CoLap e il ruolo di garanzia delle associazioni professionali

finco logo_150Finco, la Federazione industrie Prodotti Impianti Servizi ed Opere Specialistiche per le Costruzioni, veicola le sue informazioni anche attraverso la rivista Progettarearchitetturacittàterritorio, come suo organo ufficiale.

Questo articolo è tratto dalla rivista  Progettare architetturacittàterritorio n.04 settembre 2014, sezione Finco informa (pag 99).

CoLap nasce in modo informale nel 1999, ma formalmente con il deposito dello statuto 13 anni fa. Nasce con una mission ben precisa: il riconoscimento del ruolo di garanzia svolto dalle associazioni professionali, garanzia verso il consumatore e verso l’impresa. Dopo 13 anni di lavoro viene varata la legge 4/2013 (disposizioni sulle professioni non organizzate in ordini, albi o collegi), uno dei rarissimi casi in Italia di legge di iniziativa parlamentare dal tono fortemente liberale che riconosce finalmente alle associazioni un ruolo di promozione della professionalità degli iscritti attraverso il rilascio delle attestazioni di qualità. Ottenuta questa legge sembrava che la mission per cui l’associazione era stata fondata si fosse esaurita, in realtà esisteva un altro fabbisogno, ovvero la rappresentanza istituzionale dei professionisti. Oggi CoLap, dopo la legge, è CoLap 2.0; occorre lavorare sulla creazione di partnership, sullo sviluppo professionale, collaborare con Governi e Istituzioni affinché i provvedimenti non siano provvedimenti up and down ma condivisi. Oggi CoLap come forma aggregativa è riconosciuta dal Mise (Ministero dello sviluppo economico) come rappresentante del mondo associativo.

Emiliana Alessandrucci, presidente ColAp, Coordinamento libere associazioni professionali
Emiliana Alessandrucci, presidente ColAp, Coordinamento libere associazioni professionali

Emiliana Alessandrucci, presidente CoLap – Coordinamento Libere Associazioni Professionali, si batte a tutto tondo per il riconoscimento del ruolo di garanzia svolto dalle associazioni professionali, essenziali per un nuovo mercato del lavoro moderno e contemporaneo.

Molte delle professioni associative, possono contribuire fattivamente al progetto di semplificazione amministrativa. In che modo e secondo quali parametri lei ritiene che si possa creare un rapporto proficuo e sinergico tra professionisti, imprese, consumatore e pubblica amministrazione?

«Il tema della semplificazione amministrativa è un tema che ci interessa a 360° anche perché in qualche modo la subiamo come utenti della Pa, la promuoviamo come professionisti intermediari, la potremmo innovare come interlocutori. Diverse nostre professioni intervengono su questo tema, basti pensare ai professionisti delle agenzie di pratiche amministrative che in qualche modo realizzano nella pratica quello che oggi si pensa di delegare all’ipotetico Tutor. A tal proposito il posizionamento di questa figura ci sembra una proposta interessante tuttavia ci chiediamo: quali sono i parametri per identificarlo? Con quali competenze? Chi lo controlla e chi lo aggiorna? Il tutor è un soggetto o una società? Come è ripartita la responsabilità? Inoltre voglio aggiungere che ogni volta che si parla di semplificazione amministrativa la si identifica con la riduzione della burocrazia, in realtà semplificazione vuol dire anche liberare, rendere snello e accessibile il mercato. Le faccio un esempio: noi stiamo lavorando a una modifica alla legge sugli appalti pubblici perché quella legge (che regola il Mepa)prevede la possibilità di accesso all’affidamento dei contratti pubblici solamente alle imprese e agli iscritti agli ordini professionali e non permette l’accesso diretto al contratto al professionista associativo. Questo perché in qualche modo questa legge nasce nel 2006 mentre la nostra legge è del 2013. Ora occorre modificare il testo del 2006 e semplificarlo permettendo anche ai professionisti associativi di diventare affidatari di contratti pubblici».

Un nodo importante della nostra cultura e della nostra società ovvero il ruolo della donna oggi. A suo parere quali sono le direttive per la promozione delle pari opportunità e per il miglioramento delle condizioni dell’occupabilità femminile nel nostro Paese? E qual è secondo il vostro osservatorio la situazione attuale?

