AL Europe S.p.A.
progetto degli Impianti Elettrici: Eleca S.p.A.
progetto Acustica: Müller BBM, München
progetto degli arredi: Unifor
progetto della sicurezza: Vanni Molinaro, TECSA S.p.A


        
Progetto di ricostruzione del Teatro "La Fenice" a Venezia

Nel 1996 a pochi mesi dall'incendio che distrusse la Fenice, e dopo le molte discussioni pubbliche sul come rifare il teatro a seguito delle quali era stato annunciato l'intervento di ricostruzione tramite un concorso-appalto sotto lo slogan "dov'era, com'era", non pochi erano i dubbi che Aldo Rossi aveva al parteciparvi.
In effetti egli aveva da subito ricevuto varie offerte per la redazione del progetto di concorso da diversi consorzi di imprese in virtù sia della sua ampia esperienza sul tema teatrale sia per la sua conoscenza del contesto avendo lavorato ed essendo insegnante a Venezia; tuttavia Rossi aveva sviluppato una certa reticenza nell'affrontare questo caso specifico proprio per i pochi margini d'intervento architettonico che erano stati annunciati e non ultimo per il doversi misurare con quella supposta "mentalità conservatrice" tipicamente veneziana.
Contrariamente a ciò, studiando approfonditamente il bando, il materiale d'analisi ed i rilievi del dopo incendio avvalorati dai riferimenti tipologici e storici del teatro, emerse la convinzione che nonostante i criteri conservativi imposti era sì possibile ricostruire il teatro "dov'era" ma sicuramente non sarebbe più stato "com'era" a partire da quella irriproducibile patina del tempo svanita con l'incendio.
La complessità di un edificio che si configura con la trama della città non solo metaforicamente e la sfida di ritrovare un ambito di progettualità possibile legata alle capacità interpretative che comunque l'architetto deve avere, in quell'ambito personale e riservato di rapporto con l'architettura tramite il confronto con il modello, la copia e la trasformazione nel tentativo di dare un senso all'atto costruttivo, aveva infine contagiato definitivamente Rossi e anche noi tutti.
Il bando di concorso che, come sempre avviene nei bandi conteneva alcuni aspetti di sottintesa ambiguità, chiariva in modo specifico le cinque parti costitutive del progetto individuando per ognuna vincoli e libertà. Queste parti e criteri d'intervento uniti alla complessità di coordinare fattori tecnici, architettonici e di restauro sono la miglior lettura del progetto proposto e che rispecchiano altrettanti temi d'architettura.
1. Sale Apollinee: gravemente danneggiate nell'incendio, per esse era richiesto un intervento conservativo delle parti residue ed una ricostruzione filologica di quelle rimanenti. Nel progetto di restauro dei decori si è tenuto conto della loro stratificazione e modificazione in modo da permettere una lettura anche visiva della storia dell'edificio mantenendo anche quelle sopravissute all'incendio. Nel soffittone, liberato dalla sua antica destinazione di deposito, è stata ricavata una sala espositiva aperta al pubblico e gestita dal corpo aggiunto di una nuova scala esterna di sicurezza.
2. Sala Teatrale: distrutta completamente dall'incendio era legata ad una ricostruzione filologica improntata al "dov'era, com'era" (mantenimento di tutte le quote dei palchi e dei decori). La ricostruzione è stata basata su rilievi, cartoni e decori monitorati e rilevati dalla Soprintendenza e documentati da disegni originali e da rilievi fotografici. Grazie alle opere di consolidamento delle fondazioni nel sottoplatea sono state ricavate altre sale prova per gli strumentisti che, uniformandosi tipologicamente ai muri della cavea, consentono agli stessi di accedere al Golfo Mistico senza interferire con la sala.
3. Torre scenica: anch'essa devastata dall'incendio e vincolata nell'architettura, nel progetto si è pensato soprattutto al consolidamento delle fondazioni in virtù del posizionamento della macchina scenica.
Quest'ultima completamente rinnovata nell'ottica del miglioramento delle caratteristiche tecnologiche del teatro collabora con le strutture murarie ed è stata progettata contestualmente all'Ala Nord per permettere il massimo utilizzo del palcoscenico e dei vani attigui idonei al ricovero delle scene.
4. Ala Nord: è il corrispondente nucleo edilizio addossato al teatro vero e proprio, anch'esso molto danneggiato nell'incendio ma in cui erano lasciate maggiori libertà di progettazione. Fino dai tempi del Selva e poi nelle successive modificazioni e ampliamenti del teatro dovuti al Meduna, al Cadorin e infine al Miozzi, questa parte di edificio ha da sempre interagito con la zona del palcoscenico che ha progressivamente occupato l'antico sedime della corte Lavezzera. Nel progetto si sono completamente ridisegnati i servizi teatrali (spogliatoi, camerini, sale prova) razionalizzando ed adeguando alle norme vigenti scale di sicurezza ed i sistemi di risalita in generale.
5. Ala Sud: anch'essa danneggiata nell'incendio ed avente le medesime caratteristiche costitutive e di bando dell'ala nord, questa porzione del complesso teatrale contiene, oltre agli uffici gestionali del Teatro riposizionati ed organizzati, il segno più forte nella ricostruzione: La Sala Nuova ora chiamata Sala Rossi. Questa sala, richiesta dal bando per le prove del coro e dell'orchestra, è stata pensata da Rossi in modo da essere allo stesso livello della sala teatrale quindi con la possibilità di collegare facilmente gli strumentisti al Golfo Mistico e ai servizi del palcoscenico posti sottoplatea. Nel contempo la Sala Nuova può essere usata autonomamente con accesso dalla calle prospiciente il Rio de la Fenice.
La Sala Nuova è l'elemento su cui Rossi ha improntato l'evoluzione del Teatro, trovando con essa quel grado di progettualità possibile anche in un intervento decisamente conservativo, chiarendo la tipologia del Teatro inteso nell'insieme di edifici che lo compongono e ricostruendolo attraverso l'immagine della città a cui esso appartiene. Nel senso di appartenenza va quindi ricercato il fine del frammento palladiano della Basilica vicentina, realizzato in legno in proporzione 1:3, che caratterizza questa sala "... perché riproduce quell'interno del mondo veneto, quasi il tentativo di ricomporre nell'edificio un mondo veneziano tra storia ed invenzione"1. Questo è anche il motivo perché la copia del modello va al di là dell'atto formale e del rilievo, essa viene caricata di nuovo significato senza ambiguità, crediamo infine che questa sia la chiave di lettura più concreta del progetto di ricostruzione della Fenice.

