La Casa della Memoria di Milano di baukuk

Il polittico in mattoni che avvolge la Casa della memoria (foto di Stefano Graziani)
Il polittico in mattoni che avvolge la Casa della memoria (foto di Stefano Graziani)

La “Casa della memoria” è un nuovo spazio pubblico dedicato ad attività culturali, scientifiche, espositive e didattiche a testimonianza dei valori di libertà e democrazia nella cui difesa la città di Milano si è distinta; è quindi una “casa comune”, dove trovano riparo frammenti di vita che i milanesi desiderano conservare.

Particolare d’angolo della costruzione (foto di Stefano Graziani)
Particolare d’angolo della costruzione (foto di Stefano Graziani)

Nessuno la abita, “casa” è un archetipo, un simbolo: di conseguenza, in verità, un “monumento”, tanto contenitore quanto oggetto in sé da esporre. Per questo motivo, piuttosto che ridurre la complessità delle forme di comunicazione alla necessaria fissità dell’architettura, inseguendo la tecnologia, la Casa della memoria fa percepire da subito la differenza fra il suo contorno solido e il mutevole contenuto.

Il volume parallelepipedo sotto i grattacieli di Porta Nuova (foto di Stefano Graziani)
Il volume parallelepipedo sotto i grattacieli di Porta Nuova (foto di Stefano Graziani)

Quinte fisse si affiancano a scenari mobili e l’edificio, come archivio aperto, si può usare in modo imprevisto e informale, pur mostrando la sua “inerzia”, simile a una pietra d’inciampo che lascia apparire il proprio valore di testimonianza. Bisogna immaginare la Casa come strumento di discussione sulle differenti memorie che s’intrecciano, non solo all’interno della società, ma nell’individuo stesso: memorie gravi o transitorie; memorie pubbliche e private; ricordi espliciti o inconsci.

L’inserimento materico nel tessuto del quartiere Isola (foto di Stefano Graziani)
L’inserimento materico nel tessuto del quartiere Isola (foto di Stefano Graziani)

Interamente formato da figure rappresentative della storia recente di Milano, l’involucro dell’edificio è inteso come un “polittico”, capace di dar conto della stratificazione mnemonica cittadina, immaginandone un’ideale unità come esigenza di condivisione. Quanto rappresentato sui muri è insieme monumentale e fragile: appare con nettezza da lontano, poi perde definizione nell’avvicinarsi, scomponendosi in un pulviscolo pressoché inafferrabile.

I livelli dell’edificio che si affacciano sull’atrio a tutta altezza. La “vite” gialla della scala principale (foto di Stefano Graziani)
I livelli dell’edificio che si affacciano sull’atrio a tutta altezza. La “vite” gialla della scala principale (foto di Stefano Graziani)

Quest’approccio porta, come ha scritto Anthony Vidler, “l’opera a contatto con la quotidianità, a una relazione tattile, quasi percepita, con l’osservatore” il quale potrebbe davvero “scoprire la verità”, risvegliando la “memoria della vita” e non fidando sulla sua imitazione: la ridondanza espressiva è qui sostituita dall’essenzialità comunicativa dei segni, un drappo che cinge, rivela e apre al ricordo di chi ha sofferto, confidando nella grazia della riconciliazione per tutti. La Casa della memoria non è quindi un museo, un centro culturale o una biblioteca, è piuttosto un archivio, un “deposito”. Ricorda le Scuole veneziane o gl’imponenti magazzini di granaglie delle città medievali tedesche, riferendosi a un tipo architettonico che combina una facciata decorata, uno scalone, una grande sala al livello superiore e diviene, per dimensione e posizione, subito monumento. Tale figura costruttiva può essere intesa come elemento primo del pensiero immaginativo, dove determinati contenuti del retaggio individuale entrano in congiunzione, nella memoria appunto, con quelli del passato collettivo.

Vista dello spazio aperto. L’avvicinamento della scala ai passaggi interni (foto di Stefano Graziani)
Vista dello spazio aperto. L’avvicinamento della scala ai passaggi interni (foto di Stefano Graziani)

L’edificio si colloca al limitare del nuovo polo di Porta Nuova, tra i grattacieli, i giardini e le preesistenti geometrie urbane ottocentesche, mantenendo un legame con la solida struttura del quartiere che lo accoglie. In questo senso, la forma elementare e la superficie ruvida, in materiali poveri dipendenti dalla tradizione lombarda, ribadiscono il legame con la storia manifatturiera del quartiere milanese dell’Isola.

Pianta del piano terra
Pianta del piano terra

L’estrema semplicità del nuovo edificio, un prisma a base rettangolare di m 20x35x17,5, garantisce la flessibilità nell’organizzazione interna che può così adattarsi alle mutevoli esigenze istituzionali, funzionando come contenitore aperto agli eventi prodotti in città, anche attraverso supporti multimediali connessi al grande tavolo posto all’ingresso.

