La Forest Skin di Shinji Miyajima

Visualizzazione del progetto Forest Skin (foto di Shinji Miyajima)
Visualizzazione del progetto Forest Skin (foto di Shinji Miyajima)

Un progetto che si ispira ai parchi dell’High Line e del Grin Grin di Toyo Ito; alle strutture leggere di Sanaa, Frei Otto e Schlaich Bergermann. Forest Skin, è la proporsta progettuale presentata alla Facoltà di Architettura e Interior Design dell’University of Cincinnati, Ohio, da Shinji Miyajima.

Gli interni delle strutture a membrana (foto di Shinji Miyajima)
Gli interni delle strutture a membrana (foto di Shinji Miyajima)

L’idea è sviluppata, appunto, dagli assunti e ricerche precedenti sulla tettonica delle stutture composte da membrane radiali a trazione. Seguendo il terreno e il confine del sito, uno spazio tra gli alberi i cui bordi non sono nettamente definiti, i tasselli delle numerose membrane radiali a trazione, configurati per questo ambito, si espandono sul territorio e verso il bosco, senza prevaricare la presenza degli alberi esistenti o compromettere la peculiarità del contesto.

Visualizzazione del progetto nel paesaggio invernale (foto di Shinji Miyajima)
Visualizzazione del progetto nel paesaggio invernale (foto di Shinji Miyajima)

Il sistema costruito si apre attorno a due alberi nel centro del sito, che funzionano come punti di ancoraggio del progetto generale. Dato il comportamento irregolare del percorso e dei bordi dell’area, tasselli più piccoli realizzano un sistema di membrane che si distorcono e inclinano in elementi secondari, definendo un profilo dinamico caratterizzato da un’intrinseca stabilità strutturale.

Esploso assonometrico degli elementi strutturali che compongono il progetto (foto di Shinji Miyajima)
Esploso assonometrico degli elementi strutturali che compongono il progetto (foto di Shinji Miyajima)

Il progetto unisce queste strutture leggere alla presenza di un ponte sospeso che si articola in un percorso panoramico connettendosi agli ambiti coperti, ottenendo un’architettura ibrida, dal carattere durevole ma fortemente reversibile.

Planimetria (foto di Shinji Miyajima)
Planimetria (foto di Shinji Miyajima)

La struttura sospesa, inoltre, permette la libera circolazione nello spazio multifunzionale sottostante con aree di sosta e nel contesto di un habitat artificiale che ricopre semplicemente il territorio naturale. Durante le giornate di sole, gli alberi adiacenti alle strutture gettano, sulla membrana traslucida in Etfe, le loro ombre; che sono, poi, proiettate ulteriormente sul terreno ed i percorsi interni: in questo modo, agendo come filtro intermedio tra interno ed esterno, connettono ancor più la natura allo spazio artificiale.

Se ti interessa l’architettura “visionaria”,  leggi Indicativo Futuro

 

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