Inaugurata la Serpentine Sackler Gallery di Zaha Hadid

Foto di Luke Hayes

Ha aperto al pubblico il 28 settembre 2013 la Serpentine Sackler Gallery progettata da Zaha Hadid, che darà nuova vita a The Magazine, un negozio di polvere da sparo del 1805, nei pressi della Serpentine Gallery di Londra. Con 900 metri quadri di spazi espositivi, ristoranti e spazi sociali, il secondo spazio Serpentine a Kensington Garden si propone di divenire una nuova meta culturale nel cuore di Londra.

Foto di Luke Hayes

Lo spazio deve il proprio nome a Dr Mortimer e Dame Theresa Sackler, la cui fondazione ha reso possibile il progetto con la più ampia donazione individuale mai ricevuta dalla Serpentine Gallery nei suoi oltre 43 anni di storia.

Il progetto è stato avviato nel 2010, dopo che la nota Galleria londinese ha vinto la gara indetta da Royal Parks per trasformare l’edificio in spazio pubblico: all’intervento di restauro eseguito dalla Serpentine Gallery in collaborazione con The Royal Parks è seguito il progetto di rinnovamento e ampliamento di Zaha Hadid.

Foto di Luke Hayes

Un’estensione leggera e trasparente integra la costruzione originale senza porsi in competizione con essa: una sintesi di antico e moderno che si sostanzia nella relazione tra una struttura classica in mattoni del diciannovesimo secolo ed una tensostruttura contemporanea.

All’interno di The Magazine due spazi voltati contenevano la polvere da sparo, circondati da una struttura quadrata con colonnato frontale; spazi e disposizioni modificati poi con il trascorrere del tempo e delle destinazioni funzionali.

Foto di Luke Hayes

L’intervento di riqualificazione ha inteso riprendere la struttura spaziale originaria, interpretando l’edificio come un padiglione indipendente, coprendo i cortili e destinandoli a spazi espositivi.

Per poter rivelare l’ampiezza degli spazi originali, sono state rimosse tutte le pareti divisorie aggiunte in seguito, reintegrando gli archi posti lateralmente agli ingressi e mantenendo le gru a ponte in legno.

Foto di Luke Hayes

I servizi necessari e l’impianto d’illuminazione sono stati inseriti in maniera discreta, in modo da non interferire con la qualità degli spazi storici.

La struttura circostante è stata razionalizzata in modo da diventare una sequenza di spazi espositivi continua che percorre il perimetro esterno dei due spazi a magazzino, utilizzando la Gliptoteca di Leo von Klenze come esempio di galleria spazialmente semplice e chiara.

Foto di Luke Hayes

Tali interventi di restauro e riqualificazione sono stati progettati in collaborazione con lo specialista di patrimoni storici Liam O’Connor e in consultazione con l’English Heritage e il Westminster City Council.

L’estensione ospita invece un ampio spazio sociale, aperto, che completa l’edificio classico con una giustapposizione trasparente, dinamica e spiccatamente contemporanea.

Foto di Luke Hayes

Una tensostruttura permanente dall’apparenza effimera, rivestita da una membrana tessile in fibra di vetro, che è parte integrante della struttura portante, insieme alle cinque colonne che scandiscono il ritmo architettonico.

Una fascia vetrata in sommità lascia percepire la copertura come fluttuante sopra l’edificio, unificando i due tempi d’intervento, con una muratura preesistente che diventa parete interna, senza tuttavia perdere la propria funzione né la sua bellezza originaria.

Foto di Luke Hayes

L’interno della nuova estensione è un luminoso open space con la luce che penetra da tutte le parti attraverso le cinque colonne di acciaio.

La curvatura del tetto anima lo spazio, donandogli una fluidità organica quasi scultorea. Gli unici elementi fissi all’interno dello spazio sono la cucina a isola e un bancone bar che scorre lungo il muro di mattoni di The Magazine.

Gli spazi esterni saranno invece progettati dalla paesaggista Arabella Lennox-Boyd.

Foto di Luke Hayes

La mostra inaugurale è la prima esposizione nel Regno Unito delle opere del giovane scultore argentino Adrián Villar Rojas mentre, alla Serpentine Gallery è visitabile una grande retrospettiva dedicata alla scultrice italiana Marisa Merz, vincitrice di un premio alla carriera alla Biennale di Venezia 2013.

di Carlotta Marelli

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