Freyrie: investire nelle città

Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori

È tornato sul tema della rigenerazione Leopoldo Freyrie, presidente del Cnappc: «Meno investimenti nelle grandi infrastrutture, destinare, invece, maggiori risorse alle città per ristrutturare e rendere la nuova edificazione  sicura  dal punto di vista sismico ed idrogeologico, per realizzare  – attraverso materiali e tecniche  ecocompatibili –  case passive dal punto di vista energetico e per ripensare gli spazi pubblici  in modo che la socialità possa svolgersi in modo adeguato. Investire nelle città –  spina dorsale del nostro Paese –  rappresenta oggi l’unica possibilità di garantire il diritto dei cittadini ad avere un habitat migliore e  mettere in atto politiche per tornare a crescere».

L’intervento riprende la strada tracciata da Ri.u.so, il Programma di rigenerazione urbana sostenibile che gli architetti italiani hanno lanciato con Legambiente ed Ance, divenuto parte del Piano Città del Governo, costituito con l’obiettivo di affrontare la situazione edificatoria del nostro Paese costruita dal dopoguerra agli anni Ottanta.

Freirye riprende poi il concetto di Zone Zero lanciato il 9 ottobre durante il convegno all’Ance: «per accelerare la realizzazione di interventi e di investimenti finalizzati alla può essere utile avviare una sperimentazione  attraverso  l’identificazione –  con la partecipazione di cittadini,  commercianti, artigiani, associazioni di categoria e di concerto con i Comuni interessati – di “Zone – Zero” nelle quali la situazione di degrado del patrimonio edilizio si accompagni a quella sociale; delineare, poi, un masterplan che abbia il compito di definirne esclusivamente le volumetrie ed i profili, indipendentemente dalla pianificazione già approvata, lasciando che le uniche regole siano quelle del  consumo del suolo a zero, la sicurezza sismica, la passivazione degli edifici, il ciclo dei rifiuti risolto alla fonte, una mobilità alternativa, il risparmio idrico, il rispetto dei vincoli monumentali», concludendo così :«la proposta nasce innanzitutto dal bisogno urgente di interventi capillari, e non più procrastinabili, di manutenzione del patrimonio edilizio e di prevenzione del dissesto idrogeologico, per evitare ulteriori vittime e danni, che, troppo spesso, si registrano nel nostro Paese».

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