Geopolitica del Made in Italy. L’Italia oltre i confini nazionali

Giovedì 19 giugno scorso, presso la sede dell’AnceIn/Arch e Limes  hanno avviato un incontro sul legame tra architettura nostrana, presenza delle grandi imprese italiane nel mondo e trasformazione del modello del distretto industriale.

Un momento dell’evento
Adolfo Guzzini, presidente In/Arch

Ha introdotto la prima delle due sessioni dell’evento Adolfo Guzzini, presidente In/Arch, citando l’affermazione resa in apertura di Biennale da Rem Koolhaas “Gli architetti sono i veri agenti del cambiamento del mondo”  , impresa che – a dire del presidente Ance Paolo Buzzetti  – è ostacolata dal Governo (insolvente), dalle Banche (che non erogano i mutui alle imprese) e infine da Mario Draghi che in pratica non finanzia più le imprese di costruzione, una tempesta che ha prodotto la perdita di oltre 750mila posti di lavoro in Italia a fronte di un fortissimo incremento del lavoro delle imprese italiane all’estero.

Paolo Buzzetti, presidente Ance

Buzzetti ha però ricordato che di recente è stato operato un importante cambiamento culturale, introducendo alla Farnesina un rappresentante dell’Ance, che aiuta le imprese con le missioni all’estero.

È infatti molto sentita l’esigenza che le diplomazie si trasformino da soggetti prettamente politici a rappresentanze anche con competenze e capacità di lettura dell’economia.

 

Patrizia Lotti, presidente Oice

Patrizia Lotti, neoeletta presidente Oice, ha ricordato la storia dell’ingegneria nel mondo attraverso due figure che 50 anni fa hanno ben riassunto l’italian style: Nervi e Morandi, professionisti che hanno lavorato anche in paesi esteri e con successo . La Lotti ha posto l’accento sugli studi italiani le cui dimensioni sono mediamente con meno di 10 addetti. All’estero sono mediamente di minimo 50 addetti di media. Perché gli studi Italiani continuano dunque  a lavorare? Perché sono creativi, elastici, fanno uso del network, di contro non hanno supporto dalle Istituzioni né si aiutano tra di loro: l’Italia dei Comuni fatica a creare processi aggregativi. “L’architettura offre migliori possibilità all’insediamento umano” diceva Gregotti, allora cosa fare per esportare il nostro sapere all’estero? Essere supportati dalle rappresentanze italiane all’estero anche sugli aspetti normativi e fiscali e fare squadra.

A seguire l’intervento di Roberto Snaidero, presidente di Federlegno Arredo che ha tessuto gli elogi dell’artigianato Italiano, quale supporto sostanziale all’attività creativa, mostrando alla platea  il video “Cucina, anima, design: l’Italia che vive” .

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Il video è stato presentato in Cina nel corso del viaggio di promozione che Matteo Renzi ha organizzato per promuovere l’Italia all’estero. Nel messaggio di Snaidero ai cinesi è stato posto l’accento sull’impossibilità di copiare la storia. Ha poi confermato che nei numeri  il comparto legno è in crescita e che stanno aumentando anche il numero di missioni.

Descrizione del sistema strutturale del progetto della torre di legno (foto di Som)
Roberto Snaidero, presidente di Federlegno Arredo

Il presidente ha poi ricordato il grattacielo di 42 piani in legno e cemento, oggetto di ricerca degli architetti dello studio Skidmore Owings & Merrill (Som) di Chicago che ha prodotto in America una inversione di tendenza anche per gli aspetti di sostenibilità legati al mondo della progettazione.

Ha poi ricordato l’importanza della formazione degli ingegneri ma anche delle scuole superiori sulla quale Federlegno ha investito realizzando un accordo con il Politecnico e con alcuni ITS che ha prodotto una offerta formativa nuova: gli ingegneri tecnici del legno e scuole che stanno preparando nuove maestranze. A questo proposito il moderatore della prima sessione Lucio Caracciolo, direttore di Limes, ha ricordato che alcune imprese che si sono internazionalizzate sono rientrate in Italia per mancanza di maestranze competenti. A seguire l’intervento di

Emilio Mussini, consigliere di Confindustria Ceramica

Emilio Mussini, consigliere di Confindustria Ceramica che ha snocciolato i numeri del comparto che rappresenta: 236 aziende, escludendo il settore stoviglie e ceramiche sanitarie, con 27mila dipendenti  oltre all’indotto che produce oltre 5 miliardi di euro e molto export. L’Italia leader del prodotto ceramico per qualità e innovazione, esporta ceramica in oltre 130 paesi nel mondo, è soggetta a dumping e subisce il danno del mercato della contraffazione, ma resiste all’aggressività dei competitors grazie alla riconosciuta sapienza rispetto alla creazione di manufatti prodotti nel rispetto dei luoghi , dell’ambiente e dell’uomo. Confindustria Ceramica da oltre 50 anni internazionalizza con metodo il mercato con l’aiuto dell’Ice, ma vuole stringere legami più forti anche in Italia. Di recente è stata fatta promozione presso gli Ordini professionali, grandi assenti all’incontro, assenza che forse non è sfuggita al vice ministro dello Sviluppo economico, che ha richiamato ad un nuovo incontro con tutte le rappresentanze.  Confindustria Ceramica per spingere il progettista ad utilizzare i prodotti italiani e a dare il proprio contributo, ha bandito il concorso di progettazione “La ceramica e il progetto. Il concorso di architettura dell’industria ceramica italiana”.

Carlo Calenda, vice ministro dello Sviluppo economico

Ha chiuso la prima sessione Carlo Calenda, vice ministro dello Sviluppo economico che ha parlato di una azione di Governo incentrata su una maggiore coesione delle associazioni di settore, investendo  sull’internazionalizzazione delle oltre 70mila imprese internazionalizzabili a fronte delle 30mila già internazionalizzate e delle 20mila che non hanno le caratteristiche per espandersi. L’investimento è anche nella formazione di figure professionali come gli export manager che aiutano ad investire restando nel proprio paese e segnalando i paesi su cui investire, queste figure, muovendosi con precisione attraverso i misuratori di performance, aiutano le imprese a capire dove andare e con quale filiera e con quale associazione, costruendo contenitori che muovano un percorso culturale come quello proposto dall’In/Arch, che il  vice ministro si è impegnato in parte a finanziare. L’invito di Calenda per tutti è a “pensare fuori dalla scatola”  ricordando che la domanda internazionale è maggiore di quella interna. Ha chiuso la sessione con una buona dose di concretezza  Adolfo Guzzini, rimandando ad un incontro operativo la riflessione  avviata.

Ha aperto la seconda sessione  Rosario Pavia, membro del direttivo In/Arch, introducendo la ricerca operata  da Aldo Norsa, docente allo Iuav, commissionata annualmente dall’Oice, ricerca che fa il punto della situazione sul fatturato e sulle dimensioni delle società di architettura ed ingegneria  (la ricerca è consultabile e in costante aggiornamento).

Massimo Roy, progetto Cmr

A seguire il racconto el’esperienza diretta di professionalità che operano all’estero concretamente, in primis l’architetto Massimo Roj, Progetto Cmr, da 12 anni in Cina grazie anche al supporto di Regione Lombardia e Asso Lombardia, ma soprattutto in virtù delle capacità sviluppate dopo la laurea, Roj si è formato all’estero con una mentalità internazionale.

A seguire l’intervento di Paolo Desideri, docente all’Università di Roma Tre,  che ha posto l’accento su due contenuti che l’Italia dovrebbe imparare a veicolare, a suo dire molto evidenti: la capacità di lavorare con i contesti e con la storia e il rapporto con la costruzione che vede il primato della morfologia in ingegneria e della tecnica in architettura. Impossibile per lui non citare le arditezze strutturali di Sergio Musmeci o la tecnica di Brunelleschi che ha unito le sue capacità inventive a quelle delle maestranze senza le quali sarebbe stato impossibile costruire la cupola di Santa Maria del Fiore. Ha poi parlato della derridiana différence italiana anche sul design: mai attività onanistica, e su questo l’invito è a fare sistema.  Desideri ha poi mostrato un recente progetto di stazione che sta realizzando all’estero, esito di un concorso di progettazione in cui si è distinto ed ha prevalso su competitors stranieri.

Luca Zevi (foto di Stefano Mileto)

Ha chiuso la seconda sessione Luca Zevi, curatore del padiglione Italia alla Biennale di Architettura 2012e presidente dell’In/Arch Lazio con un invito a “pensare con le mani” , mostrando il progetto di una nuova città del made in Italy,  partendo dalla gloriosa storia di città nate sull’attività produttiva come Trezzo d’Adda, il villaggio Leumann di Torino, Sabaudia, il villaggio Matteotti di Terni. Zevi ha lanciato in chiusura e con gli strumenti del progettista una provocazione all’Italia:  perché non  riproporre una città del made in Italy che  mostri anche oggi la polifunzionalità e complessità dell’Italia? L’India e la Cina già lo fanno.

di Valentina Piscitelli

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