Dus Architects. Una casa in 3d sui canali di Amsterdam. Cosa dice Bombardi.

Il progetto di DUS Architects
Il progetto di DUS Architects

Un progetto di ricerca ambizioso che dimostra come si può scalare una tecnologia esistente per risolvere nuovi problemi. Il cuore del progetto è la stampante KamerMaker, sviluppata appositamente per lo scopo scalando di fatto una stampante 3D a filamento termoplastico fino a farle raggiungere le dimensioni di stampa e di ugello richieste per lo scopo.

 Il progetto affronta, oltre alla costruzione anche tutti gli altri aspetti, inclusi la sostenibilità, l’impatto ambientale e anche il comfort. In questa sezione si nota come i vani siano stati già pensati con strutture e forme che esplicitano funzionalità specifiche tipiche di una casa privata
Il progetto affronta, oltre alla costruzione anche tutti gli altri aspetti, inclusi la sostenibilità, l’impatto ambientale e anche il comfort. In questa sezione si nota come i vani siano stati già pensati con strutture e forme che esplicitano funzionalità specifiche tipiche di una casa privata

Il materiale attualmente utilizzato è realizzato in collaborazione con Henkel ed è una termocolla in pellet di origine vegetale, chiamata Macromelt, che a 170 gradi fonde e pertanto può essere estrusa. Allo studio sono anche materiali diversi ottenuti riciclando le plastiche dei rifiuti.

Barack Obama ha potuto conoscere i dettagli del progetto 3D Print Canal House in occasione di una visita guidata al Rijksmuseum con il sindaco di Amsterdam Eberhard van der Laan, al Presidente degli Stati Uniti sono stati mostrati modelli in scala e anche alcune parti in dimensioni 1:1 (foto di Dave de Vaal)
Barack Obama ha potuto conoscere i dettagli del progetto 3D Print Canal House in occasione di una visita guidata al Rijksmuseum con il sindaco di Amsterdam Eberhard van der Laan, al Presidente degli Stati Uniti sono stati mostrati modelli in scala e anche alcune parti in dimensioni 1:1 (foto di Dave de Vaal)

Il progetto non è però solo di tipo tecnologico e basato sulla sola stampante, ma si abbraccia tutti gli aspetti, da quelli di tipo ambientale a quelli abitativi grazie alla possibilità di realizzare localmente e modularmente, con la flessibilità della stampa 3D, ogni aspetto della casa.

Il progetto sfrutta la stampa 3D per creare non solo le strutture come pareti e pavimenti, ma arriva a produrre anche i motivi decorativi sulla facciata e alcuni elementi di arredo all’interno.
Il progetto sfrutta la stampa 3D per creare non solo le strutture come pareti e pavimenti, ma arriva a produrre anche i motivi decorativi sulla facciata e alcuni elementi di arredo all’interno

Non solo muri, ma anche elementi interni, vani, strutture d’intercapedine e aspetto della facciata. Rispetto alle altre soluzioni di stampa 3D, questa ha da un lato la facilità di costruzione e di trasporto della stampante, ma dall’altro richiede la realizzazione di blocchi con dimensioni limitate, da assemblare successivamente e con l’impiego di mano d’opera.

All’interno della struttura di protezione dalle intemperie, si trova una macchina che richiama da vicino la struttura della classica stampante 3D a filamento, ma in questo caso sono fusi dei pellet in materiale di origine vegetale, molto simile a una termocolla
All’interno della struttura di protezione dalle intemperie, si trova una macchina che richiama da vicino la struttura della classica stampante 3D a filamento, ma in questo caso sono fusi dei pellet in materiale di origine vegetale, molto simile a una termocolla

La ricerca comprende anche gli aspetti di tipo normativo per i quali sia questa, sia le altre costruzioni realizzate con la manifattura additiva dovranno confrontarsi. Ad oggi, il progetto è in fase avanzata di costruzione ed il modello in scala ridotta è visibile – ovviamente stampato in 3D – presso il cantiere che può essere visitato, a pagamento, con un tour che illustra il progetto senza disturbare i lavori in corso. Il tempo complessivo del progetto è stimato in tre anni.

 

FRANCESCO BOMBARDI E LA 3D PRINT CANAL HOUSE
Architetto Bombardi, come vede questa “estensione” sul grande formato della soluzione FDM?
«La vedo come una naturale espansione della ricerca su settori e ambiti disciplinari diversi da quelli che l’hanno generata. È un po’ come quando nel XIX secolo si è incominciato a trasferire nell’ambito degli edifici civili la tecnica del montaggio a secco di strutture in acciaio e vetro normalmente applicate all’ingegneria delle infrastrutture (ponti, stazioni, industrie eccetera).

