Infill College

L’inserimento di un nuovo volume didattico all’interno del campus della Cornell University sfiora la banalità scatolare per palesare invece un brillante processo di rinnovamento dei rapporti tra le opere esistenti

di Tino Grisi, Dapt Università di Bologna, foto Philippe Ruault (concessione Oma)

Vista complessiva dall’alto del College Aap

Nella scala di intervento architettonico, è propria della piccola dimensione l’azione di “riparo” indirizzata a una funzione o categoria e rivelata da un nucleo spaziale variabilmente aperto al contesto. La “smallness” rappresenterebbe una sutura di lacerazioni schiuse nel tessuto costruito, liminare e intrusiva come i capisaldi di una mappa sovrapposta alla trama urbana. Si richiamava allora il pensiero di Rem Koolhaas, per cui non tutta l’architettura, come oggi può sembrare, ricadrebbe inesorabilmente nella congestionante dimensione contraria (la “bigness”), poiché necessitiamo pur sempre di luoghi praticabili e percorribili fluidamente, “enclosure” pubbliche o private che rapportino il loro vuoto finito all’esistenza.

Vista dell’inserimento della piastra-studio

Proprio l’ultima realizzazione di Oma (partners Koolhaas+Shigematsu) consente di esplorare questo aspetto compositivo grazie alla sua particolare caratteristica di “infill building”, ovvero di architettura che si inserisce letteralmente in uno spazio vacante e sottoutilizzato tra edifici attigui quale modello per la gestione della crescita del contesto costruito. La formula detta ”infill” (riempimento) urbano punta generalmente a costituire unità aggiuntive poste sul medesimo lotto della preesistenza, in pratica costruendo da muro a muro all’interno di blocchi urbani, limitando così l’espansione su aree vergini o agricole; la strutturazione aperta dello spazio e l’incremento della circolazione verticale costituiscono due parametri basilari per massimizzare la luminosità all’interno di tali edifici a contenuto sviluppo dell’involucro e implementati in sezione.

Lo sbalzo sulla University Avenue.

Così la Milstein Hall (primo nuovo edificio costruito da oltre un secolo per il College of Architecture, Art and Planning – Aap della Cornell University) rappresenta un’aggiunta agli edifici siti nel quadrante nord del campus universitario, collocata in modo da generare un complesso unitario, dotato di livelli continui interconnessi, interni quanto esterni. Piuttosto che occupare con un volume autonomo un lato della città universitaria, ostacolando ulteriormente il suo rapporto con la gola naturale posta al limite settentrionale, il nuovo inserimento favorisce la costituzione di un centro pubblico aperto, connettendo le eclettiche, ma ripetitivamente impostate su una tipologia a corridoio lineare, sedi del college per fornire uno spazio in cui il potenziale interdisciplinare delle attività di studio, progettazione e performance artistica possa adeguatamente manifestarsi. Una elementare piattaforma sospesa, retta e percorsa da telai in acciaio a geometria ibrida, collega i livelli intermedi delle contigue Sibley e Rand Halls e si estende, con uno sbalzo di 15 metri, sulla University Avenue, a stabilire un rapporto di vicinanza urbana con la “Fonderia”, terzo blocco esistente dell’Aap.

Vista notturna dei livelli per la mostra e lo studio

Il contenitore rappresenta una distesa orizzontale libera di oltre 2mila metri quadrati racchiusa tra pavimento e tetto verde, destinata a spazio studio di estrema flessibilità; le vetrate perimetrali, contenute da due marcapiano in pietra, e 41 lucernari illuminano l’ambiente in cui la circolazione è mantenuta aperta dalla struttura reticolare, lasciata in primo piano come tutti gli apparati tecnici. Così sollevato, l’edificio mantiene il terreno del campus pressoché intatto per i passaggi e l’accesso e solo si appoggia a una cupola seminterrata, costruita in calcestruzzo gettato a vista, la quale, simultaneamente, delimita uno spazio espositivo e di discussione critica, forma i posti di un auditorium per 253 utenti, trasformandosi anche nelle scale che portano fino al piano-studio, definendo infine un sommovimento artificiale per una serie di globiformi sedute esterne. La polisemanticità funzionale dell’elemento plastico ne riscatta l’espressività fin troppo forzata, in contrasto con la tersa linearità della piastra superiore.

Pianta del livello studio

Scheda progetto:

Milstein Hall, Ithaca NY, 2006-2011
Committente: Cornell University – College of Architecture, Art and Planning (Aap)
Progetto: Oma
Partners: Rem Koolhaas, Shohei Shigematsu;
Associati: Ziad Shehab
Team: Jason Long, Michael Smith, Troy Schaum, Charles Berman, Amparo Casani, Noah Shepherd
Architetti locali: Kha Architects, Llc
Team: Laurence Burns Aia, Jim Bash Aia, Brandon Beal, Michael Ta, Stephen Heptig Aia, Sharon Giles Aia
Ingegnerizzazione: Robert Silman Associates, Plus Group Consulting Engineers, Gie Niagara Engineering, T.G. Miller
Consulenti: Acustica: Dhv V.B.; facciate: Front, Inc.; illuminazione: Tillotson Design Associates, Inc.; esterni: Scape Landscape Architecture Pllc; involucro: Inside Outside, Petra Blaisse; grafica: 2×4, Inc.; audio-video: Acentech; coperture: Bpd Roof Consulting, Inc.; ascensori: Persohn/Hahn Associates, Inc.; sicurezza dati: Archi-Technology; sostenibilità: Bvm Engineering
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