Fare design nell’atelier d’architettura

La lampada “Zoe” per Venini 2014 (design di Doriana e Massimiliano Fuksas) si presenta come una lanterna, segno degli eventi che le nascono attorno (foto Archivio fotografico Venini)
Doriana Fuksas

Doriana Fuksas racconta come il metodo di lavoro, anche alla piccola scala del design, proceda dallo schizzo al modello, per arrivare a comprendere le potenzialità dei materiali e produrre il nuovo senza perdere di vista la tradizione

La produzione di design è iniziata dopo l’avvio dell’attività professionale architettonica: come e perché avete iniziato?

Il dipartimento di design nasce con le prime progettazioni di interni che, sempre più spesso, il committente chiede siano realizzate su disegno. Direi che questo è l’ultimo atto d’amore nei confronti del progetto, forse perché è il lavoro più faticoso, considerato come il budget si sia ora notevolmente ridotto. Quando ci siamo resi conto che non si riuscivano a trovare arredi adatti ai nostri progetti abbiamo iniziato a disegnarli e quindi a produrli con importanti aziende. Per esempio la seduta Carla, prodotta da Poltrona Frau, è stata studiata per il Centro Congressi dell’Eur.

Nel concept di “Carla” per Poltrona Frau 2012 (design di Doriana e Massimiliano Fuksas) due piani s’intersecano e ruotano originando la forma della seduta (foto di Camilla Pongiglione)

Che ruolo gioca il lavoro di design all’interno di uno studio di architettura?

La ricerca sul design nasce da un’esigenza concreta. La mia prima formazione è come storico dell’arte, in seguito mi sono laureata in architettura e ho da sempre coltivato una passione per le cose piccole, per i dettagli, i quadri e le sculture, la moda e i gioielli. I gioielli me li sono sempre disegnata da sola. Per questo è stato naturale aprire lo studio a nuovi settori di applicazione.

Come nascono i vostri oggetti?

Il metodo di lavoro per la progettazione di un edificio o di un elemento d’arredo è il medesimo. Nel settore design lavorano dalle 10 alle 20 persone, a seconda del periodo, ma nello studio la collaborazione è globale, si condividono idee e professionalità. Io seguo maggiormente gli interni e l’ideazione di oggetti, Massimiliano si dedica con più entusiasmo alla grande scala. Quando creiamo il primo passo è lo schizzo e il momento più importante per definirne le caratteristiche e la fattibilità è la costruzione dei modelli, esattamente come in architettura.

Schizzi per la lampada “Zoe” (Archivio Fuksas) e la lampada “Zoe” per Venini 2014 (design Doriana e Massimiliano Fuksas, foto Archivio fotografico Venini)

A partire dai “Ma-Zic Tables” del 2000, qual è stata l’evoluzione del vostro lavoro dai primi progetti di design a oggi?

L’evoluzione è continua, legata alla ricerca di nuove forme, materiali, colori, atmosfere. Un fattore costante è il rapporto con l’arte e il dialogo con gli artisti; a volte avviene quasi inconsapevole nelle occasioni d’incontro e di dialogo tra sensibilità creative diverse. Soprattutto ci piace affrontare le sfide, come nel caso dell’utilizzo di un micromosaico nell’ultima collezione di gioielli realizzata per Sicis o ancora il vetro per Zoe, la lampada concepita di recente per Venini, progetti presentati all’ultimo Salone di Milano. Tutti i materiali hanno delle potenzialità, bisogna solo capire come utilizzarli al meglio.

In raffronto con il progetto architettonico la spontaneità e l’improvvisazione quale parte hanno nei lavori di design?

Sembra paradossale ma i tempi per la realizzazione di un oggetto a volte coincidono con quelli di un edificio. Faccio un esempio: per produrre la poltrona Bea di Luxy, sono stati necessari quasi tre anni. Questa seduta da ufficio è complessa, prevede numerose posizioni poiché è rivolta anche al mercato americano, con caratteristiche diverse dalle nostre. L’abbiamo mostrata per la prima volta al Salone del mobile del 2005, all’interno della “nostra” Fiera. In quei giorni lo studio Fuksas presentava il nuovo polo fieristico e la poltrona Bea, stessi tempi di realizzazione per l’uno e per l’altra!

Milano, Salone del mobile 2014. Lampada Bitter Candy per Zonca, design Doriana e Massimiliano Fuksas (foto Luca Casonato)

Si potrebbe pensare che nella piccola scala il lavoro divenga più artigianale, invece che ruolo hanno le tecnologie digitali nel vostro processo creativo per gli oggetti?

Sicuramente la tecnologia aiuta molto in questo senso, consente una maggiore precisione nello studio del dettaglio e di certo un’accelerazione non indifferente nella produzione;  facciamo internamente sia stampe tridimensionali che modelli e questo fa sì che siamo in grado di controllare tutte le fasi e di presentare un prodotto già finito al committente.

La diffusione delle stampanti 3D aumenterà la sperimentazione nel design?

Influisce direttamente sulla tecnica del lavoro, perché grazie alla virtualità del tridimensionale si riescono oggi a immaginare e insieme rendere reali spazi impensabili fino anche solo a quindici anni fa.

Lamp Candu per Zonca, design Doriana e Massimiliano Fuksas (foto Archivio Fuksas)

L’idea del design italiano è ancora vincente nel mondo? 

L’autonomia del design ha ormai superato i limiti che si era data per conquistare settori e orizzonti omogenei a forme di vita più complesse. Il design italiano, in particolare e nonostante la globalizzazione dei mercati, ha sempre mantenuto un legame profondo con l’artigianato e gli usi locali, con uno sguardo aperto verso le prospettive future: tradizione, innovazione e raffinatezza sono le sue componenti fondamentali. Il bilancio di questa edizione del Salone è di certo positivo, poiché ha offerto una panoramica su quanto  accade nel settore. Si è confermato, per questo, come un punto di riferimento, luogo di incontro e confronto.

di Silvia Cioli

 

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