La Cantina Antinori di Archea Associati

Vista della Cantina nel paesaggio (foto di Pietro Savorelli)
Vista della Cantina nel paesaggio (foto di Pietro Savorelli)

La Cantina Antinori –  unica opera italiana selezionata dalla commissione internazionale che ha scelto le 5 opere più rappresentative in Europa per il Premio  Mies van der Rohe,  l’importante competizione europea di architettura contemporanea – si inserisce nello straordinario contesto vinicolo-collinare del Chianti, a metà strada tra Firenze e Siena. Una committenza colta e illuminata ha richiesto ad Archea Associati, attraverso la progettazione dell’architettura, di valorizzare il paesaggio ed il territorio circostante quale espressione della valenza culturale e sociale dei luoghi di produzione del vino.

Vista della Cantina nel paesaggio (foto di Pietro Savorelli)
Vista della Cantina nel paesaggio (foto di Pietro Savorelli)

Il percorso progettuale è stato, quindi, incentrato sulla sperimentazione geo-morfologica del manufatto, concepito come espressione della simbiosi tra l’opera dell’uomo, il suo ambiente di lavoro, e l’ambiente naturale.

Gli interni sotterranei illuminati dalle grandi aperture circolari (foto di Pietro Savorelli)
Gli interni sotterranei illuminati dalle grandi aperture circolari (foto di Pietro Savorelli)

La costruzione fisica della cantina è incentrata sul legame profondo e radicato con la terra e il progetto ha infatti voluto integrare il costruito al paesaggio agricolo: il complesso industriale è dissimulato attraverso la realizzazione di una copertura che definisce l’invenzione di un nuovo piano di campagna.

L'architettura della cantina diviene cornice del paesaggio (foto di Pietro Savorelli)
L’architettura della cantina diviene cornice del paesaggio (foto di Pietro Savorelli)

Questo è disegnato, lungo le curve di livello, da due tagli orizzontali che permettono l’ingresso della luce, mentre la copertura è distesa sul pendio naturale scandito dai filari delle viti che ne costituiscono, con la terra, il sistema di “rivestimento”.

Le volte in terracotta della barricaia (foto di Pietro Savorelli)
Le volte in terracotta della barricaia (foto di Pietro Savorelli)

Le aperture-fenditure svelano, senza evidenziarlo, l’interno ipogeo: lungo quella più a valle, sono distribuiti gli spazi uffici e le aree espositive, strutturati come un belvedere posto al di sopra della barriccaia e delle zone di vinificazione; mentre affacciati verso quella superiore si aprono le zone di imbottigliamento ed immagazzinamento.

Gli spazi interni della cantina (foto di Pietro Savorelli)
Gli spazi interni della cantina (foto di Pietro Savorelli)

Il cuore protetto della cantina, dove il vino matura nelle barriques, coglie, nell’oscurità diffusa e nella sequenza ritmata delle volte in terracotta, la dimensione sacrale di uno spazio che risulta nascosto, non per atteggiamento mimetico ma come consona opportunità per le ottimali condizioni termo-igrometriche del processo di lenta realizzazione del prodotto.

Le grandi scale in cemento e corten (foto di Pietro Savorelli)
Le grandi scale in cemento e corten (foto di Pietro Savorelli)

La sezione architettonica dell’edificio evidenzia come l’articolazione altimetrica segua il percorso produttivo discendente, che avviene per gravità, delle uve: dall’accesso, ai tini di fermentazione fino alla barriccaia interrata, secondo un senso inverso a quello conoscitivo del visitatore, che risale dai parcheggi tra i vigneti per attraversare, nella cantina, le zone produttive ed espositive che vanno dal frantoio, alla vinsanteria, al ristorante, fino al piano che ospita l’auditorium, il museo, la biblioteca, le sale di degustazione e gli spazi di vendita diretta.

La scalinata principale che giunge in superficie (foto di Valentina Muscedra)
La scalinata principale che giunge in superficie (foto di Valentina Muscedra)

Gli uffici e le parti amministrative e direzionali, sono scandite da una successione di corti interne che prendono luce attraverso fori circolari disposti variamente sul vigneto-copertura.

Vista, dal basso, delle aperture in copertura (foto di Valentina Muscedra)
Vista, dal basso, delle aperture in copertura (foto di Valentina Muscedra)

I materiali e le tecnologie evocano con semplicità la tradizione locale esprimendo con continuità il tema della naturalezza ricercata tanto nell’uso della terracotta, quanto nell’opportunità di gestire il suolo a scopo energetico, per raffrescare e coibentare la cantina realizzando le condizioni climatiche necessarie per la produzione del vino.

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