Il Tamedia Office Building di Zurigo di Shigeru Ban

Il volume degli edifici preesistenti è stato rigorosamente rispettato dal progetto per il Tamedia Office Building (foto di Didier de La Tour)

Una struttura in legno che innova le tecnologie correnti, una doppia pelle che contiene i consumi dando respiro agli spazi interni, un ambiente di lavoro aperto e flessibile: è il più recente progetto di Shigeru Ban.

 

Alloggiati fra le travi binate, i corpi illuminanti rendono visibile all’esterno il disegno della struttura portante (foto di Didier de La Tour)

Dall’inizio del secolo scorso, il quartiere zurighese di Werdareal accoglie le sedi delle principali case editrici della Svizzera tedesca, fra cui il quartier generale del gruppo Tamedia che occupa un intero isolato di forma triangolare, situato lungo la sponda ovest del fiume Sihl.

Aperto su tre lati, il luminoso ingresso denuncia tutti i principali caratteri architettonici dell’edificio (foto di Didier de La Tour)

Progettato da Shigeru Ban secondo i più evoluti criteri di sostenibilità, il nuovo edificio per le redazioni delle testate cartacee e web insiste sul sedime degli anonimi fabbricati che concludevano il lotto vero nord. Il volume ne rispetta l’impronta a terra, nonché l’altezza massima e gli allineamenti con le facciate limitrofe.

Aperto su tre lati, il luminoso ingresso denuncia tutti i principali caratteri architettonici dell’edificio (foto di Didier de La Tour)

Dietro i prospetti regolari, scanditi dalle rigorose geometrie dei profili metallici in rilievo rispetto alle ampie vetrate, gli spazi interni si sviluppano senza soluzione di continuità, favorendo la massima flessibilità d’uso grazie a una complessa struttura portante in legno, i cui elementi verticali sono concentrati lungo il perimetro costruito.

Gli spazi di lavoro sono separati dall’intercapedine mediante una vetrata continua a prova d’incendio (foto di Didier de La Tour)

Frutto della rivisitazione in chiave contemporanea delle soluzioni sviluppate nei secoli dai carpentieri giapponesi, lo scheletro strutturale costituisce un interessantissimo contributo tecnico all’industria del legno lamellare. I nodi fra pilastri e travi sono infatti modellati per evitare l’impiego di collanti, come di giunti e rinforzi metallici.

La generosa intercapedine è attraversata in diagonale dalle scale che collegano gli spazi di relazione (foto di Didier de La Tour)

Il reticolo portante acquista così non solo una compiuta coerenza formale, ma una vera e propria autonomia architettonica, diventando l’elemento che qualifica e unifica gli ambienti operativi, posti nella fascia centrale dell’edificio, concepiti per facilitare il lavoro d’equipe e l’interazione personale.

Le ampie superfici per uffici – nella foto quella al penultimo piano – sono scandite dal reticolo portante (foto di Didier de La Tour)

Esteso su una superficie di circa 1.000 metri quadrati, l’edificio appoggia su un basamento ipogeo articolato in due livelli, destinati alle funzioni di servizio e agli spazi tecnici. Il piano terreno a doppia altezza è dedicato alle attività collettive e di relazione mentre le aree di lavoro – 480 postazioni prevalentemente in open space – occupano i cinque piani soprastanti e i due realizzati sul volume sopraelevato che insiste sull’edificio confinante.

La copertura trasparente è protetta da profilati esterni che svolgono anche una funzione frangisole (foto di Didier de La Tour)

Attraverso la hall dell’ingresso principale, la struttura del connettivo si collega ai fabbricati esistenti e consente l’attraversamento dell’intero complesso. Il prospetto d’angolo del nuovo edificio costituisce perciò il nuovo fronte d’accesso a questa cittadella dell’editoria.

