La Jellyfish House per la bonifica di acque e suoli contaminati

La Jellyfish House (foto di IwamotoScott Architecture)
La Jellyfish House (foto di IwamotoScott Architecture)

La Jellyfish House, un progetto dello studio di San Francisco IwamotoScott Architecture, è stata “modellata in base all’idea che, come le creature del mare, la struttura possa coesistere con il suo ambiente”. Proprio per questo scopo l’intero progetto dell’abtazione prevede un edificio che funziona “come un pelle mutabile e stratificata, o una superficie spessa, capace di mediare tra gli ambienti interni e quelli esterni”.

Vista dall'alto del modello per la Jellyfish House (foto di IwamotoScott Architecture)
Vista dall’alto del modello per la Jellyfish House (foto di IwamotoScott Architecture)

La casa è un prototipo per la trasformazione dei terreni da bonificare, in particolare, è stata pensata per Treasure Island, un’isola artificiale costruita al largo dell’isola naturale di Yerba Buena, nella baia di San Francisco. Treasure Island è stata occupata storicamente da basi militari, che nel momento di dismissione hanno lasciato posto alla previsione di realizzare nuove residenze. Come molte ex basi militari, Treasure Island presenta una serie di problematiche ambientali, in particolare il terreno intriso di materiale tossico ha necessitato di bonifica, ed è tutt’ora soggetto a depurazione e controlli.

Una struttura reticolare porosa definisce la Jellyfish House (foto di IwamotoScott Architecture)
Una struttura reticolare porosa definisce la Jellyfish House (foto di IwamotoScott Architecture)

In queste particolari zone, infatti, i materiali pericolosi richiedono un intervento in profondità, anche a cinque metri dalla superficie per la pulizia e rimozione efficace. In altre zone, il suolo contaminato può essere trattato con tecniche di fito-bonifica. La strategia proposta per il sito è stata quella d’infiltrarsi nell’isola con zone umide dalla forma sinuosa, il cui terreno rimosso non dovrà essere sostituito ma potrà attivare la depurazione di altre aree meno compromesse, filtrando anche le acque meteoriche e di dilavamento.

La casa è ideata per l'adattamento nell'ambiente e la bonifica di suoli contaminati (foto di IwamotoScott Architecture)
La casa è ideata per l’adattamento nell’ambiente e la bonifica di suoli contaminati (foto di IwamotoScott Architecture)

Il progetto della casa avrebbe potuto inserirsi in questo processo: l’edificio è infatti composto da ciò che è parte del suo ambiente, l’acqua, e prevede l’attivazione di un rapporto di simbiosi integrato con i processi ecologici del sito. La superficie esterna dell’abitazione è, in parte, porosa per permettere la formazione di una “camicia d’acqua”, composta da “deflettori trapuntati” in cui l’acqua può fluire e dove può essere purificata per filtraggio.

L'interno di Jellyfish House (foto di IwamotoScott Architecture)
L’interno di Jellyfish House (foto di IwamotoScott Architecture)

La struttura, una maglia parametrica, cattura, filtra e immagazzina l’acqua, anche piovana, per l’uso domestico. Il sistema funziona incanalando l’acqua verso cavità dove filamenti di luce ultravioletta, alimentati da un film fotovoltaico posto sulla superficie, riesce a purificare l’acqua.

Particolare degli interni del modello per la Jellyfish House (foto di IwamotoScott Architecture)
Particolare degli interni del modello per la Jellyfish House (foto di IwamotoScott Architecture)

Un involucro di biossido di titanio avvolge, poi, queste cavità i cui raggi ultravioletti sarebbero potenzialmente dannosi; pur lasciando visibile, dall’esterno, la radiazione blu. Duante il processo di filtraggio la casa si illumina, quindi, di una soffusa luminescenza di colore blu.

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