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Aldo Rossi Associati - Area ex mattatoio   < Sommario

Giovanni Polazzi

Lo studio di architettura Aldo Rossi Associati, costituito nel 1997 assieme e per volontà del prof. arch. Aldo Rossi, è composto dai suoi più stretti collaboratori, gli architetti Marco Brandolisio, Giovanni da Pozzo, Massimo Scheurer e Michele Tadini che ne hanno seguito direttamente a partire dal 1983 i principali progetti ed il loro sviluppo costruttivo.
I progetti principali includono:
1997 - recupero urbano dell'area ex Philips, Louven (Belgio); edificio ad uso residenziale e commerciale, Gallarate
1998 - concorso per un nuovo Polo Universitario del Politecnico di Milano (progetto 3° classificato, progettisti titolari per l'Aldorossi s.r.l.); centro culturale e del tempo libero, Stegersbach in Bergenland, Austria; ristrutturazione e restauro del Castello di Monteruzzo, Castiglione Olona (VA); nuova galleria d'arte moderna nell'edificio "ex-Forno del Pane", Bologna
1999 - nuovo Palazzo dello Sport, Milano
Progetti in corso di realizzazione:
1997/1999 - centro Civico
e museo della Centuriazione, Borgoricco (PD); ampliamento del Parco Tecnologico del Lago Maggiore, Fondo Toce (VB); progetto Urban, Lotto 3; ristrutturazione e nuova edificazione di 6 edifici nel centro storico a Trieste; teatro "La Fenice", Venezia (adeguamento progetto di concorso)

progetto: Studio di Architettura Aldo Rossi Associati (Marco Brandolisio, Giovanni da Pozzo, Massimo Scheurer, Michele Tadini)
collaboratori: Sara Biffi, Michele De Vecchi
coordinamento generale e direzione lavori: Finanziaria Bologna Metropolitana Spa
progettazione esecutiva: Coopertiva Architetti ed Ingegneri di Reggio Emilia Progettazione S.c.r.l.
referenti: Comune di Bologna; Università degli Studi di Bologna
consulenza al piano di recupero: Aldo Rossi
progettazione architettonica preliminare di recupero: U.O. Studi ed Interventi Storico Monumentali, Comune di Bologna
     
Sull'area dell' ex-Mattatoio di Bologna, Marco Brandolisio, Ghego Da Pozzo, Max Scheurer, Michele Tadini, che al momento della scomparsa di Aldo Rossi si sono assunti l'onere di proseguire gli incarichi e i numerosi impegni che vedevano coinvolto lo studio, hanno definito un complesso progetto di recupero e trasformazione di un ampio comparto costruito attualmente in fase di appalto.
L'intervento che sviluppa nel dettaglio un precedente piano particolareggiato realizzato dallo studio Aldo Rossi introduce nuovi elementi figurativi e una nuova disciplinata gerarchia tra le parti. Il cilindro, il cubo, il parallelepipedo, costituiscono ancora, nella loro elementare nudità, parti di un'assemblaggio sapiente e conosciuto,
che introduce alla memoria di elementi di memoria.
La trasformazione in polo pubblico per la didattica e la ricerca ha richiesto la formulazione di nuovi volumi destinati ad accogliere una serie di ambienti, collegati direttamente con la struttura già restaurata della Salara, destinati al Dams mentre altri locali saranno adibiti a biblioteca, cineteca e servizi in genere.
La proposta, attraverso la valorizzazione della originaria struttura del macello, reinventa un nuovo rapporto di giustapposizione fra i diversi corpi di fabbrica. Con la ridefinizione del cortile interno e l'introduzione di nuovi elementi architettonici, il progetto del giovane studio milanese individuanel vuoto centrale, il vero cuore dell'intervento oggi esattamente riconoscibile come piazza. Il manufatto, che originariamente segnava l'ingresso alla struttura produttiva è recuperato nella sua interezza attraverso la valorizzazione del portale centrale e degli elementi di decoro distrutti dai bombardamenti. Tale edificio accoglie alcune funzioni commerciali, al piano terra il bar e la libreria e al piano primo gli uffici amministrativi del Dams e la cineteca.
Sulla piazza affaccia un nuovo percorso coperto, in ferro e vetro, che completa lo spazio lasciato libero tra i due capannoni più bassi consentendo l'affaccio di salette per riunioni, servizi, locali complementari oltre ad un auditorium per 216 persone. Da qui è possibile anche il collegamento con gli altri capannoni restaurati, dove trovano posto l'auditorium, il teatro di posa, con i relativi servizi e camerini, oltre a spazi regia e il secondo teatro/studio con un generoso palcoscenico.
Il nuovo edificio cilindrico, protagonista per la sua rotondità della scena architettonica, è al tempo stesso elemento di collegamento e distribuzione e snodo capace di rendere indipendenti le varie attività del complesso segnate da un comune ingresso alla cineteca, alla biblioteca e alla palazzina uffici. Al piano terra lo spazio disponibile può essere utilizzato anche come spazio espositivo, mentre ai piani superiori trovano posto l'estensione dell'emeroteca e dei luoghi di consultazione.
Nei capannoni prospettanti su via del Macello gli ambienti della biblioteca si adattano alla giacitura del costruito esistente: la grande sala di lettura, che occupa il volume più alto, è caratterizzata internamente da un ballatoio in ferro che consente un'ampliamento dell'area di consultazione, mentre i corpi più bassi, posti a margine della biblioteca, sono utilizzati per salette di studio riservate o come depositi libri. Una successione di lucernari di tipo industriale, posti sul colmo dei vari corpi coperti con falde inclinate, consentono di razionalizzare le aperture esistenti e di dosare in maniera uniforme la luce all'interno degli ambienti studio. Si tratta, è ovvio, di elementi di dettaglio che tuttavia danno la misura dell'accuratezza e della professionalità con cui è stato condotto l'intero progetto. Forse di una eccessiva professionalità che non concede molto spazio all'invenzione, all'irrazionale, al fantastico a cui ci avevano abituato con rinnovato stupore gli ultimi anni dell'intensa carriera di Aldo Rossi. Probabilmente è giusto così, altrimenti dovremo concepire, per l'irripetibile, una forma di riproducibilità che fortunatamente non è concessa.