Gehry e la Fondazione Louis Vuitton a Parigi

Frank O. Gehry. Fondation Louis Vuitton, Parigi (foto di Giovanni Nuzzo)
Frank O. Gehry. Fondation Louis Vuitton, Parigi (foto di Giovanni Nuzzo)

Come Madame Swann a passeggio nel Bois de Boulogne, il corpo architettonico creato da Frank Gehry per la Fondation Louis Vuitton, inaugurata da tre giornate di libero accesso la fine d’ottobre al limite nord del parco parigino, fa sbocciare attorno a sé una cascata di petali, sezioni coniche di consistenza serica che si spiegano, lussureggiando in cima e a lato “come l’apparizione di un essere appartenente a una specie diversa, a una razza sconosciuta, e di una forza quasi guerriera”.

Frank O. Gehry«Ciò che mi ha ispirato è stata l’idea di costruire un edificio di vetro nel Bois, altrimenti avrebbe potuto facilmente sembrare invasivo. Siamo dovuti giungere a qualcosa di evanescente, in considerazione delle restrinzioni e dei limiti dimensionali imposti, ma quando abbiamo presentato questo progetto, tutti hanno dato la loro adesione ed è stato approvato. Era costoso, ma non si poteva fare altrimenti».  Frank O. Gehry

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Lo schermo traslucido sembra non toccare mai la materia opaca, sempre preceduto da interstizi percorribili, come da un’ariosa “zona di evaporazione” posta tra la visione dell’orizzonte urbano e lo sfondo boschereccio.
00b_150«Ciò che forma la memoria di un popolo, non è semplicemente la conservazione, sono l’innovazione, invenzione. La modernità di oggi, è il patrimonio di domani. Per questo ciò che è stato qui realizzato è più di un fantastico museo, è un pezzo d’umanità che mostra a tutti come il sogno può, con genio e determinazione, divenire realtà». François Hollande, presidente della Repubblica Francese

Scrive Benjamin che “in ogni opera d’arte c’è un momento in cui spira su chi vi penetra un’aria fresca come un vento di primo mattino” e ciò è quanto mai vero in questo inaudito edificio, dove entrando, in certo qual modo anche si esce, nella totale continuità tra le sale espositive e i terrazzamenti aperti, fra l’atrio e il giardino, la cascata d’acqua e la strada.

Frank O. Gehry. Fondation Louis Vuitton, Parigi.  (foto di Giovanni Nuzzo)
Frank O. Gehry. Fondation Louis Vuitton, Parigi. (foto di Giovanni Nuzzo)

Blocchi sparsi in muratura formano i corpi cavi interni disseminati di griglie e puntoni metallici; un rivestimento fluido chiaro in lastre rettangole di cemento armato di fibra crea, assieme alle vetrate verticali e ai lucernari l’assemblaggio volumetrico su cui s’aggancia l’arboreo intrico di travi lamellari che regge il fogliame vitreo.

00c_150«Per Parigi, la Fondation Louis Vuitton è una nuova avventura culturale. Si presenta come un altro luogo consacrato all’arte contemporanea, un luogo di relazione con gli artisti, il pubblico francese e del mondo intero. Essa vuole suscitare l’emozione e la riflessione nei visitatori attraverso un dialogo spontaneo». Bernard Arnault, presidente Fondation Louis Vuitton

Frank O. Gehry. Fondation Louis Vuitton, Parigi.  (foto di Giovanni Nuzzo)
Frank O. Gehry. Fondation Louis Vuitton, Parigi. (foto di Giovanni Nuzzo)

La hall a livello terreno fa da ingresso alle esposizioni così come al limitrofo, ottocentesco parco divertimenti del Jardin d’Acclimatation; contiene il ristorante e la libreria e ha accanto la balconata dell’auditorium che si sviluppa più sotto, in una sala di libera conformazione, in grado ospitare 350 persone, affacciata sul percorso acquatico tracciato tra pilastri inclinati.

