Il Museo di Geologia di Shenzhen di Lee and Mundwiler Architects

Il Museo di Geologia e Centro Studi a Shenzhen (foto di Lee + Mundwiler Architects)

Volge al termine la realizzazione del Museo di Geologia e Centro Studi di Shenzhen, i cui spazi, progettati dallo studio Lee + Mundwiler Architects, saranno aperti al pubblico nella primavera 2014.
Situati nella penisola di Dapeng, sulla costa che si affaccia verso Hong Kong, il Museo di Geologia ed il Centro Studi sono composti da due volumi principali collegati da un cortile riparato.

L’edificio nel paesaggio della penisola di Dapeng (foto di Lee + Mundwiler Architects)

La progettazione del complesso è stata ispirata dalla sua posizione sulla penisola, scolpita dalle eruzioni vulcaniche risalenti a 135 milioni anni fa.

Tavola illustrativa del principio progettuale (foto di Lee + Mundwiler Architects)

Dopo questo immenso susseguirsi d’eruzioni vulcaniche, la terra è stata modellata in una miriade di formazioni rocciose uniche, che sono ora al centro delle ricerche di studiosi, ospitati all’interno del parco geologico protetto.

Definizione materica dell’involucro (foto di Lee + Mundwiler Architects)

Gli accademici in visita saranno accolti nei 260 metri quadrati del Centro di Ricerca, che si affaccia sulla vicina baia; mentre il più grande dei due volumi costituirà i 600 metri quadri del Museo, aperto al pubblico per educare i visitatori sui temi geologici.

Vista dell’edificio conformato come una roccia (foto di Lee + Mundwiler Architects)

Per la progettazione architettonica, lo studio Lee + Mundwiler Architects ha fatto riferimento direttamente alle presenze rocciose del sito: la configurazione spaziale ed il disegno materico degli edifici alludono alle formazioni rocciose e ne derivano i principi compositivi, mentre la particolare struttura della facciata permette a muschi e licheni di crescervi sulle superfici esterne, caratteristica che rende possibile l’ulteriore radicamento dei volumi nel loro contesto.

Vista dei volumi lineari e dinamici (foto di Lee + Mundwiler Architects)

Pannelli prefabbricati e stratificati, composti di cemento arricchito da pietrisco e ceneri locali, conformano l’involucro grazie all’integrazione, nel loro interno, di rinforzi strutturali.

Museo e Centro Studi uniti da cortile e connessioni coperte (foto di Lee + Mundwiler Architects)

Ogni pannello è lavorato con un massimo di otto differenti aperture permettendo, attraverso l’accoppiamento di due elementi, la realizzazione d’aperture passanti solo in alcuni punti particolari.

L’edificio circondato da spazi esterni connessi col contesto naturale (foto di Lee + Mundwiler Architects)

Qui saranno inseriti diversi materiali di chiusura a seconda delle necessità interne: vetri trasparenti per illuminare, altri vetri semitrasparenti dotati di celle solari nelle facciate rivolte a sud, materiali compositi o colorati là dove non è necessaria l’illuminazione.

Un percorso interno (foto di Lee + Mundwiler Architects)

Gli architetti spiegano: “La potente forza della natura è ancora del tutto evidente in questo luogo ma il suo ambiente incontaminato sembra visibilmente vulnerabile ed è solo una questione di tempo prima che sia previsto un nuovo sviluppo del costruito.

Scorcio di un interno (foto di Lee + Mundwiler Architects)

L’approccio adottato è quindi quello di garantire la possibilità di una “bonifica naturale”, in quanto l’edificio è concepito come risposta attivabile dalle forze naturali di rigenerazione”.

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