 

Relazione di progetto
Aldo Rossi

Molte le opinioni sulla ricostruzione della Fenice, anzi sul problema del teatro della Fenice. Ma ogni problema è singolare ed è sciocco ridurlo o riportarlo al problema dei centri storici in generale, come sembrerebbe a prima vista.
La Fenice, come si dirà più avanti è "Un ritratto di famiglia con interno" secondo il titolo viscontiano e ancora il teatro di "Senso", con le divise bianche degli ufficiali austriaci, il tricolore e attorno un torbido mondo di relazioni. Una interpretazione come un'altra perché in realtà come ha scritto James "Di Venezia non vi è più nulla da dire". Ma se non vi è più nulla da dire, non vi è nemmeno più nulla da costruire. Da questo punto di vista il "come era" e "dove era" ha molte giustificazioni; ma se è possibile costruire "dove era" non credo sia possibile "come era".
Anche se questo progetto si attiene fedelmente al bando non può ricreare quel ritratto di famiglia che solo l'architettura del tempo - e un'impronta personale - possono dare. Ma è anche vero che architetture ricostruite - penso al Mont Saint Michel, al teatro Nimes e altre - hanno già acquistato una storia e costruito un paesaggio. Per questi motivi principalmente io e i miei compagni abbiamo voluto affrontare il restauro della Fenice. Il leggendario uccello (che ci sia ognun lo dice/dove sia nessun lo sa) è nato più volte dalla sua cenere e sorgerà ancora.
Noi abbiamo introdotto poche note: ad esempio una Sala Nuova, che ha per fondo un frammento della basilica palladiana/non solo perché è bella ma anche perché riproduce quell'interno del mondo veneto, quasi il tentativo di ricomporre nell'edificio un mondo veneziano tra storia e invenzione. L'insieme è il restauro dove ognuno vi avrà posto non solo le proprie abilità ma anche qualche accento personale.
L'architettura è fatta di tante cose, e vi lavorano tante persone; forse il teatro è l'espressione più convincente di tutto questo. L'architetto è solo il regista di questo insieme. Per questo abbiamo lavorato alla ricostruzione della Fenice/non per rimediare ad un disastro ma per ricreare un monumento di Venezia. Una ricostruzione importante anche se contenuta nell'affermazione dello scrittore inglese. Qualcosa vi sarà sempre da dire come questa opera dimostra.

