testo di Luca Molinari
Studio: Jacques Herzog & Pierre de Meuron
Località: Herzog & de Meuron, Rheinschanze 6, 4056 Basel, branch offices in London, Munich, San Francisco, Barcelona and Beijing.
Fondazione: 1978
Associati: Jacques Herzog, Pierre de Meuron, Harry Gugger, Christine Binswanger, Robert Hösl, Ascan Mergenthaler, Stefan Marbach
Componenti staff internazionale: 200
Fin dagli esordi la relazione tra materia dell'architettura e spazio del progetto ha acquisito nell'opera di Herzog & de Meuron un significato molto interessante all'interno della produzione contemporanea svizzera e internazionale. La matrice concettuale propria del loro approccio all'architettura si confrontava continuamente con il corpo di fabbrica generando ogni volta scarti di significato e di qualità dell'opera imprevisti. Dal muro a secco e struttura esile in cemento armato della piccola casa in Liguria degli esordi passando per la loro residenza in legno a Basilea in Hebelstrasse, dall'ampliamento della fabbrica Ricola, alla galleria d'arte Goetz fino ad arrivare alla cabina di segnalazione in rame della stazione di Basilea, si assisteva sorprendentemente alla capacità di utilizzare la giusta materia per raggiungere un risultato spaziale dotato di grande personalità e identità. La lezione del moderno (soprattutto con l'opera di Louis Kahn), il confronto costante con l'arte concettuale, gli insegnamenti urbani di Rossi a Zurigo si compongono, grazie ad una continua verifica sperimentale, con i diversi materiali utilizzati. Non esiste un fissarsi ossessivo su una sola materia, quanto piuttosto utilizzare la materia per il potenziale che dimostra in rapporto al tema e alla qualità complessiva dello spazio progettato. L'interesse profondo per l'arte contemporanea e insieme per l'idea della pelle dell'architettura, immaginata come un abito che riflette il gusto e la tensione estetica del tempo, ha portato successivamente Herzog & de Meuron ad approfondire la ricerca sulla superficie dell'architettura sperimentando nei lavori più recenti delle vere e proprie interfacce, superfici con spessore e una inedita qualità estetica, capaci di relazionarsi con la città in maniera autonoma. Sarebbe, infatti, sbagliato pensare alle opere di Herzog & de Meuron come manufatti separati dalla realtà, isolati, forti della loro iconicità, quanto piuttosto a nuovi manufatti urbani che da una parte cercano modalità di relazioni con l'esterno assolutamente inedite e dall'altra che intromettano nel proprio impianto interno una idea urbana molto complessa e controllata. Gli ultimi edifici urbani dello studio Herzog & de Meuron definiscono, infatti, una risposta interessante al dibattito degli ultimi anni, portato avanti soprattutto da Rafael Moneo, sulla necessaria solitudine degli edifici, sul loro separarsi dal mondo per ricostruire al proprio interno relazioni controllate e armoniche. Opere, invece, come l'Allianz Arena di Monaco di Baviera, la Biblioteca universitaria di Cottbus o l'edificio Prada a Tokyo, lavorano consapevolmente sulla parete esterna come medium, come filtro attivo con la realtà. L'architettura ha ormai interiorizzato la lezione di Robert Venturi ("I am a monument") e si fa oggetto di comunicazione e di marketing; condizione che Herzog & de Meuron affronta lavorando in maniera molto sperimentale ed estrema sulla materia dell'architettura.