Cantiere del nuovo Museo Egizio di Torino - Isolarchitetti

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Cantiere del nuovo Museo Egizio di Torino - Isolarchitetti

L'intervento di riqualificazione del Museo Egizio di Torino ha lo scopo di trasformare l'assetto dell’antico edificio situato nel centro storico di Torino e renderlo più funzionale per garantire la massima fruizione delle opere.

Redazione Archinfo

24 Luglio 2013

Posto all'interno del palazzo dell'Accademia delle Scienze, il Museo Egizio di Torino è uno dei musei più famosi e importanti di tutto il panorama culturale italiano. È stato questo il punto di partenza per il progetto di riqualificazione e rifunzionalizzazione iniziato nel 2007, e che vedrà la fine con i primi mesi del 2015, che consentirà una migliore fruizione di tutte le opere esposte e con la riapertura integrale al pubblico degli spazi della Galleria Sabauda.
L'intervento, commissionato dalla Fondazione Museo delle Antichità Egizie, oltre a porsi come una necessaria tappa di riammodernamento della struttura, per migliorare l'esperienza dei numerosissimi visitatori, vuole essere un importante passo avanti verso un aspetto, come quello della sostenibilità ambientale, sempre più sentito a livello Europeo. “Uno degli obiettivi principali è stato quello della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico - spiega Andrea Conci, RUP Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino - da cui derivano alcune importanti scelte impiantistiche, come quella dell'utilizzo di pompe di calore di ultima generazione. Queste consentiranno di non immettere in atmosfera circa 200 tonnellate di anidride carbonica e di risparmiare, rispetto ad un impianto tradizionale, circa 80.000 € di consumi su base annua”.
Dal punto di vista architettonico la proposta progettuale si è basata principalmente sull'applicazione delle strategie espositive più avanzate, coniugando tali esperienze con le specificità dell'edificio guariniano e del tessuto urbano torinese. L'idea progettuale, proposta dal raggruppamento Isolarchitettiè stata quella di riaprire integralmente il museo al pubblico con tutte le sale della Sabauda - spiega l'architetto Saverio Isola - e portare i visitatori ai piani attualmente non visitabili. Inoltre trasferire i visitatori dall'atrio, dove attualmente si concentrano, attraverso il cortile e farli scendere in uno spazio ipogeo, che diventerà la grande hall d'accoglienza, con la biglietteria e tutti i servizi necessari”.
Partendo dalla hall d'ingresso, la distribuzione dell'impianto museale è stata concepita sfruttando un modello già sperimentato in diversi casi analoghi, seguendo un andamento “dall'alto al basso” che porterà il pubblico alla scoperta delle collezioni partendo dall'ultimo piano e tornando all'ingresso. Gli allestimenti, nati dalla collaborazione con il famoso scenografo Dante Ferretti, sono stati pensati ispirandosi all'opera di Guarini, mantenendo un certo carattere aulico degli spazi e insediando in essi delle funzioni museali primarie.
Il cuore tecnologico di tutto l'edificio è la centrale termo-frigorifera ipogea, posta sotto la nuova hall e composta da 3 pompe di calore reversibili FOCS2-W/CA-E H 3001 di Climaveneta, alimentate da fonte geotermica per la generazione di acqua calda e fredda. Il sistema “realizza una produzione di energia termica frigorifera ad altissima efficienza sia nel periodo invernale che estivo - sottolinea l'ingegner Giuseppe Bonfante, PROECO - consentendo il rispetto della direttiva RES (Renewable Energy Sources, ndr) e nello stesso tempo un ritorno dell'investimento in tempi relativamente brevi: circa 7 o 8 anni”.
Un traguardo raggiunto anche grazie ad un sistema sotterraneo di volani, posto al di sotto del secondo piano interrato, consistente nello sfruttamento di due vasche che usano l'acqua di falda per prelievo e restituzione. Come racconta l'ingegner Massimo Rapetti - AD di PRODIMuna necessità dovuta al fatto che la provincia ha autorizzato una portata di acqua limitata (circa 50 l al secondo), mentre nei momenti di punta l'impianto avrebbe richiesto una maggior portata. In questo modo durante tutta la giornata la vasca dell'acqua di pozzo viene in parte svuotata e quella di restituzione viene riempita”.
Questa soluzione ha permesso di rendere l'edificio storico del Museo Egizio adeguato ai più elevati standard di risparmio energetico, previsti per gli edifici di nuova costruzione.





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