Breathing Shelter, un rifugio che respira

Il modello del Breathing Shelter (foto di Rhina Portillo, Matthias Urschler)

Il Breathing Shelter, “rifugio che respira”, è il progetto ideato da Rhina Portillo e Matthias Urschler presso il Dipartimento di Arti Applicate, Energia e Strategie Progettuali dell’Università di Vienna.

Applicazione meccanica, per determinare il movimento del modello di studio (foto di Rhina Portillo, Matthias Urschler)

Concepito senza considerare l’ambiente contestuale, ma volutamente, tralasciando la ricerca di un principio morfologico che possa connettere il costruito al sito di progetto, il padiglione presenta una ricerca formale volta ad ottenere l’adattabilità architettonica ed un ambiente interno ideale in grado di collocarsi ovunque nello spazio.

Visualizzazione degli spazi del padiglione (foto di Rhina Portillo, Matthias Urschler)

Sviluppandosi da questo presupposto, il lavoro di ricerca propone l’idea di un involucro innovativo, realizzato come elemento regolatore del comfort interno ed in grado di assolvere questa funzione attraverso la diffusione, su tutta la sua superficie, del principio di respirazione.

L’edificio è in grado di “respirare” (foto di Rhina Portillo, Matthias Urschler)

L’involucro è infatti realizzato per potersi muovere secondo due modalità principali: il movimento respiratorio e quello stagionale. Il Breathing Shelter è, per questo, composto da tre moduli indipendenti nel movimento ma connessi, che “respirano” in reazione ai rispettivi volumi interni. Il rifugio aziona tale meccanismo, quotidianamente, lasciando passare, con il minimo movimento, l’aria attraverso l’involucro. La quantità e la velocità del flusso d’aria è poi controllato per produrre un ambiente interno ottimale.

Vista della presentazione del lavoro di ricerca (foto di Rhina Portillo, Matthias Urschler)

Il secondo tipo di movimento è quello stagionale, che determina la variazione di volume tra gli spazi, seguendo una modalità estiva ed una invernale. Le “pieghe” dell’involucro si estendono durante l’estate, ma si contraggono in inverno: pertanto, l’ambiente si presenta secondo due diversi volumi, quello estivo maggiore e un volume ridotto in inverno. Questa dinamica serve a mantenere la temperatura più alta possibile, nello spazio ridotto, e maggiormente protetto dall’involucro stratificato durante la stagione fredda, consentendo anche alla neve di scivolare sulla struttura.

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