Per tutto il periodo estivo il laboratorio cantiere della 3D Print Canal House è stato aperto ai visitatori e ai turisti. (foto di Marijke van Woerden)
Per tutto il periodo estivo il laboratorio cantiere della 3D Print Canal House è stato aperto ai visitatori e ai turisti. (foto di Marijke van Woerden)

Come allora anche oggi la disponibilità di nuovi strumenti fa riflettere su nuove opportunità compositive e formali senza necessariamente dover “citare” gli stili e le forme di epoche passate. L’avvento del cemento armato all’inizio del XX secolo, per esempio, ha permesso di sperimentare nuove esperienze spaziali utilizzando luci più ampie, sbalzi e spessori strutturali inferiori rispetto a costruzioni in laterizio. Poi c’è sempre qualcuno che ha comunque voluto e continua a realizzare architravi in cemento armato camuffati da archi romani sopra le porte o finestre ( che pur si giustificavano e apprezzavano per il loro virtuosismo strutturale in epoche storiche e contesti diversi da quelli recenti). Ecco è proprio questo il rischio che vedo nelle prime applicazioni del processo di stampa FDM agli edifici: che non si abbia il tempo o la maturità di sviluppare progetti adeguati alle opportunità nuove generate dalle nuove tecniche. Non a caso molte di queste esperienze non risultano complete; per esempio ricostruiscono i paramenti murari ma poi non risolvono il problema delle coperture».

Il team DUS Architects al completo, il giorno dell’apertura del cantiere/mostra che si trova in Badhuiskade 11, 1031 CL Amsterdam
Il team DUS Architects al completo, il giorno dell’apertura del cantiere/mostra che si trova in Badhuiskade 11, 1031 CL Amsterdam

La soluzione studiata da DUS architects sfrutta la stampa di moduli e non di parti intere, ricorrendo poi a soluzioni di assemblaggio: come valuta l’approccio?
«Se è vero che la forma segue la tecnica è molto più apprezzabile la ricerca di Wasp che recupera le forme organiche delle capsule o cupole (un esempio è quello delle costruzioni in terra secca in Africa o i trulli e nuraghi delle civiltà mediterranee) come riferimento per un nuovo catalogo di configurazioni spaziali compatibili con le tecniche di FDM. Un’altra grande opportunità che ci troviamo a gestire con la stampa 3D applicata all’architettura è quella dell’ottimizzazione delle tecniche di cantiere e possibilità di autocostruzione: sembra di poter ritornare alla sapienza rinascimentale degli architetti che insieme alle parti dell’ edificio progettavano le macchine di cantiere per realizzarle. Un processo nuovo di costruzione per parti in FDM non è virtuoso se non risolve la difficoltà e complessità dell’assemblaggio delle parti. Non secondario l’aspetto di stabilità e sicurezza nella gestione della distribuzione dei carichi tra le parti assemblate ma gli ingegneri saranno sollecitati soprattutto nel ripensare alcune soluzioni strutturali sfruttando le geometrie possibili di riempimento-densità dei paramenti, già ottimizzate dagli algoritmi alla base della stampa 3D».
Si tratta di una dimostrazione tecnologica o di una effettiva soluzione che ha un proprio futuro nel settore delle costruzioni?
«Se da queste sperimentazioni usciranno soluzioni funzionali all’economia e sostenibilità dell’intervento architettonico è facile che ne deriveranno forme e matrici estetiche nuove. Alcune soluzioni mostrano già una evidente (e affascinante) ispirazione a concrezioni minerali esistenti in natura costituite da collegamenti e reti cellulari complesse nella ripetizione modulare. Utilizzare le nuove tecniche di additive manufacturing per realizzare imitazioni di stili appartenenti al passato mi sembra invece una limitazione di un processo, anche se fosse comunicato molto bene, da cui possiamo aspettarci ben altri rivoluzionari effetti».

di Simone Majocchi

 

Francesco Bombardi
Francesco Bombardi

Francesco Bombardi
Classe 72, romagnolo di nascita, reggiano d’adozione, laurea in Architettura al Politecnico di Milano dopo gli studi all’Escuela Tecnica Superior de Arquitectura di Barcellona. Dopo un’esperienza a Parigi nello Studio Mario Cucinella Architects e a Bologna da StudioIosa Ghini, nel 2001 apre BBStudio Architettura e Design a Reggio Emilia. Seguendo un percorso attraverso gli ambiti di Smart City e Smart Communities, finalizza una personale ricerca su, progetto – produzione – innovazione sociale con la fondazione nel 2012 di Fab Lab Reggio Emilia, powered by Reggio Emilia Innovazione, all’interno dello Spazio Gerra.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

05 Per tutto il periodo estivo il laboratorio cantiere della 3D Print Canal House è stato aperto ai visitatori e ai turisti. (foto di Marijke van Woerden)

 

06 Il team DUS Architects al completo, il giorno dell’apertura del cantiere/mostra che si trova in Badhuiskade 11, 1031 CL Amsterdam

 

RIMANDI

 

R03

Il progetto di DUS Architects nasce dall’intuzione che una Ultimaker – la stampante 3D “do it yourself” olandese più famosa e diffusa – potesse essere ingrandita per stampare pezzi in manifattura additiva con dimensioni superiori al metro

 

R04

Si chiama Kamermaker ed è la stampante realizzata appositamente per creare le parti del progetto 3D Print Canal House

 

R05

Alcuni pezzi stampati sono a disposizione dei visitatori per verificarne la robustezza e la finitura

 

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