Common Ground

Installazione di Aires Mateus all’Arsenale (foto La biennale)

Rimarrà aperta al pubblico fino al 25 novembre 2012 la 13esima Mostra internazionale di Architettura organizzata dalla Biennale di Venezia  che, anche quest’anno, presenta importanti firme del panorama architettonico contemporaneo. “Common Ground” è il tema dell’edizione, curata da David Chipperfield e presieduta da Paolo Baratta, che considera quella dell’architetto inglese «una mostra fatta di risonanze, in cui l’imprescindibile relazione tra architettura, spazio e urbanistica riemerge dalle note stesse della risonanza».

di Francesca Malerba

Riservata agli operatori, la vernice si è svolta il 27 e 28 agosto mentre la cerimonia di premiazione e inaugurazione, che ha avuto luogo il giorno successivo ai Giardini, ha aperto l’evento al pubblico.

La mostra è distribuita su circa 10mila metri quadrati di superficie: dal Padiglione Centrale dei Giardini il percorso espositivo si sviluppa fino a raggiungere i suggestivi spazi delle Corderie, delle Artiglierie e delle Tese dell’Arsenale. I 69 progetti ospitati, alcuni dei quali creati appositamente per questa edizione, sono firmati da 119 fra architetti, fotografi, artisti, critici e autori vari.

David Chipperfield spiega le ragioni del tema scelto per la mostra: «Ho voluto stimolare i colleghi a reagire alle prevalenti tendenze professionali e culturali del nostro tempo, che tanto risalto danno alle azioni individuali e isolate, incoraggiandoli invece a dimostrare l’importanza dell’influenza e della continuità dell’impegno culturale, a illustrare idee comuni e condivise che costituiscono la base di una cultura architettonica».

La ricerca di un “terreno comune” vuol essere da stimolo per «dichiarare quelle ispirazioni e influenze che dovrebbero caratterizzare la nostra professione, educare l’attenzione rivolta alla città, nostra area di competenza e attività, ma anche realtà creata in collaborazione con ogni cittadino e con i molti attori che partecipano al processo della sua costruzione».

«Gli italiani hanno una marcia in più perché – continua Chipperfield – questo paese è la patria spirituale dell’architettura. È qui che si può comprendere pienamente l’importanza dell’edificio non come spettacolo individuale, bensì come manifestazione di valori collettivi e scenario della vita quotidiana.

In mostra al Padiglione danese i progetti per la Groenlandia che verrà

Questo senso tangibile del contesto e della storia ci ricorda che il nostro mondo edificato è una testimonianza della continua evoluzione del linguaggio architettonico e uno strumento essenziale per la nostra comprensione del mondo che ci circonda.

Una serie di progetti è esposta, su piedistalli puntuali, nel Padiglione ungherese

Tali presupposti mi hanno ispirato a orientare questa Biennale verso tematiche riguardanti la continuità, il contesto e la memoria, verso influenze e aspettative condivise. Mi hanno portato a concentrarmi sull’apparente mancanza di intesa tra professione e società».

Nel padiglione greco i progetti sono stati elaborati sui temi della trsformazione degli spazi pubblici e dell’architettura residenziale

Una considerazione, quest’ultima, sicuramente azzeccata per alcune delle interpretazioni proposte, i cui messaggi risultano celati da formalismi autocelebrativi o da raffinatezze stilistiche che si prestano a una lettura critica elitaria. Spiccano, di conseguenza, alcune risposte a nostro avviso più pertinenti, che segnaliamo con piacere.

È il caso di «Light House», il padiglione nordico, common ground fisico e ideale di Finlandia, Svezia e Norvegia. In occasione del 50imo anniversario dell’edifico progettato da Sverre Fehn, ciascuno dei trentadue giovani architetti invitati ha creato un proprio modello di «casa concettuale» in cui il trattamento della luce naturale costituisce il punto di partenza (e di arrivo) del progetto.

Finlandia, Norvegia e Svezia propongono diversi concept per progetti residenziali, con modelli riferiti principalmente al tema della luce naturale

Per la realizzazione del padiglione della Gran Bretagna, «Venice takeaway», dieci studi hanno esplorato in prima persona il mondo alla ricerca di soluzioni praticabili ai problemi globali che affliggono la nostra Terra.

Nel padiglione della Gran Bretagna è in mostra il frutto della ricerca sull’architettura di matrice anglosassone in ogni parte del mondo

Una linea simile a quella seguita per l’allestimento del padiglione statunitense, che ospita la mostra fotografica “Design for the common good” dedicata al possibile scenario urbano risultato di una miriade di microprogetti realizzati da cittadini invece che dei giganteschi e costosissimi interventi firmati dalle archistar.

“Spontaneous interventions” presenta, nel Padiglione degli Stati Uniti d’America, 124 progetti intrapresi per creare e potenziare servizi, comfort, funzionalità, inclusione, sicurezza e sostenibilità nelle città statunitensi

La visione, tipicamente canadese, orientata agli aspetti della socialità, è rappresentata in “Migrating Landscapes” che, partendo dalla tendenza mondiale all’aumento della mobilità di persone e culture, attraverso settling (insediamento, ambientamento) e unsettling (sradicamento, sconcerto) evidenzia l’impegno verso l’apertura e la  trasformazione della città in un nuovo paesaggio urbano modulare.

La trasformazione della città è l’oggetto di “Migrating Landscape” in mostra al padiglione canadese

Il padiglione tedesco con “Reduce Reuse Recycle” punta l’attenzione verso il patrimonio edilizio esistente, proponendo differenti modalità d’approccio soprattutto nei confronti degli edifici del secondo dopoguerra.

La mostra collettiva degli architetti iberici “SpainLab” presenta invece un approccio proiettato verso un futuro di sostenibilità e compatibilità ambientale mentre nel padiglione giapponese l’attenzione è puntata sulla possibilità di ricostruzione in una terra colpita da devastanti fenomeni naturali.

“Spain Lab” offre una panoramica sulle tendenze emergenti dell’architettura di cultura iberica: i progetti e gli allestimenti rimandano a un fututomdi sostenibilità e compatibilità ambientale

Poco più in là, sempre ai Giardini, con ironia, Lucio Costa e Marcio Kogan invitano i visitatori a “riposarsi” all’interno del loro padiglione brasiliano.

L’invito al relax campeggia sul muro di fondo del padiglione del Brasile, paese in rapido sviluppo che vuole enfatizzare le proprie radici culturali

Nel video i Padiglioni di Croazia, Israele, Paesi Nordici (Finlandia, Norvegia, Svezia), Olanda, Danimarca, Ungheria, Grecia, Romania, Brasile, Padiglione Venezia, Egitto, Serbia, Spagna

 

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here