 

2/Progetto di restauro e completamento dell'apparato decorativo

Presentiamo alcune tavole esemplificative ed uno stralcio dei testi tratti dalla relazione generale allegata al concorso con piccoli tagli ed integrazioni che tengono conto degli inevitabili affinamenti nella metodologia di restauro definiti a partire dall'inizio dei lavori, nonchè della sintesi connessa a questa pubblicazione.

 

Il restauro dell'apparato decorativo

Si tratta di un compito arduo per la quasi totale perdita delle decorazioni e finiture superficiali nelle Sale Apollinee e per la totale distruzione della Cavea, uniche due zone decorate e di pregio artistico; il palcoscenico costituiva infatti un vano tecnico con finiture non curate così come tutte le parti dei camerini e laboratori.
Sotto il nome generico di restauro sono state individuate due fasi ben distinte: il vero e proprio progetto di conservazione dei pochi lacerti di intonaco o stucco, che sono riusciti a sopravvivere non solo all'incendio ma anche all'attacco degli agenti atmosferici a partire dal crollo delle coperture, ed il progetto di completamento e di ricostruzione delle decorazioni e delle superfici mancanti. La prima afferisce direttamente a maestranze costituite da restauratori specializzati, abituati a trattare anche il minimo elemento come prezioso e insostituibile, con l'obbligo morale di conservarlo per la conservazione finale dell'insieme. La seconda si fonda sull'abilità degli artigiani, che siano stuccatori, intagliatori, doratori, marmorinisti o marmisti dotati di grande manualità e senso delle proporzioni, oltre che di una perfetta conoscenza dei materiali da lavoro.
Sarebbe un grande errore confondere le due fasi ed attribuirle ad un medesimo tipo di maestranza, perché l'artigiano, forse proprio per la sua facilità nell'eseguire, non pone la medesima attenzione nella conservazione del lacerto antico, ma, nel caso del Teatro La Fenice, questa conservazione è di importanza vitale, perché queste "tracce"
di elementi originari antichi eviteranno l'aspetto di un totale rifacimento ex-novo. Senza l'esistenza di queste decorazioni nelle Sale Apollinee la parola restauro perde di ogni significato: la cavea con tutte le file di palchi non verrà restaurata, verrà ricostruita in stile; mentre il restauro conservativo rimane possibile solo per le Sale Apollinee, pur con la dovuta limitatezza delle superfici, e per le facciate in pietra d'Istria.
Da questa dovuta puntualizzazione è conseguito l'approccio progettuale adottato: all'interno della progettazione generale dell'intero Teatro, è stata curata sia la progettazione per la conservazione dell'apparato decorativo delle Sale Apollinee con le tecniche previste dal Ministero dei Beni Culturali e Ambientali (rilievo dei materiali, rilievo del degrado, progetto degli interventi di conservazione) sia la progettazione del completamento delle Sale stesse e di tutta la Cavea, corredata di una attenta relazione storico-tecnica riguardante i materiali tradizionali un tempo presenti nel Teatro.
La relazione di analisi descrittiva dei materiali costituenti l'apparato decorativo, gli arredi fissi e le finiture è stata redatta facendo costante riferimento alle risultanze della Ricerca Storica al fine di costituire la necessaria base informativa sia per il Progetto di Restauro (integrandola con la mappatura degli elementi superstiti e l'analisi del degrado subito) sia per il Progetto di Ricostituzione dell'apparato decorativo (integrandola con la documentazione sulle tecniche da adottare).
Progetto di conservazione dell'apparato decorativo superstite I pochi lacerti dovranno venire trattati con la massima cura da personale specializzato in interventi di conservazione e restauro e non in rifacimenti e, per tale ragione, le tavole che riportano l'ubicazione e l'estensione dei materiali assumono grande importanza per il controllo delle future operazioni di conservazione. La proposta di intervento si limita perciò alla pura conservazione ed all'eliminazione delle cause di degrado; soltanto in alcuni casi è prevista l'aggiunta di materiale quale ad esempio una velatura con tempere sulle superfici a marmorino della Sala Grande, un tempo di colore verde chiaro ed ora di colore rossastro per l'alterazione cromatica dei pigmenti contenuti nell'impasto, oppure ancora nel caso di modanature di cui è rimasto il sottofondo e che necessitano di un nuovo strato di finitura a marmorino liscio. Gli interventi previsti sono stati presentati su tavole grafiche di progetto oltre che nella relazione; nel caso delle superfici a stucco o marmorino che si presentano abbondantemente polverizzate e disgregate è stata definita, nel corso del progetto esecutivo, l'applicazione di impacchi di resine a scambio ionico e successivi impacchi di idrossido di bario. Inoltre si è avuta cura di suddividere le voci di intervento a seconda dei materiali sia perché le maestranze che lavorano su stucchi e marmorini non sempre coincidono con quelle che lavorano sui materiali lapidei, sia per dare una certa importanza anche alle due facciate in pietra d'Istria che, anche se non particolarmente danneggiate, devono prevedere un attento intervento di pulitura e restauro.

