Il Governo rilanci il Programma Nazionale per le città

Rudere in area dismessa (foto di Laura Fiorini)

«Il Governo rilanci subito e senza indugi – anche in vista del semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea e modulando al meglio gli interventi previsti nella prossima Legge di Stabilità – un Programma nazionale per le città che, all’insegna della Rigenerazione Urbana Sostenibile e facendo leva sull’efficientamento energetico, integri idee e risorse in un’unica strategia per la sostenibilità ambientale e lo stop al consumo del suolo, per il riuso degli edifici e delle aree urbane dismesse, per la valorizzazione degli spazi pubblici, per il ciclo dei rifiuti ed il risparmio idrico, per la messa in sicurezza degli edifici, l’infrastrutturazione digitale e la valorizzazione dei beni demaniali».

Così si è espresso Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori in merito alla Legge di Stabilità. «Per non cadere nell’errore che ha affossato il pur lodevole Piano Città – così come altre iniziative quali l’istituzione delle città metropolitane, l’Agenda digitale, ed alcuni interventi previsti dal Decreto Fare – serve un’unica, omogenea e coerente politica nazionale di rigenerazione urbana che attivi energie e risorse, con l’unico obiettivo di migliore le città italiane, renderle luoghi più adatte alla coesione sociale e alla creazione di idee e ricchezza oltre che riattrarre il turismo in fuga.

Va vista con favore la possibilità che si possano introdurre deroghe al patto di stabilità interno consentendo quegli interventi – ormai non più dilazionabili – per la messa in sicurezza del territorio dai rischi idrogeologici.

È comunque sempre bene ricordare come il patrimonio edilizio italiano – vera garanzia del nostro debito pubblico, corrispondendo alla metà del risparmio dei cittadini italiani – sia in una fase avanzata di ammaloramento e di devalorizzazione geometrica: il 70 per cento degli edifici italiani, privati e pubblici, è stato costruito tra il 1945 e gli anni ’80, prima delle norme antisismiche, con tecniche costruttive che ne garantiscono tra i 50 e gli 80 anni di vita; sono veri e propri “colabrodi” energetici e idrici che valgono un spreco quantificato in 20-22 miliardi all’anno, senza calcolare i costi sociali dell’inquinamento; metà di questi edifici sono in zona a grave rischio sismico e non reggerebbero un terremoto anche solo di media entità.

Uno stralcio di periferia urbana (foto di Laura Fiorini)

La Direttiva 27/2012 che impone agli Stati Membri di consegnare entro aprile del prossimo anno una strategia a lungo termine per il raggiungimento degli obiettivi di risparmio energetico sul patrimonio edilizio unitamente al Piano triennale e al censimento della situazione reale e l’assunzione, a giugno 2014, della presidenza di turno dell’Unione, devono rappresentare una grande occasione di rigenerazione urbana in grado di riaccendere il motore dello sviluppo. Obiettivo: far sì che il risparmio privato italiano non decada assieme allo stato degli edifici e che le nostre città divengano sempre più inadeguate alla contemporaneità.

Una moderna politica di rigenerazione urbana non chiede enormi investimenti economici; servono – invece – strumenti e modelli adatti ad attrarre l’investimento privato; Governo e  Parlamento costruiscano una strategia coraggiosa ma realistica, avviando sperimentazioni sul campo con le Regioni e i Comuni, anche utilizzando il know how e l’esperienza che gli  architetti italiani mettono a disposizione».

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