Casa 7a, nel paesaggio colombiano

 

Vista della Casa 7A nel’area collinare colombiana (foto di David Uribe)

Arquitectura en Estudio e Natalia Heredia hanno recentemente  terminato la costruzione della Casa 7A, un’abitazione di campagna vicino al comune di Villeta, a ovest di Bogotà in Colombia: Il territorio scosceso in cui è posta, definisce completamente l’abitazione e il suo progetto, che prende avvio da due elementi fondamentali dell’architettura, il tetto e il patio.

La casa con i pannelli di legno completamente richiusi (foto di David Uribe)

Posta a 967 metri sopra il livello del mare, in un terreno molto ripido che inizia in cima ad una collina e raggiunge, più a valle, il torrente “El Cojo”, nel contesto di un ambiente prevalentemente caldo e secco tutto l’anno, l’abitazione richiedeva, in fase progettuale, vincoli ben precisi: una superficie costruita di 550 metri quadrati in cui sistemare tre camere, uno studio, i servizi e le aree sociali, un’area terrazzata e una piscina, con la necessità particolare di poter richiudere completamente ogni spazio quando non fosse in uso.

L’ingresso all’abitazione (foto di David Uribe)

La copertura, che protegge dalle intemperie, è intesa allo stesso tempo come elemento di relazione con l’area circostante: dalle linee pulite ed orizzontali, essa incornicia il paesaggio e protegge da sole e pioggia, mentre costituisce una soglia tra i limiti d’interno ed esterno, tra natura ed artificio.

Lo spazio d’accesso alla casa conduce al patio ed alle aree di soggiorno (foto di David Uribe)

Il patio, invece, è lo spazio che permette di portare la natura nell’architettura, aiuta ad acquisire un certo controllo sugli elementi naturali che altrimenti sarebbero alieni rispetto allo spazio costruito: questo spazio genera un contesto intimo di rapporti visivi e sensazioni, in contrasto con le lunghe visite lasciate aperte verso le montagne, al di fuori dell’abitazione.

Gli spazi sociali e di soggiorno (foto di David Uribe)

La casa è organizzata, quindi, attraverso una successione di vuoti e volumi racchiusi sotto il tetto, che è aperto verso le montagne su un lato, e verso una serie di cortili interni, dall’altro. Questa doppia relazione spaziale tra elementi architettonici e distanze visuali genera una diversità e ricchezza compositiva all’interno della casa.

Vista della piscina (foto di David Uribe)

Sono così stabilite, nei vari momenti della giornata, molteplici opportunità e diverse dinamiche d’utilizzo degli ambienti che rimangono invisibili all’esterno. Verso la strada, infatti, la casa si mostra completamente chiusa, garantendo privacy e generando l’aspettativa di ciò che accade all’interno.

Gli spazi della piscina con la villa completamente richiusa nei pannelli di teak (foto di David Uribe)

L’accesso alla residenza è realizzato attraverso un blocco volutamente basso e stretto: varcandone la soglia la percezione dello spazio muta e gli ambienti si aprono sul patio che incornicia la vista ininterrotta delle montagne. Dall’ingresso, la piattaforma che contiene le aree sociali è dominata dall’elemento naturale dell’acqua, apparentemente, galleggiando tra una fontana e la piscina in lontananza.

Le aree di soggiorno sono sviluppate verso l’esterno, affacciate sulla piscina (foto di David Uribe)

Le aree sociali sono definite dal carattere spaziale del patio che, incorniciato da un vuoto nel tetto, ospita la presenza un’acacia, il cui fogliame protegge l’ambiente dal sole e la cui collocazione segna invece il centro della casa, punto d’incontro dei due assi principali.

La piscina illuminata durante la sera (foto di David Uribe)

La facciata comporta la risoluzione di una questione essenziale nel progetto: come generare spazi aperti che possono essere completamente richiusi quando non utilizzati. A questo fine, pannelli schermanti in legno sono stati progettati in modo che potessero scivolare o ruotare, permettendo la totale chiusura, o apertura, dello spazio.

Vista degli ambienti aperti attorno al patio (foto di David Uribe)

Il progetto utilizza materiali che esprimono il processo di costruzione e di composizione: il calcestruzzo gettato in opera, la pietra arenaria che mantiene l’uniformità cromatica della copertura, e il legno di teak generano una serie di texture, colori e ombre che cambiano con la luce del sole.

Lo spazio centrale con il giovane albero d’acacia (foto di David Uribe)

Tutte le trame e la composizione sono definite dal modulo decimale e la sua metà, queste misure sono espresse in tutti gli elementi, dalle casseforme di legno per il calcestruzzo, ai mobili, ai pannelli di legno teak che racchiudono tutto il perimetro del cortile. La finitura per la piscina è stata realizzata nei colori blu – verde, ispirandosi alla foresta circostante, utilizzando piastrelle dipinte a mano.

Disegno assonometrico della composizione volumetrica (foto di Arquitectura en Estudio, Natalia Heredia)

La strategia principale di sostenibilità deriva dalla distribuzione spaziale e dall’orientamento del progetto che minimizza il guadagno solare diretto sulle facciate mentre permette alla ventilazione trasversale di circolare in tutte le aree, riducendo al minimo la necessità di ventilazione meccanica. Per un ulteriore isolamento, il tetto piano è stato costruito utilizzando una lastra stratificata e ventilata, con una finitura di ghiaia bianca sulla superficie superiore.

Planimetria d’insieme (foto di Arquitectura en Estudio, Natalia Heredia)

Nell’abitazione viene riciclata l’acqua piovana per la vegetazione e il sistema di riscaldamento per l’acqua della piscina funziona con pannelli solari. I materiali di costruzione sono per lo più locali e naturali, pietra, legno rinnovabile e cemento, e la costruzione è stata realizzata con il lavoro di manodopera locale.

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