Asian Cairn, un nuovo modello di smart city

Ciottoli vitrei soprapposti si adagiano alle torri verticali. Foto di Vincent Callebaut

Entro il 2030 il 75 per cento della popolazione cinese lascerà le periferie per concentrarsi in ambienti urbani. Per rispondere alla rapida urbanizzazione di Shenzhen, ma in generale dell’intera Cina, e partendo dal presupposto che “Quanto più una città è densa, tanto meno energia viene consumata”, l’architetto belga, Vincent Callebaut ha ipotizzato un complesso di “farmscrapers” che da vita a una citta verticale densa, ma anche verde, ovvero un polo urbano multifunzionale, multiculturale ed ecologico. Da un basamento circolare si dipartono sei torri costituite dalla sovrapposizione apparentemente casuale di ciottoli di vetro giganti.

Il basamento circolare su cui poggiano le torri è coltivato e utilizzato come area verde collettiva. Foto di Vincent Callebaut

Ogni torre ospita ambienti residenziali, ma anche uffici e spazi per il tempo libero, e il terreno di cui ciascuna torre è circondata funge da spazio verde collettivo e area di bonifica e trattamento di acque piovane e grigie. I ciottoloni di vetro che costituiscono i volumi dei grattacielo garantiscono l’ingresso della maggior quantità di luce naturale negli ambienti interni, mentre un sistema fotovoltaico integrato e delle turbine eoliche ad asse verticale produrrebbero più energia di quella necessaria per il fabbisogno del complesso. I giardini non saranno più un corredo dell’edificio, ma l’edificio stesso così, per dirla col progettista, “L’architettura diventa coltivabile, mangiabile e nutriente.”

I giardini e le aree verdi coltivabili non circondano l’architettura, ma ne fanno parte integrante. Foto di Vincent Callebaut

I terreni coltivati negli stessi ciottoli fornirebbero, infatti,  il cibo per i residenti che dovrebbero, per ridurre al minimo la necessità di viaggiare,  lavorare nella stessa torre in cui vivono. Tra gli obiettivi di questo eco-quartiere verticale,  infatti, il potenziamento(fino all’autonomia) del consumo di alimenti prodotti localmente e la riduzione dei mezzi di trasporto stradale, ferroviario e fluviale.

La città è interamente pensata per essere autosufficiente non solo dal punto di vista energetico, ma anche alimentare. Foto di Vincent Callebaut

Un progetto ambizioso quello di Callebaut che, commissionato da investitori privati cinesi, che non si sono ancora pronunciati sulla fattibilità, vorrebbe fare di Shenzen una densa, ma vivibile.

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