La luce di dentro

Il chiostro luminoso (foto Andreas Muhs-Max Planck Gesellschaft)

Nell’anno del proprio Centenario, la Bibliotheca Hertziana di Roma inaugura la sua nuova sede racchiusa nell’interstizio tra due palazzi storici prossimi alla sommità del Monte Pincio; un’architettura d’interni luminosa e aerea basata su un’elaborata macchina strutturale.

Vista dall’alto nel giorno dell’inaugurazione (foto Studio Da Gai)

A Roma, tra le vie che salgono dal Tritone a Trinità dei Monti, è giunto a finale raggiungimento, dopo un iter quasi ventennale, il totale rinnovo della Bibliotheca Hertziana, prestigiosa istituzione germanica per l’alto studio dell’arte italiana. La costruzione di questo edificio all’interno di un lotto storico trapezoidale, compreso tra Palazzo Zuccari (1590) e l’ottocentesco Palazzo Stroganoff, assoggettato a vincoli archeologici e di facciata, si basa sull’arditezza statica di un “piano trave”, formato da due solette fra le quali sono interposti setti in cemento armato precompresso, posto a sostenere, come un ponte sotterraneo, il nuovo gravame e, a sua volta, sorretto da un doppio allineamento di micropali realizzati in aderenza alle fondazioni delle facciate, piantati fino a 45 metri di profondità, in modo da sovrastare e rendere fruibile l’area dei reperti da preservare.

Immagine attraverso la vetrata durante l’inaugurazione della biblioteca (foto Leonardo Damo-B. Hertziana)
Juan Navarro Baldeweg (foto Leonardo Damo-B. Hertziana)

“Luz es materia. Come la luce tocca i materiali, si riflette e propaga nello spazio: questi i temi di cui mi occupo nelle mie architetture, spazi fisici ed emotivi. Mi interessa un approccio fenomenologico, l’idea di attivare dei segni che si trasformano in sensazioni e sentimenti. Amo l’idea che l’architettura possa essere invisibile presenza tra lo spazio dove agisce e il modo in cui viene percepito”.Juan Navarro Baldeweg

Inaugurazione: il pubblico lungo i ballatoi (foto Leonardo Damo-B.Hertziana)

Al 1995 risale il concorso internazionale di progettazione per il rimpiazzo della precedente, divenuta inadeguata, sede eretta nel 1962, vinto dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg, il cui motto: “Luz es materia” traduce esattamente il processo di trasformazione di un denso edificio per la conservazione e la fruizione di un numero assai cospicuo di libri in un vuoto di luce che permea lo spazio tra i luoghi di lettura, di consultazione e i depositi, riuscendo comunque ad aumentare del 70 per cento la capienza degli ambienti.

Vista lungo i ballatoi (foto Andrea Jemolo-B. Hertziana)
Sybille Ebert-Schifferer,

«Le nuove sale sono in armonia con l‘attività che vi si svolge: invase dalla luce e articolate secondo una struttura di piani aperti alla visione d’insieme. Uno spazio illuminato e illuminante dove lo studioso trova ambienti definiti e raccolti per la concentrazione e insieme respira un’atmosfera di agorà che favorisce lo scambio umano e scientifico.»Sybille Ebert-Schifferer, direttore Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte

Veduta generale dello spazio interno aperto (foto Andreas Muhs-Max Planck Gesellschaft)

I vincoli posti alla costruzione dell’architettura hanno fatto sì che essa non abbia perseguito obiettivi meramente legati alla solo forma dell’involucro; sottolineando l’azione che si compie all’interno, Baldeweg ha invece ottenuto un contenuto plasmante, dove è lo spazio che determina il rapporto con la forma, quale esperienza di un vuoto positivo che lo delimita risvegliando pensieri e sentimenti. L’elemento che più caratterizza l’architettura del nuovo edificio della biblioteca è infatti il chiostro luminoso a cielo aperto, racchiuso su tre lati da una vetrata in profili metallici e cristallo strutturale a tutta altezza e per il quarto da un muro inclinato; i luoghi di consultazione, posti su ballatoi digradanti, si affacciano tutti sul cortile, tornato a essere accessibile direttamente dal portale a “mascherone” sulla via Gregoriana.

Un passaggio al livello d’ingresso (foto Andreas Muhs-Max Planck Gesellschaft)
Andreas Thielemann,

«Baldeweg si è trovato a dialogare con una pianta irregolare e molteplici esigenze funzionali; ne è risultata così un’architettura in cui gli angoli serrati e aperti sono più numerosi di quelli retti. Il visitatore troverà in questo edificio, tanto la razionalità del Modernismo funzionalista, quanto gli aspetti espressivi che ricordano il Costruttivismo.» Andreas Thielemann, dirigente Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte

La sovrapposizione dei piani attorno al nucleo a cielo aperto (foto Andrea Jemolo-B. Hertziana)

I ballatoi, come il muro inclinato, sono realizzati, in una reminiscenza tattile tutta tedesca, in mattoni scialbati a calce, mentre gli altri materiali che caratterizzano il “tuttointerno” della biblioteca appaiono il travertino romano e il legno d’acero dei pavimenti e delle finiture.