Pianta del piano primo
Pianta del piano primo

La costruzione è divisa planimetricamente in tre parti: due sottili fasce sui lati corti, comprendenti l’archivio e i servizi, e un’ampia zona centrale con lo spazio espositivo e gli uffici la cui porzione sud, a tutta altezza, è occupata dalla “vite” dello scalone circolare dipinto di giallo. La scala non è solo il principale elemento distributivo interno, bensì lo strumento che relaziona i documenti collezionati (non accessibili direttamente) e il visitatore: il rapporto tra i cittadini e le testimonianze d’archivio si crea nel movimento rotatorio lungo la rampa che ripetutamente avvicina e allontana, costruendo una sequenza di sguardi sull’interno e verso l’esterno, attraverso la luce radente.

Pianta del terzo livello
Pianta del terzo livello

La struttura portante è in cemento armato a vista e segue una maglia quadrata, componendosi di pilastri e travi con una luce di circa 10 metri; la scala tonda è anch’essa in calcestruzzo gettato in opera e quindi dipinto. Il pavimento al piano terra è in battuto di cemento, mentre ai livelli superiori si trova del linoleum nero. Le partizioni tra gli uffici sono realizzate con vetri da pavimento a soffitto, distinguendo un centro occupato da sale riunioni e stanze, da postazioni laterali e archivi in configurazione open space; gli impianti tecnologici sono lasciati a vista.

Sezioni dell’edificio
Sezioni dell’edificio

La stratificazione delle murature, di largo spessore (cm 45), minimizza lo scambio energetico tra esterno e interno. Le facciate sono realizzate in mattoni e combinano un telaio di paraste e architravi leggermente sporgenti con i riquadri ove trovano spazio le immagini realizzate con le sfumature laterizie.

Facebrick
La “Casa della memoria” è interamente rivestita da mattoni che ricompongono, alla maniera di pixel, immagini significative della storia locale. Il programma iconografico, definito da un apposito comitato scientifico, si compone di ritratti di Milanesi anonimi (a suggerire la composizione della moltitudine che anima la città) e quadri storici che fissano alcuni momenti significativi come le deportazioni, la Liberazione o l’attentato di piazza Fontana.

Dettaglio di facciata con la composizione policroma dei mattoni (foto di Giulio Boem)
Dettaglio di facciata con la composizione policroma dei mattoni (foto di Giulio Boem)

Il rivestimento in elementi policromi è in esplicita relazione con la tradizione lombarda delle decorazioni in laterizio di edifici maggiori quali la Ca’ Granda o S. Maria delle Grazie. La realizzazione è stata ottenuta con l’utilizzo di sei tonalità differenti del mattone SanMarco Terreal che vanno dal rosa e rosso vivo al grigio medio e forte, prodotti con tecnologia a pasta molle senza sabbia superficiale, la più affine alla tradizione e che si presta alla maggiore flessibilità d’uso. Tutti i mattoni delle dimensioni di cm 5,5×5,5×12 sono stati posati in modo da assicurare la corrispondenza delle immagini con la sequenza dei differenti tasselli colorati, seguendo disegni a casellario. Il telaio sporgente tra i riquadri, realizzato con mattoni pieni di color rosso scuro, definisce il polittico di facciata composto dai diciannove quadrati che accolgono i ritratti (m 4,6×4,6) e dagli otto rettangoli con le scene storiche (m 9,6 di altezza per un’ampiezza variabile).

 

baukuh

Il logo i baukuh
Il logo i baukuh

baukuh è uno studio associato di architettura fondato nel 2004 da Paolo Carpi, Silvia Lupi, Vittorio Pizzigoni, Giacomo Summa, Pier Paolo Tamburelli e Andrea Zanderigo, con sedi a Milano e  Genova. Ha vinto concorsi internazionali (Amsterdam 2003, Budapest 2003, Pavia 2006, Genova 2009, Hoogstraten 2013), redatto piani urbanistici (Amsterdam 2004-08, Venezia 2007), restaurato edifici pubblici (Brugnato 2007, Zandobbio 2014) e realizzato residenze (Tirana 2007-09).  Ha inoltre curato progetti d’interni e allestimenti ed esposto i suoi progetti alle Biennali di Rotterdam, Istanbul e Venezia. Lavorando senza una struttura gerarchica e un dogma stilistico, baukuh “produce architettura” secondo un processo, razionale e realista, basato sulla comprensione critica delle costruzioni del passato, con la convinzione che qualsiasi problema architettonico sia risolvibile nel confronto con un repertorio sperimentale, a partire dal quale è possibile formulare ipotesi per casi ulteriori.

Scheda
Casa della memoria, Milano, Italia, 2015
committente
Comune di Milano
soggetto attuatore
Hines Italia Sgr
progetto architettonico
baukuh
progetto strutturale
Arup Italia
progetto impiantistico e consulenza acustica
Deerns Italia
progetto prevenzione incendi
Gaeengineering 
quantity surveyor
J+A consultants
impresa costruttrice
Edilda Edilizia Lombarda

 

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