“Ed è subito sera”

Una porta sulla via Emilia prima di Piacenza. Un punto di vista sul Po e sulla campagna padana. una visuale diversa sul centro storico della più lombarda delle città emiliane. Una riflessione sui significati del tramonto

di Costantino Radis  

La nuova struttura diventa parte integrante del paesaggio fluviale e urbano con un rimando di luci e colori dato dalla “pelle” in acciaio inox che non rimanda fastidiosi riflessi ma si colora a seconda dei mesi e delle ore della giornata, mimetizzandosi col paesaggio. La via Emilia e il ponte sul Po acquistano una valenza nettamente diversa insieme al belvedere

Sarà per l’abitudine alla pratica concorsuale che caratterizza una importante parte dell’attività degli studi di progettazione che operano in terra di Francia. Sarà per la capacità dei giovani progettisti di talento di sapersi confrontare a viso aperto con una accesa concorrenza. Sarà per la visione dei luoghi universale e profondamente critica che possono avere dei progettisti multidisciplinari di nazionalità diverse. Ma tutto questo non basta per spiegare la capacità di saper cogliere i segni di un paesaggio e, nel contempo, saperli portare su carta. e nella realtà di tutti i giorni.

Jonny Sturari, Johan Kols e Pierluigi Bucci non hanno lasciato nulla al caso. Proprio nulla.

A partire dal tramonto e poi durante tutta la notte, il belvedere diventa una lanterna che rincuora nelle giornate nebbiose e nella bruma che sale dal fiume. Un simbolo di calore che annuncia la presenza della città di Piacenza che, insieme al suo centro storico, diventa il nuovo protagonista visivo. La pista ciclabile collega il belvedere alla città in modo privilegiato.

In un contesto fortemente compromesso dalla presenza di una rete infrastrutturale e industriale che negano e quasi cancellano – senza riuscirci – la forte valenza storica di Piacenza, della via Emilia e del Po, i progettisti hanno saputo cogliere i punti di vista fondamentali di questo paesaggio padano complesso e ricco di significati.

Percorrendo la via Emilia – dritta verso il lontano orizzonte – l’odierno viandante a bordo del suo confortevole (e moderno?) mezzo di trasporto, viene attratto da un segno che non è quello di una indicazione stradale. Una iconografia volutamente negata. Dal Po – padre e padrone della pianura – nasce una struttura obliqua che sale e si slancia sulla stradafino a oltrepassarla e guardare oltre senza però negarne il significato di importante strumento culturale di comunicazione. Ma coprendo e proteggendo il viandante dai rumori e dai fumi del traffico come una odierna stazione di posta in cui trovare un attimo di pace. E poter così riflettere. Lo slancio della struttura porta il viandante verso un inedito paesaggio padano. Che si intravede man mano che si sale verso l’alto e che si lascia scoprire fino in fondo nel calore (o nella frescura) del belvedere posizionato a oltre otto metri di altezza sopra la strada, lunga e diritta.

Planimetria ed elevazione trasversale inserita nel contesto. L’asse della via Emilia si interseca con il Po tramite un lungo ponte che scavalca il corso d’acqua e le aree golenali. Il belvedere prende vita dal fiume per essere parte del paesaggio e diventare un nuovo elemento simbolico.

La riflessione comporta una scelta. Una fermata per il ristoro o un fermo incedere verso la terrazza panoramica per capire la vera essenza della pianura, del Po, di Piacenza, della riserva naturale che arriva lontano, fino a Lodi. Lasciando fuori del proprio campo visivo tutto quello che nega questi eccezionali valori paesaggistici… il traffico, le infrastrutture, le forti presenze industriali che sfruttano (e a volte subiscono) le potenzialità (ancora non capite) del fiume.

La via Emilia, dritta verso l’orizzonte, viene scavalcata dal belvedere che privilegia il corso del Po verso ovest, la campagna della riserva naturake di Lodi e il centro storico di Piacenza

Se da un lato la strada riporta in modo crudo all’esistenza di rapporti commerciali e culturali quanto mai vitali e importanti, dall’altro la sua negazione avviene solo nei termini negativi attuali. La sosta nella stazione avviene tramite un percorso in bicicletta che affianca la via Emilia e riporta il viandante alle sue origini culturali ed economiche.

L’accesso alla struttura è (ovviamente) garantito a tutti e, anche nell’organizzazione dello spazio di riposo interno, ogni cosa è pensata per essere usata (meno ovviamente) da tutti.

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