Impiego di spray a bassa pressione

Le riviste

Servizi

Ricerca

Cerca powered by Google

Login



Impiego di spray a bassa pressione
Autore testo: Giuliano Cosi

Questo metodo è semplice ed è particolarmente utile in quanto alla pulitura accoppia un lavaggio che asporta dalle superfici i sali solubili, particolarmente pericolosi per le pietre porose.
Esso è efficace soprattutto quando lo sporco è depositato o poco legato alle superfici da pulire, e quando il legante è solubile in acqua. L'azione esercitata dall'acqua è, infatti, principalmente di tipo chimico, poiché essa scioglie lentamente il gesso o la calcite secondaria, di rideposizione, che fungono da leganti della crosta nera, e ne provoca la rimozione.
L'acqua può esercitare anche una moderata azione solvente (di idrolisi) sulla silice, solitamente amorfa, colloidale, cementante certe croste nere che si formano su rocce silicatiche.
Se l'effetto di dissoluzione è il più efficace nella pulitura, bisogna però tener presente anche quello secondario, di tipo meccanico, provocato dallo spruzzo diretto delle goccioline, e dal successivo ruscellamento che avviene sul manufatto o lungo la facciata dell'edificio sottoposto al trattamento.
La pulitura va eseguita con acqua di rubinetto, in genere sufficientemente dolce e pura, e a pressione di acquedotto, ma talora può essere vantaggioso eseguirla con acqua un po' dura (per la pulitura dei calcari teneri, o a grana molto fina, ad es., ove ci sono maggiori problemi di solubilità del carbonato di calcio della pietra stessa, che alla fine può risultare disciolto e corroso in superficie), o con acqua deionizzata (per i graniti e le rocce silicate in genere).
In linea di massima 2,5-4 atmosfere dovrebbero essere sufficienti, e si dovrebbe usare la minor quantità di acqua possibile per due motivi: innanzi tutto per diminuire le possibilità di erosione delle pietre, soprattutto di quelle calcaree, e poi per evitare di impregnare d'acqua le pietre porose e le eventuali murature sottostanti, e quindi causare danni ad intonaci interni agli edifici, provocare migrazioni saline, macchie brune da materiale umico o da ossidi di ferro contenuti nella pietra, crescite di alghe e funghi, ecc.
Per raggiungere questo scopo, si dovrebbe usare acqua nebulizzata da appositi strumenti, ma ciò comporterebbe un notevole dispendio di tempo e di denaro. Si può ricorrere invece all'uso di ugelli del tipo di quelli usati in agricoltura, che possono venire montati e orientati opportunamente all'estremità di tubi modulari in plastica collegati ad un impianto generale di distribuzione e alimentazione. È preferibile, per limitare al massimo i danni in caso di superfici deteriorate, che lo spruzzo d'acqua raggiunga la superficie da pulire indirettamente, in caduta.
La pulitura dell'edificio verrà ovviamente iniziata dall'alto, e si procederà verso il basso a settori orizzontali per permettere all'acqua ruscellante di ammorbidire le zone inferiori delle facciate. Essa non deve essere eseguita d'inverno onde evitare fenomeni di gelo e basse velocità di evaporazione dell'acqua. Il costo dell'impianto è molto ridotto, e quello di esercizio è limitato alla quantità d'acqua erogata dall'acquedotto più vicino. La durata della pulitura varierà a seconda della natura chimica e dallo spessore delle croste nere da rimuovere.
Croste nere coerenti di 1-3 mm. di spessore, con contenuti elevati in gesso (20-30%) su calcari, sono asportabili generalmente in 10-20 ore di lavaggio, con un risultato da ritenersi già buono. Se la crosta in alcuni punti è molto più spessa e resistente e non viene completamente asportata in un tempo ragionevole, non conviene insistere con il lavaggio, ma è preferibile passare all'impiego di altri metodi. Una spazzolatura con una spazzola di saggina può a volte risolvere un problema di finitura.
Se si utilizza questo tipo di pulitura, è necessario proteggere adeguatamente i materiali ad essa non interessati, quali infissi e vetri, parti metalliche, ecc., ed assicurare un buon sistema di scolo e drenaggio delle acque (un muro inzuppato d'acqua può impiegare mesi o addirittura anni per asciugarsi).
La pulitura mediante spray d'acqua a bassa pressione è convenientemente applicabile anche ad edifici d'interesse storico-artistico, quando la pietra si trova in buono stato di conservazione.
Un ulteriore metodo di pulitura industriale, utilizzato e raccomandato anche per la manutenzione ordinaria di monumenti, è dato dalla combinazione di uno spray d'acqua a bassa pressione con un getto di vapore saturo e umido: viene effettuato un lavaggio come descritto precedentemente, ma per un tempo limitato, e che serve a impregnare la crosta nera e a rammollirla; l'operazione si conclude con l'applicazione di un getto di vapore saturo che fa staccare la crosta per azione meccanica.
In questo modo si utilizza una minore quantità d'acqua, la pulitura risulta più veloce, e non si verificano forti innalzamenti di temperatura sulle superfici lapidee, che potrebbero portare a delle dannose dilatazioni e contrazioni termiche (ciò che si verifica nel caso di impiego del solo vapore).
 
Prescrizioni tecniche

Pulizia con acqua nebulizzata

Pulizia di materiali lapidei da eseguire con impianto di acqua nebulizzata al fine di rimuovere  depositi superficiali e croste nere raggiungendo un soddisfacente grado di pulizia senza intaccare l'integrità del paramento. Nella lavorazione sono compresi i seguenti oneri: il noleggio, il trasporto, la messa a regime, lo smontaggio ed il ritrasporto dell'impianto di nebulizzazione munito di ugelli predisposti a doppia entrata (aria acqua), regolabili nell'inclinazione, posti in serie (4/6) con tubazioni separate in nilsan (8x6 mm per acqua, mm 5x4 per aria) e collegati, tramite appositi collettori di distribuzione, alla condotta d'acqua ed al compressore d'aria; l'esecuzione di un congruo numero di piccoli campioni (tasselli) da sottoporre all'approvazione della D.L.; la pulizia di supporto da eseguire manualmente con spazzole di fibra vegetale o con bisturi; la messa in opera di un idoneo sistema di raccolta e deflusso delle acque di scarico; il rivestimento con teli di polietilene, da sigillare e collegare con adesivi impermeabili, dei materiali lapidei non interessati alla lavorazione o di altre parti della costruzione da proteggere; l'eventuale sigillatura, tramite elastomeri siliconici facilmente rimovibili, di fessure e cavità; l'applicazione della nebulizzazione, col la ricaduta dell'acqua a pioggia escludendo, quindi, il getto diretto sull'elemento lapideo; il tutto per l'esatto periodo di tempo determinato nel corso delle campionature.
Compreso ogni onere occorrente per dare la lavorazione compiuta ed eseguita sotto il controllo e le indicazioni di un restauratore professionista.

Fonte testo:
L. Lazzarini, M.L. Tabasso, Il restauro della pietra, Padova 1986.
G.G. Amoroso, Il restauro della pietra nell'architettura monumentale, Palermo 1995.
R. Cazzella, a cura di, La conservazione dei monumenti, atti del 1° corso di informazione ASSIRCO, Perugia, 6-7-8 novembre 1979, Roma 1981.
Impiego di spray a bassa pressione
Impiego di spray a bassa pressione