I salottini posti lungo la facciata est dispongono di serrande che consentono l’apertura dell’involucro (foto di Didier de La Tour)

Il trattamento degli spazi di mediazione con l’esterno rappresenta la più significativa invenzione progettuale. Lunga oltre 50 metri, la facciata rivolta a est protegge la generosa intercapedine dell’involucro a doppia pelle, attraversato in diagonale dalle rampe delle scale e punteggiato dai salottini per il ricevimento dei visitatori e il relax del personale.

Nodo pilastro-travi: in accordo con i moduli di resistenza, a ogni pilastro corrisponde una trave binata (foto di Didier de La Tour)

L’estrema trasparenza delle superfici rende simbolicamente percepibile l’apertura delle attività giornalistiche verso il mondo esterno e, grazie alle elevatissime prestazioni termoisolanti, contribuisce in modo determinante al contenimento dei consumi energetici.

Esploso assonometrico

Il sistema di climatizzazione, basato sullo sfruttamento delle risorse sostenibili locali, utilizza il volume verticale dell’intercapedine per la compensazione microclimatica dei locali di lavoro, serviti da un impianto misto di ventilazione forzata e da soffitti radianti che assicurano il massimo comfort e le migliori condizioni di salubrità degli ambienti.

Facciata a doppia pelle: sezione verticale

Nonostante l’enfasi sulla sostenibilità del progetto, l’immagine del Tamedia Office Building richiama i caratteri architettonici tipici delle costruzioni a destinazione industriale che costellano il quartiere. Semplicità, razionalità e serialità convivono assieme a soluzioni costruttive uniche nel loro genere.

 Il gioco degli incastri

Le tecniche della carpenteria «miyadaiku» e «sukiya daiku», utilizzate per la costruzione dei templi shintoisti e dei padiglioni per la cerimonia del tè, hanno ispirato le soluzioni per l’incastro a secco della struttura del Tamedia Office Building. Continui per l’intera loro estensione, pilastri singoli e travi binate sono disposti a formare enormi portali trasversali.

Schema del nodo strutturale tridimensionale

Le connessioni longitudinali sono affidate a travi distanziatrici dalla sezione ellittica, inserite a piè d’opera dentro asole sagomate in corrispondenza dei giunti. Il nodo tridimensionale, ottenuto con apparecchiature a controllo numerico, realizza il vincolo strutturale con eleganza e funzionalità: la sezione ellittica impedisce infatti la rotazione reciproca dei componenti principali. La griglia portante è perciò composta esclusivamente da elementi in lamellare di abete rosso compresi i solai prefabbricati, posati con connessioni metalliche non visibili e formati da travetti in lamellare e lastre in legno stratificato.

 Shigeru Ban

Pritzker Prize 2014, Shigeru Ban ha completato gli studi allo Sci-Arch e alla Cooper Union School of Architecture, lavorando poi con Arata Isozaki. Nel 1985 apre il proprio studio, distinguendosi presto per progetti basati sull’impiego dei materiali naturali e riciclati, secondo modalità innovative. Docente presso università giapponesi e nordamericane, affianca l’attività professionale alla collaborazione con organizzazioni umanitarie, per la realizzazione di edifici a basso costo e di rapida costruzione destinati ad aree colpite da calamità naturali. Fra i principali progetti realizzati si segnalano il Centre Pompidou (Metz), la Seikei University Library (Tokyo), il Nomadic Museum (New York, Santa Monica, Tokyo), la Forniture House (Yamanashi) e il Japan Pavillon all’Esposizione Universale 2000 (Hannover).

Scheda

Committente
Tamedia
Progetto architettonico
Shigeru Ban Architects Europe
Principal architect
Shigeru Ban
Partner
Jean De Gastines
Project architects
Kazuhiro Asami, Gerardo Perez,  Takayuki Ishikawa, Masashi Maruyama
Local architects
Itten+Brechbuhl
Strutture
Creation Holz
Impianti
3-Plan Haustechnik
Involucro
Feroplan
Fisica dell’edificio
Gartenmann Engineering
General contractor
Hrs Real Estate
 
di Giuseppe La Franca

 

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