Comet Runner: le basi spaziali del futuro

Visualizzazione di volumi componenti le stazioni spaziali (foto di Clouds Architecture Office)
Visualizzazione di volumi componenti le stazioni spaziali (foto di Clouds Architecture Office)

Masayuki Sono e Ostap Rudakevych, fondatori dello studio Clouds Architecture Office, hanno elaborato un concept progettuale che riguarda la possibilità di realizzare stazioni spaziali in movimento nell’orbita di exocomete, corpi celesti ghiacciati situati all’esterno del sistema solare terrestre. Il progetto è stato ispirato dalla recente missione della sonda Rosetta, per l’Agenzia Spaziale Europea, che ha comportato l’atterraggio del veicolo sulla superficie della cometa Churyumov-Gerasimenko. Le stazioni spaziali sono, infatti, intese quali elementi in grado di viaggiare seguendo le rotte delle comete: muovendosi con loro, inoltre, i veicoli potrebbero trasportare gli astronauti attraverso la galassia.

«Comet Runner – questo il nome del progetto – rappresenta un’opportunità provocatoria di espandere la nostra portata rispetto allo spazio celeste, abbassando il costo del volo spaziale sulla lunga distanza osservano i progettisti».

Operazioni per il posizionamento dei moduli (foto di Clouds Architecture Office)
Operazioni per il posizionamento dei moduli (foto di Clouds Architecture Office)

Le stazioni ideate potrebbero utilizzare come fonte di combustibile l’ossigeno e l’energia motrice della cometa stessa; mentre nuove strutture potrebbero essere costruite durante il viaggio e collocate sulla sua superficie dei corpi celesti. Ciò grazie alle tecniche innovative di stampa 3d, alimentate dai materiali solidi raccolti.

La stazione spaziale agganciata ad una exocometa (foto di Clouds Architecture Office)
La stazione spaziale agganciata ad una exocometa (foto di Clouds Architecture Office)

«Il progetto prevede di sfruttare una cometa come un veicolo interstellare. Le comete di destinazione dovrebbero essere preselezionate per assicurarsi che contengano i composti volatili necessari a sostenere la missione».

Particolare dei moduli: una sequenza di elementi in aggancio tra loro (foto di Clouds Architecture Office)
Particolare dei moduli: una sequenza di elementi in aggancio tra loro (foto di Clouds Architecture Office)

I due architetti ritengono che la loro ipotesi progettuale possa costituire un precedente per il realizzarsi della previsione – futuristica – di voli nello spazio condotti semplicemente utilizzando corpi già in movimento, necessari anche a sostenere completamente la vita dei viaggiatori.

Fasi di trivellazione della exocometa (foto di Clouds Architecture Office)
Fasi di trivellazione della exocometa (foto di Clouds Architecture Office)

La stazione spaziale, dovrebbe, infatti, includere impianti di trasformazione e laboratori per la selezione delle materie prime e la loro conversione in composti utilizzabili; aree di deposito per le attrezzature e i materiali raffinati; una serra ed anche alloggi separati, costruiti sulla superficie della cometa.

Spaccato assonometrico relativo alla disposizione funzionale (foto di Clouds Architecture Office)
Spaccato assonometrico relativo alla disposizione funzionale (foto di Clouds Architecture Office)

«Si ipotizza che ci siano miliardi di comete, di circa 20 chilometri di larghezza nella nube di Oort – spiegano i progettisti , facendo riferimento alla cintura di corpi ghiacciati orbitanti nella cerchia più esterna del sistema solare -. Molti contengono composti come acqua, metano, monossido di carbonio e cianuro di idrogeno, che potrebbero essere convertiti in beni utili per una missione spaziale di lunga distanza, ottenendo, ad esempio, combustibile, ossigeno, plastica, refrigeranti e fertilizzanti».

Se ti interessa l’architettura “visionaria”,  leggi Indicativo Futuro

 

 

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