Il Fiore di Botta per l’Università di Padova

Il Fiore sorge all’estremità di un campus ideale che si estende lungo l’asse del Piovego: dal Portello, primo nucleo a sud del fiume, dove si trova il Polo scientifico e la Facoltà di Medicina fino all’espansione più recente a nord, che comprende anche la Facoltà di Psicologia (foto Enrico Cano)
Il Fiore sorge all’estremità di un campus ideale che si estende lungo l’asse del Piovego: dal Portello, primo nucleo a sud del fiume, dove si trova il Polo scientifico e la Facoltà di Medicina fino all’espansione più recente a nord, che comprende anche la Facoltà di Psicologia (foto Enrico Cano)

«Memoria, materia e gravitas» si rinnovano ancora una volta nell’opera per l’Università di Padova che, come ricorda Mario Botta, «parla aldilà delle sue funzioni per assumere aspetti metaforici e simbolici che diventano parte strategica della rigenerazione della città».
00_Mario Botta photo Beat Pfändler«Quando gli architetti riescono a definire uno spazio di vita migliore compiono la loro missione. Che è anche perpetuare quella forza umanistica che ha alimentato le città europee e che dobbiamo trasmettere alle generazioni future. La bellezza come antidoto ai conflitti è un valore che ci illumina e che ci aiuta a programmare la società post-industriale nella quale il sapere è la vera materia che vogliamo contribuire a diffondere». Mario Botta

Veduta del fronte d’ingresso del nuovo Polo lungo via Pescarotto
Veduta del fronte d’ingresso del nuovo Polo lungo via Pescarotto  (foto Enrico Cano)

In più occasioni, Botta ha ribadito quanto l’architettura sia un atto che deve dare un significato al suo esistere funzionale, rinforzare il legame con la memoria, valorizzare il territorio e arricchire il contesto con un gesto riconoscibile della presenza dell’Uomo. Obbiettivi che rendono omaggio a Maestri come Le Corbusier, Scarpa e Louis Kahn, da cui, rispettivamente, Botta ha appreso il valore del costruire come trasformazione culturale, come amore per la materia e come rivisitazione della memoria intesa anche come arte del costruire e, non ultimo, elogio della gravitas. A questo proposito, è eloquente l’espressione di Mario Botta «senza gravità non esiste architettura».

Il nuovo Polo di Biomedicina  si affaccia sul parco Europa dove, sempre nel settembre 2014, l’Ateneo ha inaugurato la Serra dell’Orto Botanico.
Il nuovo Polo di Biomedicina si affaccia sul parco Europa dove, sempre nel settembre 2014, l’Ateneo ha inaugurato la Serra dell’Orto Botanico (foto Enrico Cano)

Un messaggio che ricorda le parole di Paul Goldberger quando scrive: «L’architettura è una disciplina culturale, il cui fine ultimo è quello di concepire la costruzione alla luce dei bisogni culturali e sociali, che vanno oltre le mere considerazioni funzionali ed economiche che seppur rilevanti non devono diventare mai determinanti» (in: Why Architecture Matters, New Heaven/London, Yale University Press, p.35)
01_GiuseppeZaccaria«In quest’opera, l’Ateneo ha investito il massimo impegno di risorse, competenze e passione. In un periodo in cui portare a termine grandi opere è sempre più difficile, l’Università di Padova può rivendicare con orgoglio di saper raggiungere con coerenza i propri obiettivi. Cinque sono i petali del nostro Fiore e cinque i suoi obiettivi: funzionalità, economicità, flessibilità, sicurezza e, naturalmente, bellezza». Giuseppe Zaccaria, Magnifico Rettore dell’Università di Padova

L’impianto planimetrico semicircolare articola volumi staccati e disposti a raggiera che suggeriscono l'immagine metaforica di un “fiore con cinque petali”. I cinque volumi, intervallati dalle torri dei vani scala,  ospitano i laboratori e le aule per la didattica con dimensioni differenti in funzione del loro uso
L’impianto planimetrico semicircolare articola volumi staccati e disposti a raggiera che suggeriscono l’immagine metaforica di un “fiore con cinque petali”. I cinque volumi, intervallati dalle torri dei vani scala, ospitano i laboratori e le aule per la didattica con dimensioni differenti in funzione del loro uso (foto Enrico Cano)

Come si declina quindi questo ambizioso manifesto progettuale nel nuovo Polo Biomedico di Padova? Il complesso è parte di un articolato campus universitario che rigenera un tessuto urbano da tempo degradato. Sorge all’interno dell’ex Rizzato, un lotto industriale dismesso che ospitava un’antica fabbrica di biciclette: i magazzini, le fabbriche e i depositi, sono stati progressivamente sostituiti da centri direzionali e, in gran parte, universitari. Un importante processo di riqualificazione della città a cui l’Ateneo ha attivamente partecipato coinvolgendo protagonisti italiani di alto profilo, come Giò Ponti e Gino Valle che hanno rispettivamente firmato il Liviano e la Facoltà di Psicologia.
02_GerolamoLanfranchi«Il nuovo Polo didattico “Fiore di Botta” ospiterà i corsi di laurea triennale e magistrale per i 4.500 studenti di area biologica e biomedica e sarà in grado di erogare 22.000 ore di didattica frontale e 33.000 ore di laboratorio sperimentale per anno accademico. L’edificio vanta 1.400 apparati audiovisivi comandati da un sistema di building automation. Non mancano diffusori acustici che assicurano qualità molto elevata di riproduzione e totalmente made in Italy. Un edificio pilota ad alta tecnologia, che promuove la ricerca e anche la sostenibilità con un sistema di pannelli fotovoltaici in grado di garantire gran parte della copertura energetica». Gerolamo Lanfranchi, Direttore del Dipartimento di Biologia

