Augmented Skin: l’autoproduzione manuale nell’era del design computazionale

Visualizzazione di una struttura parte della ricerca "Augmented Skin" (foto di K. Miyamoto, Y. Doo, T. M. Moudatsou)
Visualizzazione di una struttura parte della ricerca “Augmented Skin” (foto di K. Miyamoto, Y. Doo, T. M. Moudatsou)

Il progetto intitolato Augmented Skin è stato concepito da un gruppo di laureati della Bartlett School of Architecture di Londra: Kazushi Miyamoto, Youngseok Doo e Teodora Maria Moudatsou, sotto la guida di Daniel Widrig, Stefan Bassing e Soomeen Hahm.

"Augmented Skin" prevede l'autoproduzione manuale di strutture complesse  (foto di K. Miyamoto, Y. Doo, T. M. Moudatsou)
“Augmented Skin” prevede l’autoproduzione manuale di strutture complesse (foto di K. Miyamoto, Y. Doo, T. M. Moudatsou)

Il team ha esplorato, attraverso il progetto, la nozione di “autoproduzione manuale nell’era del design computazionale” mettendo a punto una tecnica innovativa per la realizzazione di componenti edilizi complessi, ricavati in via sperimentale, avvolgendo su dei bastoni in legno, strisce di tessuto elastico rivestite in calcestruzzo.

Avvolte su bastoni in legno, strisce di tessuto elastico e calcestruzzo compongono le strutture  (foto di K. Miyamoto, Y. Doo, T. M. Moudatsou)
Avvolte su bastoni in legno, strisce di tessuto elastico e calcestruzzo compongono le strutture (foto di K. Miyamoto, Y. Doo, T. M. Moudatsou)

Un software di simulazione digitale è stato utilizzato per studiare la disposizione dei bastoni, per ottimizzarne la forma e la resistenza strutturale dei getti risultanti.
«Crediamo che la combinazione di questa tecnica artigianale low-budget e il processo di progettazione digitale potrebbe avere la possibilità di realizzare una nuova intuizione progettuale inimitabile – spiega Kazushi Miyamoto».

Due fasi della realizzazione del sistema costruttivo  (foto di K. Miyamoto, Y. Doo, T. M. Moudatsou)
Due fasi della realizzazione del sistema costruttivo (foto di K. Miyamoto, Y. Doo, T. M. Moudatsou)

Componenti descritti come “filoni”, lunghe fasce di elementi uniti tra loro, potrebbero essere utilizzati come travi o colonne in applicazioni architettoniche. Queste ultime potrebbero essere ancora avvolte in un altro strato elastico per creare superfici di tetti o pareti.

Visualizzazione di una struttura dall'alto  (foto di K. Miyamoto, Y. Doo, T. M. Moudatsou)
Visualizzazione di una struttura dall’alto (foto di K. Miyamoto, Y. Doo, T. M. Moudatsou)

«Il vantaggio principale del processo di fabbricazione è la flessibilità della progettazione e lo stampo – sottolinea Miyamoto – che prosegue: La componente filamentosa flessibile è in grado di generare forme spaziali complesse. Modificando la dimensione e la densità dei bastoni interni possiamo controllare nel dettaglio la flessibilità».

Un intreccio composto dall'Augmented Skin (foto di K. Miyamoto, Y. Doo, T. M. Moudatsou)
Un intreccio composto dall’Augmented Skin (foto di K. Miyamoto, Y. Doo, T. M. Moudatsou)

Per dimostrare le potenzialità delle applicazioni ideabili, il team ha realizzato una sedia ed un arco costruiti con tale tecnica, sviluppando inoltre diverse visualizzazioni dei tipi di strutture architettoniche che potrebbero essere costruite.

Le strutture realizzate dal team di studio  (foto di K. Miyamoto, Y. Doo, T. M. Moudatsou)
Le strutture realizzate dal team di studio (foto di K. Miyamoto, Y. Doo, T. M. Moudatsou)

«Abbiamo confermato con la costruzione del materiale che questa tecnica è sicuramente efficace fino alla scala dei padiglioni. Direi che esistono molte possibilità d’applicazione nel design, soprattutto per i mobili. Crediamo anche che questo processo possa essere sviluppato per l’uso a scala architettonica, effettuando ulteriori test sui prototipi e un’ulteriore ricerca conclude Miyamoto».

 

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO