Il cemento e la scuola italiana d’ingegneria per l’Autostrada del Sole

Vista del Viadotto Biscione, impresa A. Guffanti, 1959 (foto di Autostrade per l'Italia)
Vista del Viadotto Biscione, impresa A. Guffanti, 1959 (foto di Autostrade per l’Italia)

Federbeton inaugura, il 22 ottobre al Saie, l’inedita mostra “L’Autostrada del Sole. Il cemento e la scuola italiana d’ingegneria”: di questa costruzione saranno esposti ventisei scatti che la ritraggono quale vera e propria opera d’arte in cemento. La filiera del cemento e del calcestruzzo armato, che l’Associazione rappresenta, ha accompagnato infatti, la storia delle costruzioni e delle infrastrutture in Italia ed è pronta a cogliere la sfida di un nuovo ciclo edilizio improntato alla sostenibilità.

federbeton_strade concreteSarà questo il leitmotiv del percorso organizzato da Federbeton in occasione del Saie, con una grande area dedicata al tema “Strade concrete per la rigenerazione urbana“: un progetto, messo a punto con il Consiglio Nazionale degli Architetti, che prevede una grande area realizzata come una città, quindi con piazze, vie, alberi, segnali e, ovviamente, edifici. Ed è in questa grande area che trova luogo la mostra dedicata all’Autostrada del Sole che, come il Saie, festeggia questo anno il suo cinquantenario. Le fotografie esposte sono state selezionate a cura di Ilaria Giannetti, Tullia Iori e Sergio Poretti, del SIXXI team dell’Università di Roma Tor Vergata.

Inaugurazione della Galleria Citerna, 1960 (foto di Autostrade per l'Italia)
Inaugurazione della Galleria Citerna, 1960 (foto di Autostrade per l’Italia)

Per l’inaugurazione della mostra, Tullia Iori racconterà la storia della costruzione dell’Autostrada del Sole: un’impresa epica, 8 anni di lavori per realizzare i quasi 800 chilometri della spina dorsale del Paese, con centinaia di ponti, necessari affinché il nastro stradale potesse snodarsi sul nostro territorio. Il progettista dell’intero tracciato, l’ingegnere Francesco Aimone Jelmoni, aveva immaginato di ripetere identica la stessa tipologia di ponti, ma Fedele Cova, amministratore delegato della Società Autostrade, scelse di affidare i lavori di costruzione con la procedura dell’appalto concorso, dividendo l’opera in centinaia di piccoli lotti di pochi chilometri ciascuno, con l’idea che tutte le imprese italiane dovessero essere coinvolte e tutti gli ingegneri e progettisti italiani potessero disegnare il loro originale ponte per la strada dell’Unità nazionale. In questo contesto Riccardo Morandi, Silvano Zorzi, Giulio Krall, Arrigo Carè e Giorgio Giannelli, Carlo Cestelli Guidi, Guido Oberti e tanti altri furono chiamati dalle imprese, orgogliose di contribuire a questo progetto collettivo.

Vista del Viadotto Biscione, impresa A. Guffanti, 1959 (foto di Autostrade per l'Italia)
Il Viadotto Citerna, 1960 (foto di Autostrade per l’Italia)

Tutti i ponti – tranne due, sul valico del Citerna – sono di cemento armato, che venne gettato in opera in cantieri a bassa meccanizzazione, dove si inventarono, però, sofisticate tecniche artigianali per velocizzare i lavori, dalle “centine traslabili per archi gemelli” ideate da Ferdinando Innocenti alle “teleferiche-blondin a falconi oscillanti” di Eusebio Cruciani, impiegate tra l’altro per il ponte sull’Aglio e per quello sul Sambro. “L’autostrada più bella del mondo”, quella del Sole, per i tecnici stranieri: tanto che – non ancora completata – i suoi ponti sono subito esposti al Moma di New York. La sequenza di capolavori strutturali, che come un ricamo collega Milano e Napoli, è riproposta ora in una lettura nuova attraverso il percorso di immagini al Saie, proprio a fianco del prototipo di strada in calcestruzzo realizzato nel centro del padiglione, quale esempio concreto di manto stradale di qualità, sicuro e sostenibile.

 

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO