Inaugurato a Malaga il “pop-up Pompidou”

"El Cube" del Centre Pompidou Malaga (foto di Centre Pompidou Malaga)
“El Cube” del Centre Pompidou Malaga (foto di Centre Pompidou Malaga)

Come annunciato nel settembre 2014 e confermato lo scorso febbraio da Alan Sebain, presidente del Centro Georges Pompidou, è stato inaugurato a Malaga,  il “pop-up Pompidou”.

Alain Seban, presidente del Centre Georges Pompidou
Alain Seban

«Il “pop-up Pompidou” è un concetto nuovo e, credo, promettente per il Centre Pompidou, e decisivo per il suo futuro. L’idea è di presentare alcune decine di opere provenienti da collezioni moderne e contemporanee del museo per alcuni anni in spazi esistenti in Francia e all’estero, offrendo una panoramica dell’arte dei secoli XX e XXI, con mostre temporanee e attività per i visitatori più giovani».  Alain Seban, presidente del Centre Georges Pompidou

Tra le opere esposte, Self-portrait di Francis Bacon, Le chapeau à fleurs di Pablo Picasso e  The Frame di Frida Kalo
Tra le opere esposte, Self-portrait di Francis Bacon, Le chapeau à fleurs di Pablo Picasso e The Frame di Frida Kalo

Ambienti espositivi che si sviluppano al di sotto del “Cubo” di vetro ospiteranno per almeno cinque anni, collezioni, provenienti direttamente da Parigi, di opere importanti di artisti come Pablo Ruiz Picasso, Frida Kahlo, Alberto Giacometti, René Magritte e Marc Chagall, rispondendo a una strategia di decentralizzazione culturale orientata verso un coinvolgimento di pubblico il più ampio possibile.

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Il Cubo gode di una posizione privilegiata, perché è elemento del waterfront e contemporaneamente del cuore della città andalusa che, popolata da una comunità mossa da grande spirito partecipativo, sta attraversando una fase di grande sviluppo, affermandosi come capitale economica dell’Andalusia. E la presenza del primo pop-up al di fuori della Francia contribuirà a rendere la città di Malaga, già città del sapere e della cultura, anche capitale culturale del sud della penisola iberica.

Il waterfront di Malaga
Il waterfront di Malaga

Alla cerimonia di inaugurazione hanno partecipato il premier spagnolo Marian Rajoy Brey, il ministro della cultura francese Fleur Pellerin, il sindaco di Malaga, Francisco de la Torre e, naturalmente, Alain Seban che vede nel pop-up Malaga un esperimento per esportare il modello culturale di Museo Francese.

Malaga, 28 marzo 2015. Da sinistra: il sindaco di Malaga, Francisco de la Torre , il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, il ministro francese della cultura, Fleur Pellerin e il presidente del Centre Georges Pompidou, Alain Seban posano davanti a "El Cube ", il Centre Pompidou di Malaga dopo l'apertura di questo centro d'arte che diventerà la prima sede dell'istituzione parigina fuori dalla Francia (foto di Jorge Zapata/EFE)
Malaga, 28 marzo 2015. Da sinistra: il sindaco di Malaga, Francisco de la Torre , il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, il ministro francese della cultura, Fleur Pellerin e il presidente del Centre Georges Pompidou, Alain Seban posano davanti a “El Cube “, il Centre Pompidou di Malaga dopo l’apertura di questo centro d’arte che diventerà la prima sede dell’istituzione parigina fuori dalla Francia (foto di Jorge Zapata/EFE)
Francesco De La Torre Prados, sindaco di Malaga (foto Centre Pompidou Malaga)
Francesco de La Torre

«El Cubo” si trova nel porto, questa posizione è eccellente ed è punto di passaggio per i numerosi turisti che visitano il centro storico. Inoltre, la zona portuale, ora integrata nella città, è diventata un vero spazio per il relax, il tempo libero, la buona cucina e gli eventi culturali di ogni genere. Tutto ciò rende questa parte della città uno dei quartieri più visitati dai turisti e gli abitanti di Malaga». Francisco de la Torre Prados, sindaco di Malaga 
Ma ci sono anche l’innovazione e il design italiani dentro la nuova sede del Centre Pompidou: il cemento trasparente di Italcementi è infatti uno degli elementi caratterizzanti dell’edificio ideato dall’artista francese Daniel Buren e che caratterizza lo skyline del porto della città spagnola. L’azienda italiana, che conta più di 5mila dipendenti nel mondo, ha contribuito al progetto, attraverso la società spagnola Fym, donando 250 metri quadrati di i.light, il “cemento trasparente” sviluppato nel centro ricerche i.lab Italcementi appositamente per il Padiglione Italiano a Expo Shanghai 2010, che ha visto, già numerose applicazioni.

Matteo Rozzanigo, general manager di Fym (foto di Italcementi)
Matteo Rozzanigo

«Fym ha un rapporto molto stretto con la città di Malaga. In più di un’occasione abbiamo fornito soluzioni innovative e assistenza tecnica sui materiali per la realizzazione di edifici come il centro civico in Calle Dos Aceras, La Caja Blanca, il Giardino Botanico La Concepción e le corsie per gli autobus di Calle Hilera e Alameda Principal». Matteo Rozzanigo, general manager di Fym 

Pianta livello 1 (foto di Centre Pompidou Malaga)
Pianta livello 1 (foto di Centre Pompidou Malaga)

Lo spazio espositivo, che si trova all’angolo tra le banchine 1 e 2 del Porto di Malaga, è costituito da un pian terreno di forma pseudo-rettangolare e un piano seminterrato per una superficie totale di  7mila metri quadrati.

Pianta livello 0 (foto di Centre Pompidou Malaga)
Pianta livello 0 (foto di Centre Pompidou Malaga)

Sotto il cubo di vetro, i 253,83 metri quadrati di superficie che costituiscono le facciate sul cortile sono state realizzate con pannelli prefabbricati bianchi in i.light con inserti polimerici.

Schema (foto di Centre Pompidou Malaga)
Schema (foto di Centre Pompidou Malaga)
Enrico Borgarello,  direttore ricerca e innovazione di Italcementi (foto di Italcementi)
Enrico Borgarello

«Dopo Shanghai e diverse altre realizzazioni, tra cui la sede della Bulbank International di Unicredit a Sofia, il cemento trasparente i.light si conferma sempre di più una soluzione ideale per architetture di grande respiro. La scelta di utilizzare i pannelli in cemento trasparente, voluta dai progettisti, ha consentito l’ingresso della luce naturale che permette una buona visione delle opere esposte e una buona resa dei colori». Enrico Borgarello, direttore ricerca e innovazione di Italcementi 

L’impiego di i.light, prodotto innovativo che,  in linea con i valori stabiliti dal Centre Pompidou in qualità di organizzatore, è stato utilizzato come rivestimento interno/esterno,  ha infatti consentito l’ingresso di luce naturale filtrata nell’entrata del museo e nei servizi accessori, un rivestimento esteticamente uniforme e un elemento di transizione tra il cortile buio al piano inferiore e il cubo di vetro; una riduzione di aumenti di temperatura dovuti alla radiazione attraverso il rivestimento.
Francesca Malerba

La posa dei pannelli i.light

Per la produzione e il montaggio dei pannelli i.light, Fym-Italcementi ha scelto la società italiana Kenius.
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Il primo passo consisteva nel dividere le pareti. Insieme agli architetti si è deciso di dividere il perimetro del cortile in elementi di 120 centimetri di larghezza e due altezze diverse: elementi montati a filo della parte inferiore della balconata ed altri sopra fino alla falsa soffittatura. Il tutto per un totale di 48 pannelli di 203 centimetri di altezza (175 kg) e 48 pannelli di 284 centimetri di altezza (250 Kg). Sono stati poi progettati nove pannelli speciali per chiudere gli angoli e le superfici vetrate. Questi pannelli hanno uno spessore di 3 cm e sono realizzati con la nuova tecnologia Ctg del Gruppo Italcementi. In quel momento erano i più grandi pannelli i.light mai costruiti. I pannelli i.light sono arrivati dall’Italia su camion in appositi imballaggi di legno.

Fasi applicative dei pannelli i.light (foto di Italcementi)
Fasi applicative dei pannelli i.light (foto di Italcementi)

Il secondo passaggio consisteva nel progettare una struttura che fosse in grado di sostenere il peso dei pannelli con il minor impatto estetico possibile. Alla fine si è deciso di agganciare i pannelli portanti alla soletta superiore sulla quale sono stati fissati meccanicamente e chimicamente dei supporti rigidi ai quali sono stati appesi degli elementi a T in acciaio le cui ali sono stati utilizzate per sostenere i pannelli in senso verticale. Le estremità inferiori di questi pannelli sono dotate di una barra profilata che sostiene i pannelli inferiori. I pannelli superiori più grandi sono sostenuti da questi elementi. Il quarto pannello di ogni serie di quattro è stato fissato al centro degli elementi a T tramite apposite piastre. Kenius ha inviato al produttore il progetto finale della struttura e un disegno espanso il 15 gennaio.

Particolari dei pannelli  I.light ancorati (foto di Italcementi)
Particolari dei pannelli I.light ancorati (foto di Italcementi)

Un aspetto molto importante è la precisione dell’ancoraggio della struttura e del montaggio per far coincidere i pannelli i.light, in quanto un errore nel posizionamento della struttura avrebbe potuto causare seri problemi nella fase di montaggio. Per questo motivo Kenius ha supervisionato l’installazione del supporto strutturale prima del montaggio dei pannelli.

(foto di Italcementi)
(foto di Italcementi)
I pannelli i.light sono stati montati dopo il completamento della struttura portante. La società incaricata è stata la Tomasi (in subappalto da Kenius), che ha portato attrezzature speciali per sollevare e ruotare i pannelli (i pannelli sono montati verticalmente, ma erano stati impilati orizzontalmente per la spedizione). Altre attrezzature accessorie sono state fornite da società locali, tra cui una piattaforma diesel semovente e un sollevatore telescopico rotativo Manitou.
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