Il Cinema Center di Busan di Coop Himmelb(l)au

 

Immerso nel verde, il nuovo complesso per il Busan Cinema Center visto dalla baia della città (foto di Duccio Malagamba)

Un paesaggio urbano ispirato alle suggestioni dell’esperienza cinematografica, che ridisegna le superfici al suolo ma anche una nuova volta celeste, sorta di firmamento architettonico per le stelle del grande schermo.

Gli imponenti volumi si sviluppano con estrema libertà all’interno di un grande spazio collettivo (foto di Duccio Malagamba)

Lo spazio cinematografico è il non-luogo per eccellenza: un ambiente concavo, buio, senza altri punti di riferimento che uno schermo il quale – nonostante il nome – riflette. La proiezione è unidirezionale: dal proiettore scaturisce un flusso di luce colorata che arriva ai nostri occhi, trasformandosi per poco più di un’ora in una realtà possibile. L’inesauribile capacità di suggestione è ancora oggi la grande forza, estetica e comunicativa, di questa forma d’arte, che parla all’immaginario collettivo e, soprattutto, all’immaginario personale di ciascuno di noi. Da queste premesse ha preso spunto Coop Himmelb(l)au per il progetto del Busan Cinema Center. Vincitore nel 2005 di un concorso internazionale di progettazione, il complesso è stato completato in tempo per la diciassettesima edizione del Busan International Film Festival (Biff) – una delle più importanti manifestazioni cinematografiche dell’Estremo Oriente – tenutasi nell’ottobre scorso.

«Il progetto è basato sull’accostamento e la sovrapposizione di spazi aperti e chiusi, di aree pubbliche e private – afferma Wolf Dieter Prix. Le sale cinematografiche e gli altri ambienti sono ospitati in edifici dedicati, ma al centro della composizione c’è lo spazio pubblico, utilizzabile per le più diverse manifestazioni». I volumi costruiti sono pensati come rilievi di un paesaggio multiforme, montagne e colline che emergono da una matrice topologica comune – dispiegandosi per supportare eventi fra cui, durante il festival, la tradizionale passerella dei divi sul tappeto rosso – che è parte integrante dei percorsi urbani.

Sezione sul doppio cono (Coop Himmelb(l)au)

 

Sezione sugli edifici (Coop Himmelb(l)au)

Sopra il basamento, destinato a parcheggi e alle aree tecniche, Cinema Mountain ospita al suo interno una sala teatrale polifunzionale, per concerti e rappresentazioni in prosa e liriche, e diverse sale per le proiezioni cinematografiche. Biff Hill è invece riservata agli uffici per lo staff del festival e alle manifestazioni ad esso collegate.

Gli spazi di circolazione distribuiscono il teatro e le sale cinematografiche (foto di Duccio Malagamba)

L’edificio più scenografico è il cosiddetto Doppio Cono: accoglie l’ingresso principale al complesso, con un nodo di circolazione verticale che distribuisce i due percorsi sospesi, disegnati come estensione tridimensionale della passerella, oltre al bar e al ristorante, posti all’interno della grande copertura a sbalzo. Quest’ultima, estesa a protezione di gran parte della piazza, presenta un’enorme superficie traslucida che, come in una gigantesca video-installazione, consente la proiezione di articolate sequenze luminose e cromatiche.

Il teatro multifunzionale è accessibile dallo stesso livello della Memorial Plaza (foto di Duccio Malagamba)

Una seconda struttura inclinata, posta a cavallo fra la Cinema Mountain e la Biff Hill, copre l’area destinata alle proiezioni all’aperto. «La nostra architettura riflette un’immagine speculare della varietà e della vivacità, della tensione e della complessità delle nostre città. La struttura della copertura è lunga il doppio dell’ala di un Boeing 380: concepire l’architettura con gli stessi principi di un aeroplano ci permette di fare a meno delle strutture verticali». Il Busan Cinema Center è un’architettura anisotropa: continuità e limiti, convergenze e divergenze, compattezza e rarefazione costituiscono l’alfabeto della composizione, che si sviluppa indistintamente nelle tre dimensioni per condensarsi attorno a luoghi notevoli, come il Doppio Cono. Il suo disegno centrifugo, troppo esile, sembra dover soccombere sotto la massa dell’enorme copertura, esplicitamente ispirata al tetto della casa Niemeyer a Rio de Janeiro – superficie sospesa che incornicia la vista sul panorama naturale – e dell’Unitè d’Habitation di Marsiglia – vero e proprio paesaggio scultoreo prima ancora che architettonico. Questo «tetto volante», in grado di smaterializzarsi in flussi luminosi, è a tutti gli effetti un cielo virtuale che si offre come nuovo paradigma delle relazioni fra l’arte del costruire e quella delle immagini in movimento.

Dinamica e informale, la tensione che si genera fra suolo e copertura si propone come catalizzatore di nuove modalità di interazione, tutt’altro che passive, fra l’architettura e il soggetto-spettatore, fondendo spazio e media, tecnologia e intrattenimento in una serie di esperienze sensibili, di eventi in evoluzione come nei fotogrammi di una pellicola.

 

Uno schermo come tetto

L’ardita soluzione strutturale della copertura della piazza pubblica ha costituito la principale sfida tecnologica del progetto. Il leggero scheletro portante è composto da una griglia tridimensionale di aste in acciaio che, nel caso della struttura posta a protezione della Memorial Plaza è sostenuto solo dal tamburo circolare del Doppio Cono, posto al centro dello spazio pubblico.

La Memorial Plaza è protetta dalla grande copertura che, di notte, la illumina con luci led (foto di Duccio Malagamba)

L’involucro esterno è rivestito da una pelle in lastre di alluminio e, nella parte inferiore visibile dalla piazza, da pannelli cellulari in materiale acrilico che formano un gigantesco schermo. Al suo interno, una struttura secondaria sostiene una griglia di corpi illuminanti a led, dispositivi optoelettronici a elevata efficienza, che sfruttano le proprietà di emissione luminosa di alcuni materiali semiconduttori indotte da un flusso di energia elettrica. Questa tecnologia, che abbina rese elevate, consumi ridotti e prolungata affidabilità, permette anche di ottimizzare lo spettro luminoso nella sola regione visibile dall’occhio umano, senza produzione di raggi infrarossi e ultravioletti.

 

Coop Himmelb(l)au

Fondata a Vienna nel 1968 da Wolf D. Prix, Helmut Swiczinsky e Michael Holzer, Coop Himmelb(l)au ha aperto nel 1988 un secondo studio a Los Angeles e poi altri uffici a Francoforte e Parigi, che occupano attualmente circa 150 membri provenienti da diciannove nazioni. Fra le più importanti realizzazioni si distinguono la riqualificazione della copertura presso l’edificio in Falkerstrasse a Vienna (1988), l’Ufa Cinema Center a Dresda (1998), il Bmw Welt a Monaco di Baviera (2007) e l’International Conference Center a Dalian, in Cina (2011), oltre al progetto in realizzazione per il Musèe des Confluences a Lione.

di Giuseppe La Franca

Scheda

Busan Cinema Center
Committente
Busan Gwangyeoksi
Busan International Film Festival
Progetto architettonico
Coop Himmelb(l)au
Design principal
Wolf D. Prix
Local partner
Heerim Architects & Planners
Progetto strutture
B+G Ingenieure
Progetto impianti
Arup
Illuminotecnica
Har Hollands
Aerodinamica
Wacker Ingenieure
Facciate
Face of Building
Scenotecnica
Artec

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