Estetica del necessario

Ho sempre voluto stabilire un solido e visibile legame tra architettura popolare e quella degli architetti, nella definizione delle forme, comune ad entrambe, in cui la gente poteva trovare un punto di riferimento familiare (Hassan Fath)

 di Alessio Battistella, foto di Emilio Caravatti, Anna Martini Camarà, Elena Verri

Due dei tre corpi del complesso scolastico visti dalla corte. La forma circolare dello spazio su cui si attesta l’intero sistema rafforza la centralità dell’organismo architettonico e chiarisce la natura dei diversi ambiti, pubblico, semi pubblico e privato.
A ogni edificio, che ospita un’aula, è associato uno spazio esterno definito da una pavimentazione in pietra. La nuova scuola sostituisce una struttura ormai resasi fatiscente posta ai limiti di un piccolo bosco di neem scelto come luogo adatto ad ospitare gli edifici destinati alla didattica.

 

In queste poche parole del maestro egiziano troviamo il senso del fare architettura condivisa, in un processo che vede tutti gli attori interessati partecipi nel raggiungimento degli esiti architettonici. Quello stesso processo che Emilio e Matteo Caravatti gestiscono nel realizzare le loro architetture anche attraverso il lavoro dell’associazione Africabougou. Quest’ultima ha tra le sue attività il potenziamento delle infrastrutture pubbliche a sostegno di opere di scolarizzazione nel comune rurale di Yelekebougou, di cui fa parte la scuola comunitaria nel villaggio di Fansirà Corò. Questo si trova in un territorio di piena savana, rappresenta uno dei 17 villaggi che compongono il comune rurale e accoglie circa 450 abitanti di etnia bambarà, in prevalenza dedita all’agricoltura. La nuova scuola sostituisce una struttura ormai resasi fatiscente posta ai limiti di un piccolo bosco di neem scelto come luogo adatto ad ospitare gli edifici destinati alla didattica. Gli architetti decidono di lavorare su uno spazio centrale intorno al quale si attestano le tre aule immerse nella qualità del verde, creando nuove relazioni tra pieno e vuoto, spazi per lo studio e per il gioco. Gli ambiti di pertinenza e le relative gerarchie appaiono chiare fin da subito, ad ogni edificio che ospita un’aula, è associato uno spazio esterno definito da una pavimentazione in pietra che ospita delle sedute.

Le aperture in terracotta che, insieme a quelle poste in copertura, permettono un’ottimale ventilazione naturale e l’illuminazione interna, evitando l’abbagliamento degli ambienti

La forma circolare dello spazio su cui si attesta l’intero sistema rafforza la centralità dell’organismo architettonico e chiarisce la natura dei diversi ambiti, pubblico, semi pubblico e privato. Tale centralità è ribadita da oblò di terracotta attraverso i quali «le tre aule si guardano di scorcio» a voler ricordare la dimensione ludica necessaria ad un luogo pensato per i bambini. La scuola è stata realizzata dopo un attento studio dell’area che ha reso possibile la rimozione di soli due alberi, e la creazione di un nuovo sistema al quale partecipa anche il vecchio edificio posto ai bordi del bosco, da riadattare in futuro ad abitazione per maestri e depositi.

Da tutte le aule attraverso gli oblò in terracotta è possibile osservare lo spazio centrale

I materiali scelti si propongono di rispettare le tradizioni locali e consentire l’edificazione in autocostruzione al minor costo possibile. L’obiettivo è di ridurre al minimo la dipendenza economica e commerciale da tecnologie importate dall’esterno e potenziare le conoscenze delle comunità locali. Va letta in questo senso la ricerca, portata avanti in questi anni dai progettisti sull’utilizzo della Volta Nubiana adottata nella scuola, tecnica che è stata poi declinata in funzione delle specifiche esigenze dimensionali imposte dal Ministero dell’Educazione, associando alle volte a corsi inclinati un sistema ibrido che impiega una trave di cemento a T rovesciata che serve per realizzare luci libere di notevole dimensione. Due travi e tre volte formano il modulo di un’aula che, dopo solo dieci giorni di lavoro per impostare i getti delle travi, offre la possibilità di costruire, con strumenti e manodopera presenti in villaggio un edificio completamente di terra.