Progetto di reintegrazione dell'apparato decorativo

Il progetto di completamento costituisce una fase altrettanto importante per la ricostruzione del Teatro La Fenice, anzi quantitativamente rappresenta la fase principale per mole di lavoro e forse anche per difficoltà operative per riprodurre una enorme quantità di decorazioni a stucco, a legno intagliato, a cartapesta, pareti a marmorino o rivestite di stoffa etc. Si è dovuto inoltre reperire una enorme mole di dati fotografici ed iconografici per permettere la ricostruzione di elementi decorativi ormai irrimediabilmente perduti, quali tutti quelli che costituivano la Cavea (es. palchi, velario, boccascena) e parte di quelli delle Sale Apollinee (es. alcuni soffitti e pavimenti). Per ottenere il migliore risultato l'approccio metodologico seguito ha privilegiato l'esecuzione di un progetto basato su veri e propri disegni preparatori e ricostruzioni grafiche delle decorazioni tutti in scala reale al vero. È molto importante far notare che tutti i "cartoni" in scala al vero sono ricostruiti con le tecniche grafiche tradizionali utilizzate dagli artigiani, con le proporzioni e le curvature ottenute mediante la composizione di archi policentrici e lo studio dei cartoni originali. È stato forse questo il pregio principale del nostro approccio alla fase di completamento: creare, ove possibile, una documentazione che serva direttamente agli artigiani per l'effettiva esecuzione, cercando di ridurre al minimo il passaggio inverso fotografia raddrizzata - disegno in scala. Tale passaggio porta infatti ad ottenere una serie di linee ricavate da fotografie, sulla base di quelle più evidenti ma non su quella della significatività costruttiva.