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Da qui i visitatori si possono spostare di galleria in galleria all’interno dell’edificio o sulle varie quote della copertura, nei variegati passaggi di scale, scale mobili e ascensori, osservando le collezioni permanenti d’arte contemporanea e le mostre temporanee.

00d_150«Per l’ouverture, consci del carattere eccezionale dell’opera di Gehry, abbiamo studiato una strategia globale a servizio dell’edificio. Una mostra mette in evidenza i principi costruttivi di questa architettura, visualizzata dai modelli che hanno via via materializzato il processo ideativo nella sua complessa evoluzion». Suzanne Pagé, direttore artistico Fondation Louis Vuitton

L’avvolgimento di petali catarifrange il mondo in movimento attorno a sé, lasciando appena trasparire le placche murarie tortili alle sue spalle. Nel rosseggiare del bosco autunnale emerge come “indivisibile armatura di frammenti sparsi”, essendo ogni frammento di straordinario valore topologico e attraversato ognuno dalla tensione delle maglie arcuate che risuonano, traslate, in tutti gli altri.

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Gehry ci ha, forse troppo, abituati a un gorgoglìo di forme le quali sembravano infine rassomigliare tutte a un’unica forma, plasmata e pacificata all’infinito e, in particolare, a Parigi aveva, oltre un ventennio fa, sostanzialmente fallito il bersaglio con un altro edificio nel parco, l’American Center di Bercy.

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Qui invece rovescia le attese, creando un luogo di bellezza enigmatica dove finalmente la contraddizione esiste e rimane continuamente vitale, poiché la forma è portata al punto di rottura dal sincronismo d’immagini che frantumano ogni soluzione di continuità spazio-temporale.

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E non lo fa nell’evasiva, ludica versione di un mondo liscio e brillantato, quale potrebbe apparire quello ideale del suo committente, ma nella figura aperta e vera di un luogo di relazione, lontano da un’ingannevole compiutezza, prossimo alla percezione comune e oggettiva della propria condizione architettonica.

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Numeri e tecniche
Con un processo ideativo e costruttivo iniziato nel 2001 si è giunti a un edificio di 12mila mq che raggiunge un’altezza di 48 metri. La città di Parigi ha reso disponibile il sito nel Bois de Boulogne e ne rimarrà proprietaria per 55 anni. La messa in opera di 19mila pannelli in Ductal (cemento rinforzato con fibre) e di 3584 tamponature vitree ha imposto una prefabbricazione su misura; il disegno degli assemblaggi e la conformazione tecnica delle travi lamellari che reggono il vetro stratificato sono stati il cuore della ricerca tecnologica. La Fondation Louis Vuitton è un progetto pilota per l’elaborazione di un nuovo standard Hqe (Haute Qualité Environnementale): l’innovazione investe la scelta di materiali a basso impatto sull’ambiente e l’attuazione di un’emissione bilanciata di carbonio. Le acque meteoriche sono filtrate e recuperate per l’utilizzo nella pulizia delle superfici traslucide e alimentano il bacino che circonda l’edificio. Il ricorso alla geotermia consente la climatizzazione, sfruttando due falde freatiche poste a 25 e tra i 60 e gli 80 metri di profondità, dove l’acqua scorre a una temperatura costante di circa 13 °C. Essa è sollevata in un circuito chiuso e, attraverso uno scambiatore di calore, raffredda o riscalda i circuiti secondari utilizzati dall’edificio per i gruppi refrigeranti e i sistemi radianti a pavimento. Una volta trasmesse le sue calorie, l’acqua viene reimmessa nel suo alveo naturale.

Scheda

Fondation Louis Vuitton, Parigi, Francia, 2014
Committente
Fondation Louis Vuitton – Bernard Arnault
Architetto
Frank Gehry
Design Team
Gehry Partners
Consulenti
Gehry Technologies
Esecutivo
Studios Architecture
Ingegneria
Setec Bâtiment
Paesaggisti
Atelier Lieux et Paysages
Consulenti sostenibilità
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