Kaplasky, un grattacielo per le emergenze

Il suo nome trae ispirazione dal Kapla, il gioco che, attraverso la sovrapposizione di mattoncini in legno, consente di ottenere diverse forme. Progettato da Francesco Colarossi, Luisa Saracino, Giovanna Saracino, Rosamaria Faralli e Francesca Silvi, Kaplasky è un grattacielo non convenzionale pensato per un contesto di emergenza, dovuta a una catastrofe naturale come l’esondazione di un fiume o un’alluvione.  Una soluzione abitativa che tiene conto della velocità di realizzazione e del minore uso del suolo  di cui l’elemento-base è il container, scelto per la facilità di reperimento in casi di emergenza, per la possibilità di essere trasportato facilmente anche in un ambiente alluvionato, per la facilità di montaggio data la sua modularità.

La proposta dei progettisti contiene tre possibilità di montaggio: la più razionale propone una pianta rettangolare con corte interna; la seconda uno sviluppo in verticale attraverso la geometria di una spirale; la terza una soluzione ibrida delle prima due, proponendo una doppia spirale che contiene un cortile interno.

In tutte e tre le differenti ipotesi, il  grattacielo è completamente dotato delle tecnologie adeguate  a gestire sia la situazione d’emergenza sia le esigenze della quotidianità  e la struttura dei container è inglobata in un traliccio esterno di acciaio che le dà stabilità e crea un filtro per la luce solare e per il vento.

Il grattacielo così ottenuto è un campo d’emergenza verticale che ospita una comunità di persone, unita da una forte esperienza, che si trova in poco tempo a dover organizzare spazi comuni mantenendo contemporaneamente la dimensione privata.

Il progetto è infatti ideato per accogliere spazi privati (destinati all’abitare) e spazi comuni dove allestire piccole biblioteche, aree di gioco per bambini, spazi per riunioni e assemblee. I luoghi d’incontro che di solito sono disposti orizzontalmente qui sono collocati in verticale e sono raggiungibili attraverso il blocco centrale scale+ascensore.

In un contesto urbano d’emergenza come quello alluvionale in cui i collegamenti orizzontali decadono a causa del flusso delle acque e dalle masse di fango che ostruiscono le strade, un sistema verticale di comunicazione, di incontro e di vita ricrea un habitat urbano altrimenti impossibile da ottenere all’interno di un classico campo d’emergenza. 

Kaplasky consente di non abbandonare il nucleo urbano colpito dall’alluvione evitando così molti disagi psicologici causati dall’allontanamento forzato delle vittime dai propri luoghi di vita nell’attesa del ritorno alla normalità, ma ne permette la continuazione della vita attraverso una struttura che alla conclusione dell’emergenza potrà rimanere inserita nel contesto urbano che l’ha accolta ed essere riutilizzata come torre abitativa per alloggi speciali (studenti, ricercatori) o per alloggi sociali (senza tetto o immigrati).

 

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