Il giorno dell’inaugurazione (foto di Leonardo Dam)
Enrico Da Gai

«La nuova Hertziana riassume le caratteristiche proprie alle più significative architetture contemporanee, attraverso una lettura sofisticata dell’importante preesistenza storica, con le audaci soluzioni strutturali di un’ingegneria elaborata appositamente per la salvaguardia delle antiche strutture e una cantierizzazione modello studiata per il centro storico di Roma.»Enrico Da Gai, co-progettista e direttore dei lavori

L’ingresso da via Gregoriana (foto di Andreas Muhs)

Le fasi di progettazione esecutiva della vetrata sono state condotte con l’obiettivo di garantire il massimo grado di trasparenza: lo studio analitico sulle traiettorie solari ha permesso di avere un quadro completo della gamma d’incidenza dei raggi luminosi e ha indirizzato gli studi sulla composizione del cristallo, arrivando alla definizione di scelte materiche differenziate in base alla posizione delle lastre.

L’interno della Bibliotheca Hertziana (foto di Andrea Jemolo)
Maurizia Cicconi

«Trascorrere qui il tempo per studiare è un privilegio straordinario. Si tratta di un luogo dove l’emozione e la conoscenza dell’arte si incontrano. Il palazzo si affaccia sull’intera bellezza di Roma, offrendo la possibilità di toccare con mano ciò che amiamo comprendere e intorno a te la biblioteca racconta l’eminenza mondiale degli studi storico-artistici.»Maurizia Cicconi, storica dell’arte

L’interno della Bibliotheca Hertziana (foto di Andrea Jemolo)

Se, come ci ha ricordato Italo Calvino parafrasando Dante: “la fantasia è un posto dove ci piove dentro”, questo edificio raccolto attorno a un nucleo aperto che permette la visione incrociata degli spazi anulari sovrapposti e del cielo, riesce a misurarsi con l’”alto”, agendo come un segno di relazione con il mondo immaginifico.

di Tino Grisi con Arianna Callocchia

L’interno della Bibliotheca Hertziana (foto di Andrea Jemolo)
Sospesa sopra la storia

Dal 1997 al 2003 i lavori hanno interessato anche il restauro dei palazzi Zuccari e Stroganoff. Di grande interesse sono le strutture emerse dagli scavi effettuati nell’area su cui insiste l’edificio della biblioteca. Così lo schema strutturale della nuova ala permette di liberare il sottosuolo dell’edificio (in genere destinato ai sistemi di fondazione) per il godimento del patrimonio archeologico: sfruttando appieno le capacità del sistema costruttivo in cemento armato precompresso, la biblioteca si appoggia su un “piano trave” sorretto da una doppia fondazione palificata realizzata in aderenza alle basi dei fronti preesistenti, ossia in zona archeologica già perturbata dalle strutture successive. Il “piano trave”, sorta di elemento scatolare alto tre metri, si appoggia su una serie di apparecchi idraulici regolabili e all’interno di esso si trovano depositi per i libri: al di sotto è previsto un ballatoio sospeso di affaccio a diretto contatto con la vasta area archeologica.

L’interno della Bibliotheca Hertziana (foto di Andrea Jemolo)

 

Juan Navarro Baldeweg

È tra i più affermati architetti spagnoli e intreccia organicamente la riflessione progettuale con l’attività pittorica e artistica. Laureato nel 1965 all’Escuela Tecnica Superior de Arquitectura di Madrid, nel 1974 ottiene borsa di studio al MIT; dagli anni Ottanta è autore di architetture di fama internazionale e nel 2008 è insignito della Medaglia d’oro spagnola per l’architettura. Nel 2012 ha ricevuto il premio alla carriera nella VIII Biennale ibero-americana di architettura e urbanistica.

La Bibliotheca Hertziana vista dal cortile (foto di Andrea Jemolo)

 

Enrico Da Gai

Architetto, vive a Roma dove svolge la libera professione dirigendo lo Studio Da Gai Architetti, occupandosi principalmente di restauro monumentale. Tra gli interventi più rappresentativi: il Museo della ceramica umbra di Deruta e il restauro del complesso monumentale del Borgo e Castello di S. Severa.

L’interno della Bibliotheca Hertziana (foto di Andrea Jemolo)
Scheda progetto
Ristrutturazione della Bibliotheca
Hertziana – Max Planck Institut für
Kunstgeschichte, Roma
Committente: Max Planck Gesellschaft zur Förderung der Wissenschaften e. V. München
Progetto di rifunzionalizzazione generale dell’Istituto Max Planck: Enrico Da Gai, Roma
Progetto vincitore del concorso internazionale per la biblioteca: Juan Navarro Baldeweg, Madrid
Progetto architettonico: Enrico Da Gai, Juan Navarro Baldeweg
Progetto strutturale: Tekno In (Alberto Parducci, Alfredo Marimpietri, Sergio Olivero, Marco Mezzi)
Progetto impianti meccanici: Franz Steiner, Jaeger Mornhinweg + Partner
Progetto vetrata: Andrea Viganò (B+V Associati)
Impresa appaltatrice: Consorzio Cooperative Costruzioni – CDC Cooperative di Costruzioni, Modena
L’interno della Bibliotheca Hertziana (foto di Andrea Jemolo)
Planimetria
Pianta del piano terreno
Sezione longitudinale su tutto il complesso architettonico
Modello della struttura portante (B. Hertziana)

 

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