La difficile professione dell’Architetto

Nel corso della Conferenza Nazionale degli Ordini Provinciali organizzata a Roma il 19 aprile 2013 sono stati anticipati alcuni contenuti del Rapporto 2013 sulla professione di Architetto realizzato dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Architetti.

Tale rapporto evidenzia un calo del 5,8% in termini di valore della produzione ed una profonda recessione per il settore delle costruzioni che, tra il 2006 ed il 2012 si è ridotto di un quarto (-24,4%, quasi 55 miliardi in meno a valori costanti 2011), calo che diventa pari al -44% per quanto riguarda le nuove costruzione. Calo destinato a proseguire nel 2013 con una previsione di una ulteriore flessione del -1,4%, mentre una modesta ripresa potrebbe avviarsi nel biennio successivo (+1% nel 2014 e +1,4% nel 2015).

Secondo il Rapporto la congiuntura è stata particolarmente pesante per la nuova attività edilizia (residenziale e non residenziale), per la quale la flessione rispetto al 2006 si sintetizza con la scomparsa di oltre il 50% del mercato per il residenziale e del 40% per il non residenziale. Per quanto riguarda il comparto dei Lavori Pubblici la riduzione è stata, invece, del 27%, un trend negativo che dovrebbe proseguire fino al 2015, a causa di una persistente situazione di difficoltà della PA, a cui si aggiungerà dal 2014 la frenata degli investimenti da parte delle imprese del settore pubblico allargato.

In flessione anche l’attività di rinnovo e di manutenzione dell’esistente, che fino al 2011 (a partire dal 2006) aveva perso “appena” il 7% del mercato e che nel 2012 registra un bilancio negativo del 3% in un solo anno.

Ne emerge il quadro di un settore delle costruzioni profondamente trasformato, principalmente dallo sviluppo del mercato della riqualificazione (da quella minuta a quella integrata delle città, passando per l’efficientamento energetico) e dal mercato degli impianti per le fonti energetiche rinnovabili che, seppur destinato a ridimensionarsi, negli ultimi anni si è sviluppato fino a diventare maggiore di tutto il mercato della nuova produzione edilizia residenziale.

Questo lo scenario in cui operano gli oltre 150 mila architetti italiani, 5 ogni duemila abitanti, che rappresentano il 27% del totale europeo inclusa la Turchia. Per il complesso della categoria, la combinazione di crisi economica, inversione del ciclo edilizio, allungamento dei tempi di pagamento e aumento delle insolvenze, ha comportato in sei anni (tra 2006 e 2012) la perdita di quasi un terzo del reddito professionale tanto che nel 2012 il reddito medio dovrebbe essere sceso a poco più di 20 mila euro.

Per questo motivo circa il 40% degli architetti italiani prende in considerazione la possibilità di lavorare all’estero ma, secondo il Rapporto, solo un architetto su cinque ha avuto esperienze di progetti in altri Paese svolti dal proprio studio professionale: nella maggior parte dei casi, nell’Unione Europea, in particolare Francia, Spagna e Regno Unito.

 «Pesa in questa difficile situazione – sottolinea Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti –  la storica assenza, da parte delle istituzioni, di qualsiasi azione per garantire non solo agli architetti, ma ai liberi professionisti italiani che stanno pagando tutti un forte contributo alla crisi, iniziative di sostegno e incentivi fiscal,i finora riservati alle imprese, e che potrebbero rappresentare – nell’attuale situazione – facilitazioni per l’ accesso anche ai mercati esteri. Per quanto riguarda gli architetti italiani c’è da rilevare come gli ostacoli all’accesso al mercato – già contratto dalla crisi – creati dalla bulimica burocrazia edilizia, stiano avendo l’effetto di “snaturare” la nostra professione: c’è da parte del privato la ricerca di architetti capaci di ottenere i permessi, piuttosto che di realizzare buoni progetti, mentre standard e ostacoli artificiosamente elevati – e creati dalle norme sui lavori pubblici – ne impediscono l’accesso degli studi di architettura piccoli e medi. Non v’è dubbio che per modificare radicalmente questa situazione serve rafforzare ulteriormente la forte azione politica che già da tempo stiamo mettendo in atto contro la burocrazia inutile che allunga a dismisura i tempi dei progetti, senza garantire la salvaguardia del territorio. Così come tutte le iniziative – anch’esse squisitamente politiche – volte a favorire lo sviluppo della qualità dell’architettura, delle condizioni di parità nell’accesso al mercato dei lavori pubblici».

 

 

 

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