Drift & Drive di Luo, Song e Yuen

La piazza centrale di un “Hub Island” isola principale che ospita le abitazioni (foto di Alex Yuen)

Il progetto Drift & Drive, proposta di un nuovo modello d’urbanizzazione marina che renda attuali le sfide tecnologiche e logistiche per l’estrazione petrolifera offshore, è stato sviluppato da Joanna Luo, Weijia Song e Alex Yuen, come parte dello studio “Petropolis of Tomorrow” diretto da Neeraj Bhatia alla Rice University School of Architecture.

Planimetria di un’isola principale stazionaria, da cui vengono trasferite persone e risorse (foto di Alex Yuen)

La ricerca elabora una soluzione per le necessità di trasferirmento dei lavoratori offshore, sostenute dalla compagnia petrolchimica brasiliana Petrobras a causa della localizzazione delle piattaforme sempre più lontano dalla costa e al conseguente aumento del costo dei trasporti.

Master plan del progetto Petropolis lungo la costa sud-est del Brasile (foto di Petropolis of Tomorrow)

Gli studenti della Rice University di Houston, incaricati d’ideare una soluzione rivoluzionaria per il design industriale, hanno sviluppato il progetto radicale di isole artificiali galleggianti dove ben 25mila lavoratori del petrolio, e le loro famiglie, possono vivere per prolungati periodi di tempo.

Sezione di una nave mobile, struttura per l’industria petrolifera e abitazione per i lavoratori (foto di Joanna Luo)

Stabilendo un sistema di isole galleggianti in posizione strategica lungo la corrente di accumulo naturale della costa brasiliana, sarebbe infatti possibile ospitare i lavoratori e trasportare petrolio e risorse da e verso le coste.

La nave mobile per il trasporto di merci e dei lavoratori dalle piattaforme (foto di Joanna Luo)

“Abbiamo iniziato ricercando lungo la costa del Brasile chiamata Campos, Santos e Libra Oil Basinsin e una delle cose affascinanti dell’industria petrolifera brasiliana è che tutto le strutture sono in mare aperto” spiega il professor Neeraj Bhatia, che aggiunge: “Abbiamo visto questa crisi logistica che stava emergendo insieme alle recenti scoperte di petrolio, sempre più in mare aperto”.

La struttura di una navetta d’accumulo (foto di Weijia Song)

“Penso che la cosa più interessante sia stata la possibilità di influenzare la vita dei lavoratori, sia a livello umano personale, sia in senso lato rispetto all’effetto che l’abitare le piattaforme potrebbe comportare per l’intera industria” dice Alex Yuen, uno degli studenti che hanno lavorato al progetto.

Schema funzionale della navetta di accumulo che si ricarica nelle isole energetiche minori (foto di Weijia Song)

La loro soluzione prevede una rete, collegata da navi mobili, che si compone di tre grandi isole galleggianti, della lunghezza massima di due chilometri, con residenze, uffici e strutture industriali. Questi poli principali sono circondati da 42 isole minori che ospitano colture e la produzione d’elettricità per mezzo dell’energia solare e del moto ondoso, funzionando per il rifornimento dei centri più grandi grazie a navette di accumulo.

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