Breadcrumb…per un percorso singolare

Breadcrumb, il progetto che Ryan Tyler Mart ha elaborato per rappresentare l’influenza della contingenza (foto di Ryan Tyler Mart)

“Ogni architetto ha un ego, ma un architetto non è facilmente influenzabile. L’architetto è libero da condizionamenti. Siamo tutti d’accordo. Eppure, forse, tutti sbagliamo.”

Questo il presupposto della Tesi di Laurea di Ryan Tyler Martinez condotta presso il Southern California Institute of Architecture ed intitolata Breadcrumb, letteralmente “briciole di pane”.

Il sito di progetto ad Anversa, Belgio (foto di Ryan Tyler Mart)

Il lavoro si occupa principalmente della complessità che investe l’ideazione progettuale, della conservazione concettuale degli stimoli esterni e dell’interdipendenza tra questi e l’Individuo. Il progetto di tesi è incentrato sulla ricerca delle soggettività che intervengono nella speculazione progettuale e che non hanno ancora trovato una formalizzazione precisa nel mondo dell’architettura, nel progetto e nella relativa pratica d’insegnamento.

Schema progettuale (foto di Ryan Tyler Mart)

La risposta a questa ricerca è individuata nei dati quotidiani e personali dei progettisti, i cui risvolti nell’ideazione dell’architettura, sono indagati attraverso un esercizio di raccolta e formalizzazione di dati.

L’autore ha voluto che la sua architettura potesse rispecchiare formalmente il processo d’influenze e stimoli intervenuti nella sua esperienza progettuale, per cercare di rappresentare la contingenza del progetto.

Spaccato architettonico riferito alle attività dell’autore (foto di Ryan Tyler Mart)

È stata, perciò, utilizzata un’applicazione informatica grafica, Daytum, realizzata da Nicholas Felton e in grado di registrare ogni soggettività che entra in contatto con la tesi di laurea nel periodo della sua elaborazione durata tre mesi, al fine di dimostrare che anche le attività superflue hanno un grande effetto sul risultato architettonico finale di un progetto.

Un particolare del disegno di progetto (foto di Ryan Tyler Mart)

Allo stesso tempo, mentre raccoglieva queste informazioni, ben 1.500 statistiche personali, l’autore consapevolmente ne utilizzava alcune, quelle relative a letture, studi o ricerche, per realizzare un dispositivo architettonico o cercando di risolvere alcuni problemi progettuali.

Vista del modello tridimensionale (foto di Ryan Tyler Mart)

Il sito di progetto, nello specifico, è quello della casa di Peter Paul Rubens ad Anversa, Belgio, ed è stato scelto per due motivi: Rubens è ben noto come pittore ma molti non lo conoscono in quanto architetto, dunque la casa da lui realizzata non aveva una connotazione positiva o negativa all’interno della disciplina architettonica. Inoltre si è cercato di mettere nuovamente in luce un progetto d’autore, realizzato all’apice della carriera accademica come artista ma all’inizio degli sforzi professionali di architetto.

Dettaglio: il modello spaziale relativo ai dati registrati (foto di Ryan Tyler Mart)

La tesi comprende perciò una serie di disegni di studio iniziali, la riprogettazione della casa e un libro in cui sono state trascritte le conversazioni dell’autore con Eric Owen Moss che rende maggiormente comprensibili le operazioni progettuali realizzate e le informazioni raccolte, simili appunto ad indizi, briciole di pane lasciate a segnare un percorso, assolutamente singolare.

 

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