La realizzazione, ad opera degli abitanti del villaggio, dei muri perimetrali. Il muro perimetrale è realizzato in mattoni in terra cruda. La struttura in cemento armato consente di superare i vincoli dimensionali della volta e raggiungere gli standard imposti dal Ministero dell’Istruzione in termini di dimensioni delle aule

 

Gli abitanti del villaggio hanno prodotto 30mila mattoni in terra cruda per i muri portanti e i 15mila mattoni di più piccolo formato per la costruzione delle volte di copertura supportati in cantiere da maestranze specializzatesi in precedenti esperienze realizzate con gli stessi progettisti. Tale procedura consente di formare i giovani della comunità locale, che in futuro potranno operare anche nei villaggi vicini, diversificando la loro attività di agricoltori. In questo modo si innesca un circolo virtuoso in cui si diffonde, attraverso la pratica del cantiere, una tecnica in grado di assicurare ottimali condizioni di comfort bioclimatico. Il coinvolgimento del villaggio nella costruzione del nuovo edificio pubblico è totale, dai giovani, che contribuiscono alla costruzione imparando, alle donne che si occupano dell’approvvigionamento dell’acqua, problema non da poco in queste aree, alla manutenzione a edificio ultimato, gestito da un comitato al quale prendono parte uomini e donne del villaggio.  Il processo di sensibilizzazione alla cura dell’edificio è un tema sviluppato con specifici progetti da Africabougou, nella fattispecie attraverso una scuola di architettura per bambini gestita e ideata da Elena Verri e Anna Martini in collaborazione con i progettisti. La struttura dell’edificio, con fondazioni muri e coperture, è stata realizzata durante la stagione secca in tre mesi di cantiere, mentre le opere di finitura (intonaci pavimentazioni ed arredi) sono state terminate all’inizio della stagione successiva. Per la realizzazione della scuola si sono spesi cinque mesi di lavori per un costo complessivo di circa 26.000 euro.

 

 

Volte Nubiane ultimate

 

L’efficacia della semplicità. La Volta Nubiana

La volta Nubiana è un sistema costruttivo molto efficace in grado di assolvere funzioni strutturali anche in fase di costruzione. Tale sistema, infatti, non ha bisogno di centine in quanto la resistenza della struttura è garantita dalla forma parabolica ottenuta inclinando i corsi della volta. In questo modo i mattoni sono sottoposti solo a compressione scaricata sugli spessi muri perimetrali. La scarsità e il costo del legname nella regione nord occidentale del Mali in cui è realizzata la scuola, unita alla possibilità di utilizzare manodopera locale formata attraverso il cantiere, fanno della Volta Nubiana il sistema ottimale. Per consentire le luci necessarie alle funzioni scolastiche gli architetti italiani hanno associato alla volta un’orditura di quattro pilastri e due travi in cemento armato gettati in opera, divenuti ora una sorta di standard nelle aree in cui opera Africabougou. La diffusione di standard di qualità è uno degli obiettivi dell’associazione La voûte nubienne, con la quale Emilio e Matteo Caravatti collaborano da anni nel diffondere una sorta di protocollo condiviso per la costruzione di edifici in terra cruda con Volta Nubiana.

Interno delle aule dove in cu si vede la volta appoggiata ai pilastri in calcestruzzo intonacati

Africabougou Associazione Onlus

Si occupa di progetti di collaborazione nei territori di savana della Repubblica del Mali. La parola bougou (villaggio in lingua bambarà) ricorda che l’impegno non può essere affidato ad una partecipazione a distanza, ma necessita di una concreta collaborazione sul campo insieme alle popolazioni locali coinvolte direttamente nella realizzazione di infrastrutture pubbliche (scuole, dispensari) ed interventi a livello sociale (microcredito, formazione sanitaria, coltivazione e gestione scolastica).

 

                                                                   

  Emilio Caravatti e Matteo Caravatti

Dopo gli studi presso il Politecnico di Milano e l’E.T.S.A.B. di Barcellona dal 2009 condividono l’attività dello studio aperto a Monza, confrontandosi in prevalenza con progetti di residenza e temi di carattere pubblico attraverso incarichi sia in Italia che all’estero. Le tematiche di progettazione dello studio coniugano l’attività professionale con un preciso impegno sociale ed una particolare attenzione al carattere pubblico e di comunità delle realizzazioni. Numerosi i progetti relativi ad  edifici pubblici come testimoniato anche dai numerosi riconoscimenti all’opera in concorsi internazionali e nazionali. Nel 2006 sono tra i fondatori di Africabougou, associazione onlus con lo scopo di approfondire e sviluppare progetti di collaborazione con le popolazioni locali in Africa occidentale attraverso la realizzazione di infrastrutture pubbliche nel campo della scolarizzazione e della sanità in villaggi della savana (Premio speciale Brick Award Vienna  2010), tra cui ricordiamo la scuola comunitaria a N’tyeani (Menzione premio Arches 2006) ed il dispensario nel villaggio di N’golofalà (Menzione Medaglia d’oro dell’architettura italiana 2009).

 

 

 

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