I prospetti disegnano profonde linee d’ombra che evidenziano i nastri neri delle finestrature. Questi aggetti materici in laterizio servono anche a schermare i volumi in vetro retrostanti, contribuendo al risparmio energetico dell’edifico. Strategie rivolte invece alla produzione energetica riguardano l’impiego di pannelli fotovoltaici
I prospetti disegnano profonde linee d’ombra che evidenziano i nastri neri delle finestrature. Questi aggetti materici in laterizio servono anche a schermare i volumi in vetro retrostanti, contribuendo al risparmio energetico dell’edifico. Strategie rivolte invece alla produzione energetica riguardano l’impiego di pannelli fotovoltaici (foto Enrico Cano)

Oltre ad essere presenza urbana rigeneratrice, la specificità del «Fiore» è insita nella sua concezione semantica dello spazio che interpreta il programma in sintonia con la cultura della ricerca e della formazione del futuro.

Il cuore dell’edificio è costituito da un ampio atrio inondato di luce da un imponente lucernario che taglia la copertura.
Il cuore dell’edificio è costituito da un ampio atrio inondato di luce da un imponente lucernario che taglia la copertura (foto Enrico Cano)

La planimetria consiste in cinque edifici disposti a raggiera che si affacciano su di un invaso circolare lungo cui corre la distribuzione ai quattro piani, dove si trovano i laboratori e le aule didattiche.

Sull’atrio si affacciano i vani scala e i percorsi della distribuzione caratterizzati da balaustre con listelli in legno intervallati da vuoti equidistanti che concorrono ad un design dall’illusoria bicromia.
Sull’atrio si affacciano i vani scala e i percorsi della distribuzione caratterizzati da balaustre con listelli in legno intervallati da vuoti equidistanti che concorrono ad un design dall’illusoria bicromia (foto Enrico Cano)

Un impianto che segue la lezione kahniana degli spazi serviti e di servizio che prevede i blocchi scala inseriti, in modo autonomo, tra i volumi funzionali e alla base del semicerchio lungo le fasce terminali del prospetto d’ingresso. In un edificio complesso come un Polo universitario, la chiarezza dei percorsi è fondamentale per facilitare il flusso degli utenti; nel caso del «Fiore», questa leggibilità del wayfinding diventa anche linguaggio architettonico.

Veduta dell’Atrio d’ingresso su cui si affaccia la distribuzione ai quattro piani dove si trovano 18 aule, 25 laboratori e due aule informatiche
Veduta dell’Atrio d’ingresso su cui si affaccia la distribuzione ai quattro piani dove si trovano 18 aule, 25 laboratori e due aule informatiche (foto Enrico Cano)

Le torri strette dei vani scala ritmano infatti la scansione dei prospetti, l’alternarsi dei pieni e dei vuoti, i rapporti di scala dei volumi laterizi.

L’elemento ad avere maggiore connotazione metaforica è però l’atrio pluripiano che riveste il ruolo di «agorà pubblica», simbolicamente centrale e illuminata dall’alto da un lucernario in copertura.

Dettaglio del fronte lineare dell’atrio d’ingresso che ricorda i tagli geometrici sui prospetti esterni in laterizio.
Dettaglio del fronte lineare dell’atrio d’ingresso che ricorda i tagli geometrici sui prospetti esterni in laterizio (foto Enrico Cano)

La morfologia a ventaglio con la «piazza» al centro è una chiara sollecitazione alla massima condivisione dello spazio e, soprattutto, delle idee. Una condizione oggi indispensabile alla ricerca scientifica che enfatizza il valore del dialogo e della multidisciplinarità, sempre più al centro dell’innovazione biomedica.

Pianta del piano terra
Pianta del piano terra

Non a caso, la multidisciplinarità è il prerequisito anche per il rinnovamento della gestione e del progetto ospedaliero che cerca di superare le vecchie logiche dipartimentali per approdare ad una visione olistica della persona in cui è il «malato», e non la «malattia», ad essere al centro della diagnosi e della cura.

Pianta del piano tipo
Pianta del piano tipo

L’innovazione, nei suoi diversi momenti della ricerca, formazione specialistica e assistenza, ha quindi sempre più bisogno di spazi aperti e condivisibili, dove clinici, docenti, ricercatori e studenti possono incontrarsi all’insegna dell’interrelazione e dello scambio per il massimo avanzamento e diffusione della cultura scientifica.