«La promozione delle pari opportunità può avvenire in Italia attraverso due semplici parole che non sempre sono apprezzate: meritocrazia ed eccellenza. Se ci fosse un sistema nel mercato del lavoro effettivamente meritocratico che guardi le competenze e le capacità e che miri alle eccellenze sono sicura che noi donne troveremmo uno spazio decisamente più ampio di quello che siamo in grado di occupare oggi. La seconda difficoltà che rilevo è l’annoso problema della conciliazione con la gestione della famiglia. L’inconciliabilità tra lavoro e vita familiare non è un problema solo delle donne, ma della società; quando la maternità la famiglia sarà davvero un valore di riferimento del nostro mondo e del nostro mercato del lavoro non sarà difficile superare questo ostacolo, molti Paesi lo hanno fatto, ma a noi serve una rivoluzione culturale».

Secondo quali direttive agite strategicamente ai fini di una buona politica di rappresentanza e assistenza  ovvero le vostre best practices in materia?

«Sono molto orgogliosa delle policy che il CoLap tiene, ovvero facciamo battaglie per tutti i nostri professionisti senza distinzione di capacità economica o rappresentativa. Noi non promoviamo mai interessi o sponsorizziamo attività che possono riguardare una nostra associazione o una nostra unica professione. Questo è il nostro primo principio ispiratore. Il secondo di cui sono altrettanto fiera, è che la nostra realtà  vive esclusivamente delle quote associative quindi non maturiamo debiti nei confronti di nessuno».

Quale ruolo da il CoLAP ai Comitati di Indirizzo e Sorveglianza previsti dalla Legge 4/2013?

«La citata legge 4/2013 di cui siamo stati promotori prevede la possibilità di costituire tra le associazioni professionali e il mondo produttivo, sia la parte datoriale che i consumatori nonché la parte sindacale, dei comitati di indirizzo e sorveglianza con funzione di vigilare sui processi che le associazioni mettono in piedi per il rilascio dell’attestato di qualificazione professionale. Questi comitati pur essendo volontari assumono per noi una rilevante importanza, il Mise fa un controllo in prima istanza ma quello dei comitati è una verifica di merito  ovvero se quello che dichiari è congruo a quello che vuoi fare. Per il CoLap “le associazioni devono” aderire ai Cis perché senza nessun controllo la nostra legge rischia di non dare le garanzie per cui è nata».

Quali sono i traguardi che Colap si prefigge di raggiungere per il prossimo futuro?

«Il nostro obiettivo primo fra tutti è quello di contaminare; siamo convinti che esiste un nuovo mercato del lavoro e va contaminata la politica italiana e il sistema legislativo in toto; le libere professioni non sono impresa né lavoro dipendente e quindi abbiamo esigenze di opportunità molto diverse da quelle pensate fino ad oggi. Il traguardo che vorremmo raggiungere è quello di aprire nuove opportunità: rivedere la  formulazione del titolo V della Costituzione (potere concorrente stato regioni); ripensare l’accesso ai finanziamenti, rivedere i sistemi di orientamento universitario e la formazione eccetera, noi vogliamo pian piano andare a rimuovere questi ostacoli con provvedimenti a costo zero aprendo nuove opportunità, spetterà poi al professionista bravo saperle cogliere. Abbiamo attualmente una serie di Tavoli di dialogo aperti con il Ministro della Salute per tutte le professioni che afferiscono all’area del benessere e dello sviluppo della persona e con il Ministero della Funzione Pubblica proprio per contribuire in maniera fattiva alla semplificazione amministrativa che ci coinvolga sia come utenti che come attori di questa riforma».

di Simonetta Alfaro

 

Chi è CoLAP:
colap_logoCoLAP – Coordinamento Libere Associazioni Professionali – costituitosi nel 1999, è un’associazione apartitica e senza scopo di lucro che raccoglie a oggi oltre 200 libere Associazioni professionali, con più di 300mila iscritti. Obiettivo del Coordinamento è di implementare e sostenere il sistema duale delle professioni in Italia, rappresentato dagli Ordini professionali – in qualità di enti pubblici di controllo sulle attività connesse a interessi costituzionalmente garantiti – e dalle associazioni professionali, soggetti in grado di valorizzare le competenze degli associati e garantire il rispetto delle regole deontologiche, agevolando la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza, anche alla luce della Legge 4/2013. L’universo professionale cui si rivolge CoLAP è composto da oltre 3,5 milioni di lavoratori (dati Censis 2004 confermati da ricerca E-laborando 2006). Il ruolo sociale ed economico del sistema delle professioni associative in Italia è assai rilevante: esse costituiscono una fetta importante del comparto produttivo italiano contribuendo alla produzione del 4 per cento del Pil Nazionale (dati CoLAP 2012 – Indagine sulle professioni associative) e rappresentando il 14 per cento degli occupati.
 

 

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