Ddl geometri: no degli architetti all’ampliamento di competenze

Leopoldo Freyrie, presidente del Cnappc

«Ribadiamo il nostro parere assolutamente contrario al ddl 1865 attualmente in discussione al Senato che, senza fondamento alcuno, estende indebitamente le competenze progettuali dei geometri e dei periti, consentendo loro di occuparsi anche di progettazione architettonica» commenta Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori relativamente al disegno di legge 12865della senatrice arch. Simona Vicari, il cui testo propone un rafforzamento del ruolo dei geometri e dei periti industriali.Durante il suo intervento nel corso dell’audizione sul disegno di legge in Commissione Lavori Pubblici del Senato del 4 ottobre scorso, Freyrie aggiunge : «Nel momento in cui la crisi ci spinge ad essere ancora più competitivi in termini di qualità dei servizi offerti ai cittadini – favorendo, tra l’altro, la cooperazione tra i professionisti – ci sembra del tutto anacronistico proporre norme che, contro le indicazioni comunitarie, estendono le competenze di una categoria a danno di un’altra. Così come anacronistici e del tutto inutili si sono dimostrati tutti i tentativi di forzare la definizione di “modesta dimensione” di una costruzione: negli ultimi 50 anni tutto ciò ha prodotto, da un lato, un enorme spreco di giurisprudenza, dall’altro non pochi scempi edilizi. Altrettanto evidente è poi la non “economicità legislativa” di un intervento come quello proposto che entra nello specifico di materie propriamente tecniche che dovrebbero, invece, essere risolte in tavoli di concertazione inter-professionali. Le nuove competenze che si vorrebbero estendere a geometri e periti non hanno riscontro in alcun paese dell’Unione Europea, poiché gli interventi riguardanti l’architettura e il paesaggio – e le direttive comunitarie su questo aspetto sono chiarissime – devono essere realizzati da professionisti che abbiano svolto idonei studi universitari. Ed è proprio la normativa europea ad attribuire agli architetti – formati negli specifici settori e in maniera adeguata – le attività professionali relative alla progettazione architettonica, strutturale, paesaggistica, conservativa ed urbanistica. Senza contare, poi, che il recepimento e l’attuazione di nuovi titoli professionali in contrasto con le competenze previste per la categoria professionale degli architetti provocherebbero un aperto contrasto tra la normativa nazionale e quella europea».

La proposta di legge dunque, che è stata rimessa all’ordine del giorno della Commissione Lavori Pubblici del Senato dopo la mobilitazione dei geometri tenutasi il 26 settembre scorso alla Fiera di Roma per difendere le competenze professionali della categoria e chiedere lo sblocco del ddl, fermo al Senato da aprile, trova la netta opposizione degli architetti italiani, che propongono la via indicata dal Dpr 137/2012 attuativo della Riforma delle Professioni, che supera il problema delle competenze promuovendo l’integrazione professionale e interprofessionale attraverso l’istituzione di nuove forme societarie.
Il Consiglio Nazionale degli Architetti propone di emendare il disegno di legge sostituendolo con un unico articolo che istituisca – presso il Ministero della Giustizia e di concerto con il Ministero delle Infrastrutture – un Tavolo delle Competenze a cui partecipino i rappresentanti dei Consigli Nazionali delle Professioni dell’area tecnica. Tavolo che, al 31 dicembre di ogni anno, rediga delle linee guida di interpretazione e di aggiornamento delle competenze professionali – anche sulla base delle novità legislative intervenute – nel rispetto delle Direttive e politiche comunitarie che dovrebbero poi essere emanate mediante Decreto Ministeriale.

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