Sezione
Sezione

Con questo spirito, il «Fiore» arricchisce l’Ateneo e interpreta con appropriatezza formale e contemporaneità di linguaggio i temi della cultura biomedica avanzata. Senza cadere in avulsa firma autoreferenziale, Botta coniuga la poetica della memoria con le aspettative del futuro in un’opera che appartiene all’Università e alla città di Padova con innovativa identità.

Schizzo preliminare di studio planimetrico che evidenzia i rapporti tra i volumi funzionali e quelli della distribuzione
Schizzo preliminare di studio planimetrico che evidenzia i rapporti tra i volumi funzionali e quelli della distribuzione

Contemporaneità del laterizio
Mario Botta a colloquio con Cristina Donati nel suo studio di Lugano
Il laterizio è una costante che caratterizza la sua opera: che cosa l’affascina di questo materiale?
La sua povertà. Il fatto che sia terra-cotta. È un elemento prefabbricato molto flessibile nell’uso e al tempo stesso anche economico; è un materiale essenziale e forse per questo molto espressivo. Poi c’è l’aspetto della durata. Il mattone è uno dei materiali che invecchia meglio, anzi migliora con il tempo.

Schizzo preliminare del prospetto d’ingresso
Schizzo preliminare del prospetto d’ingresso

Cosa vuol dire rendere contemporaneo un materiale antico come il laterizio?
Vuol dire far sì che la cultura del nostro tempo trovi proprie espressioni che riescano ancora a provocare emozioni. Già da tanti anni uso il laterizio come materiale “portato” e non “portante”; questo mi ha attirato molte critiche poiché è pensiero comune usare unicamente questo materiale come elemento “strutturale”. Credo invece che sia possibile usare il mattone anche “portato”. Si tratta di esprimere questa condizione staccandolo dalla struttura, con onestà e chiarezza.
In questo modo non si riduce il laterizio alla sola funzione di immagine?
È chiaro che la sua vocazione primaria, per dirla con Louis Khan, è quella di “trasformarsi in arco”. Personalmente mi sono preso la libertà di usarlo anche come elemento portato così come l’hanno fatto in precedenza architetti come Peter Behrens e altri maestri. Questo significa che ci sono molte possibilità per rendere omaggio ad un materiale bello e povero come il laterizio.

Schizzo preliminare dello spazio dell’Atrio
Schizzo preliminare dello spazio dell’Atrio

La facciata ventilata e il sistema dei fissaggi

Davide Desiderio, Image & Communication Manager SanMarco Terreal Italia
Davide Desiderio, Image & Communication Manager SanMarco Terreal Italia

«Il tipo di muratura utilizzata è a doppia pelle o ad intercapedine areata, per la quale sono stati previsti due tipi di fissaggio. Il primo sistema di fissaggio, ovvero di sostegno, prevede mensole in carpenteria metallica fissate alla struttura portante con tasselli in corrispondenza del cordolo marcapiano. Il secondo sistema di fissaggio, ovvero di ritenuta, collega le due pareti della muratura a doppio strato, in modo da creare un insieme più stabile e resistente, soprattutto all’azione del vento. Tale tipo di fissaggio è stato realizzato attraverso l’applicazione di elementi di tenuta puntiformi (graffaggi o clampe) in acciaio inox austenitico ( 18% cromo, 8% nichel). Nelle graffe è stato anche previsto un dispositivo a rondella per impedire il passaggio di umidità dallo strato esterno della muratura a quello interno. Sono stati previsti 3-4 tasselli al mq, secondo una maglia di 45 cm di altezza per 90 cm di larghezza, provvedendo a intensificare il numero in prossimità delle bucature o nei bordi liberi in corrispondenza di un giunto di dilatazione. Una volta fissato il tassello nella parete portante e collocato il manto di isolamento termico e acustico, si è proceduto a collocare la parte libera della graffa nella malta di allettamento dei mattoni del rivestimento esterno, eventualmente piegando la parte eccedente in modo da nasconderla nel giunto di malta».
Davide Desiderio, SanMarco Terreal


Scheda
Il Fiore – Polo di Biologia e Biomedicina dell’Università di Padova
Committente
Università degli studi di Padova
Progetto
Mario Botta
Strutture
Studio Frigo; Studio di Ingegneria Giuseppe Tranchida
Impianti
Manens Tifs
Impresa
Fiore Scarl (A.T.I.: Svec, Clea)
Cronologia
Progetto: 2009-2011; inizio cantiere: 2011; inaugurazione: settembre 2014
Dimensioni
Altezza: 18,50 mt, volume: 34.115 mc, superficie calpestabile per piano: 1.727 mq, parcheggio interrato: 2.927 mq
Progetto funzionale
18 aule per 1.668 posti, 25 laboratori per 728 posti, di cui 450 posti in 15 laboratori di microscopia, altri 400 nei laboratori chimico-biologici, 2 aule studio per 200 posti, 2 aule informatiche con 96 postazioni.
Prodotti utilizzati SanMarco
450.000 Mattoni; Listelli e Angolari con vari spessori; pozzali per colonne D4-11, tutti realizzati con argilla Rosso Classico

 

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