La casa nella pineta

 

La casa vive nella pineta una ricercata ambiguità: mentre offre un confortevole rifucio dal mondo esterno, introduce dentro di sé il paesaggio

La scarsa qualità architettonica che caratterizza un gran numero di manufatti realizzati intorno agli anni Sessanta costituisce per i progettisti incaricati della loro ristrutturazione un’opportunità di riflessione sul progetto e sul contesto in cui esso si inserisce. Così è stato per Fabio Candido, a cui è stato richiesto di intervenire su una residenza estiva costruita nel periodo del boom nella pineta di Marina di Castagneto Carducci, in provincia di Livorno.

Il travertino striato, usato per il rivestimento esterno, fa leggere la massa dell’edificio come il risultato di diverse stratificazioni

Nel contesto paesaggistico disegnato da Giancarlo De Carlo negli anni Cinquanta e caratterizzato dalla generosa presenza di pini marittimi, mirti e lecci, gli edifici hanno carattere di forte individualità e sono collegati da percorsi liberi che assecondano l’andamento delle dune di sabbia. Costruita a metà degli anni Sessanta, questa residenza si inserisce nel paesaggio, adagiandosi su una duna di sabbia, circondata da pini marittimi collocati in punti singolari, spesso molto vicini alle pareti.

«L’intervento delinea una duplice prospettiva: da un lato la necessità di individuare una sintesi tra il carattere formale dell’edificio e i valori paesaggistici del luogo in cui esso è insediato; dall’altro la volontà di collocare il carattere degli interni nel solco di una tradizione che fa del comfort, della domesticità, dell’appropriatezza la propria cifra identificativa. Tutto ciò si applica soprattutto nella modulazione della luce e delle vedute, nella misura degli spazi, nella discrezione dei materiali.

La ridefinizione della spazialità interna segue una ideale direttrice longitudinale che, attraversando l’intera costruzione, si concretizza in una sequenza di stanze passanti, in stretto rapporto tra loro e con il paesaggio circostante; l’individuazione del carattere dell’edificio in una nuova morfologia, allo stesso tempo naturale e archetipica, trova nel sedimento orizzontale la cifra identificativa.

Le bucature, quasi tutte diverse tra loro, sono disegnate tenendo conto sia della sequenza degli ambienti interni, sia della relazione tra la stanza e l’esterno: ciò si evidenzia soprattutto nella grande finestra della sala da pranzo che, al termine di una successione di aperture della medesima dimensione, incornicia una veduta del paesaggio dunale».

Per il rivestimento esterno è stato utilizzato il travertino striato che conferisce un’assonanza cromatica con il paesaggio circostante e fa leggere la massa dell’edificio come il risultato di diverse sedimentazioni.

La libreria-scala è realizzata nello stesso legno di teak del pavimento

Quasi tutti gli arredi fissi, come alcuni complementi di arredo, sono realizzati su disegno, utilizzando legno di teak per ottenere continuità con il pavimento interno ed esterno. Fanno eccezione la console che percorre l’intera parete della sala da pranzo, in legno di ebano, e la cucina, costruita in legno di frassino e completata da una lastra di granito nero.

Variazioni materiche e cromatiche sono molto limitate

La limitata gamma dei materiali utilizzati – travertino, presente anche nei rivestimenti lapidei degli interni, intonaco, legno di teak per pavimenti e arredi, contribuisce a fare della casa una presenza nella pineta che vive di una ricercata ambiguità: mentre offre un confortevole rifugio dal mondo esterno, allo stesso tempo introduce dentro di sé il paesaggio che la circonda.

 

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here