Foster e la nuova ala del Museo Lenbachhaus

 

foto di Nigel Young/Foster + Partners

Sono stati completati, a firma dello studio londinese Foster + Partner, l’intervento di recupero dell’edificio storico e la realizzazione della nuova ala del Museo Lenbachhausdi Monaco di Baviera, un tempo residenza del “principe-pittore” Franz von Lenbach.

foto di Nigel Young/Foster + Partners

Il rinnovato spazio espositivo è stato arricchito, infatti, di un’ ala che costituisce l’ambiente ideale per la visualizzazione della raccolta delle opere del Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro o Il cavaliere blu), un gruppo di artisti dell’espressionismo tedesco – tra  cui Vasilij Kandinskij, Franz Marc, Paul Klee, August Macke, Alexej von Jawlensky, Marianne von Werefkin  – attivo a Monaco di Baviera tra il 1911 e il 1914.

foto di Nigel Young/Foster + Partners

Con l’intervento, l’edificio – da cui sono state eliminate le superfetazioni dovute ai diversi interventi a cui nel tempo la villa è stata sottoposta – è stato dotato di un nuovo ingresso indipendente, nuovi spazi espositivi e degli spazi di uso collettivo tra cui un ristorante, una terrazza, aule didattiche e un atrio a tutta altezza.

foto di Nigel Young/Foster + Partners

La facciata del nuovo corpo, uno scrigno dorato, è rivestito da elementi tubolari di metallo in lega di rame e alluminio, studiata per integrarsi con il colore ocra scelto per la preesistenza storica.

foto Lenbachhaus, Städtische Galerie im Lenbachhaus und Kunstbau, München, VG Bild-Kunst Bonn

«La nostra sfida principale è stata quella di mantenere la stessa superficie espositiva, all’interno del perimetro del museo, creando anche nuovi spazi per i visitatori. Interessante è stato anche lo studio di spazi “caratterizzanti” prima inesistenti a causa dell’evoluzione casuale degli spazi dovuta a interventi successivi.  Un altro aspetto importante del nostro progetto è stato, infatti, la creazione di nuovi ambienti in cui esporre le opere d’arte al di fuori dei contesti tradizionali della galleria, come, ad esempio l’atrio. Per questo spazio abbiamo sviluppato il concetto di “urban room”  che è il cuore pubblico e sociale del museo, ma anche punto di collegamento con la città».

Wirbelwerk, installazione di Olafur Eliasson di realizzata in acciaio inossidabile e vetro colorato (foto Studio Olafur Eliasson)

E la “urban room” ospita il Wirbelwerk (vortice) che il Museo ha commissionato all’artista Olafur Eliasson. L’installazione riflette la luce del sole sulle pareti creando dei giochi di luce sempre cangianti.

Dettaglio di Wirbelwerk di Olafur Eliasson di realizzata in acciaio inossidabile e vetro colorato (foto Studio Olafur Eliasson)

Altro obiettivo importante del progetto è stato quello di migliorare le prestazioni “energetico-ambientali” del museo. Sono stati a questo scopo realizzati un impianto di riscaldamento a base d’acqua che utilizza meno energia di un sistema a base di aria, e un sistema di raccolta dell’acqua piovana che viene riciclata, mentre per ciò che riguarda l’impianto di illuminazione, sono stati utilizzati sistemi a basso consumo energetico.

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